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Il patto tra Draghi e Macron contro l'austerity: cosa c'è dietro il trattato del Quirinale

© Foto : CC-BY-NC-SA 3.0 IT / Palazzo ChigiIl Presidente del Consiglio, Mario Draghi, incontra il Presidente della Repubblica francese, Emmanuel Macron
Il Presidente del Consiglio, Mario Draghi, incontra il Presidente della Repubblica francese, Emmanuel Macron - Sputnik Italia, 1920, 21.11.2021
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Il presidente francese è atteso a Roma giovedì prossimo per firmare l'accordo di cooperazione con il governo italiano per favorire la "convergenza delle posizioni" in politica estera, europea, in materia economica e sull'immigrazione.
Un patto per arginare le pressioni tedesche sul ritorno all’austerity e l’influenza turca nel Mediterraneo. C’è anche questo dietro il riavvicinamento tra Roma e Parigi, che porterà la prossima settimana alla firma del trattato del Quirinale.
Il presidente francese Emmanuel Macron è atteso nella capitale italiana il 25 e 26 novembre. In programma, come riferisce l’agenzia Agi, oltre alla firma dell’accordo di cooperazione, c'è anche un’udienza privata in Vaticano con Papa Francesco. Al pontefice, che un mese fa aveva già ricevuto il primo ministro Jean Castex, è probabile che il presidente francese proponga di intervenire al Parlamento europeo all’inizio dell’anno nuovo, che coincide con la presidenza francese dell’Ue, per “rilanciare il ruolo dell'Europa”.
Tornando al trattato che verrà firmato al Quirinale, fonti francesi assicurano che "favorirà la convergenza delle posizioni francesi e italiane, così come il coordinamento fra i due Paesi per la politica europea ed estera, per la sicurezza e la difesa, per la politica migratoria e per quella economica, ma anche per i settori dell'istruzione, della ricerca, della cultura e per la cooperazione transfrontaliera".
Il modello è quello del trattato dell’Eliseo sottoscritto dal generale De Gaulle e dal cancelliere Adenauer nel 1963. Oggi al loro posto ci sono Macron e Draghi. I negoziati sul testo, ricorda Bloomberg, erano iniziati nel 2018 con l’ex premier Paolo Gentiloni. Con il cambio al vertice di Palazzo Chigi, però, relazioni tra Italia e Francia, si erano raffreddate e non erano mancati gli incidenti diplomatici (uno su tutti, il discusso incontro dell’allora vice premier, Luigi Di Maio, con il capo dei gilet gialli che stavano mettendo a ferro e fuoco le città francesi per protestare contro il governo).
Ora che i rapporti di forza in Europa sono cambiati, Roma e Parigi sembrano aver messo da parte i vecchi rancori e si preparano ad entrare a braccetto nell’era post-Merkel. L’obiettivo, scrivono i commentatori, è quello di contrastare un possibile ritorno all’austerità invocata dai Paesi “frugali” e di mantenere una politica economica e monetaria espansiva per sostenere la ripresa post-pandemia.
Insomma, Macron e Draghi puntano ad assumere un peso sempre maggiore all’interno dell’Unione europea, non solo nelle questioni economiche ma anche sulla politica estera e sull'immigrazione, con riguardo in particolare alla situazione in Libia e alle relazioni con la Russia, la Cina e la Turchia.
Come nota Dario Fabbri su La Stampa, la rinnovata partnership italo francese punta anche ad arginare l’avanzata turca nel Mediterraneo, dal Nord Africa ai Balcani, tollerata dagli Usa nell’ottica di contenimento della Russia di Putin, ma percepita come un pericolo sia a Roma che Oltralpe.
Il rischio del patto del Quirinale, però, è che alla lunga l’Italia possa essere costretta a subire le decisioni francesi, finendo per rientrare di fatto nell’orbita di Parigi.
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