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Allarme Codacons: Natale 2021 il più caro degli ultimi anni

© Sputnik . Evgeny UtkinAlbero di Natale in Piazza Duomo a Milano
Albero di Natale in Piazza Duomo a Milano - Sputnik Italia, 1920, 21.11.2021
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Il Natale 2021 potrebbe rivelarsi il più “salato” degli ultimi anni sul fronte dei prezzi e potrebbe costare agli italiani 1,4 miliardi di euro in più. A lanciare l’allarme è il Codacons che ha calcolato come l’impennata dei costi delle materie prime si rifletterà sulle spese e sulle tasche degli italiani.
Come per effetto domino a partire dall’aumento dei costi delle materie prime, del settore energia e dei carburanti salgono vertiginosamente i prezzi dei prodotti alimentari e la cifra sulle bollette. È in vista un Natale veramente caro. Gli italiani saranno costretti a sborsare di più per cenone, prodotti tipici natalizi, viaggi e regali.
Come un’inflazione record si rifletterà sulle abitudini degli italiani? Quanto peserà la tensione nel settore dell’energia sulle tasche dei consumatori italiani? Sputnik Italia ne ha parlato con l’avvocato Gianluca Di Ascenzo, presidente di Codacons.
— Gianluca Di Ascenzo, che Natale aspetta gli italiani? Si parla già di allarme consumi?
— Rispetto alla capacità di spesa degli italiani pre-pandemia abbiamo stimato che ci sarà un maggior costo di circa 1 miliardo 400 milioni di euro legato all’impennata dei prezzi delle materie prime che a cascata di riverbera su tutti i prodotti alimentari, sui carburanti e sui regali. Il Natale sono il cenone in famiglia o presso il ristorante, i regali, i beni alimentari che consumiamo e i viaggi durante le feste. Visto il trend in crescita questo problema ci sarà anche a Natale.
— L’impennata dei prezzi quali settori colpisce principalmente?
— Abbiamo calcolato un aumento dei costi dei prodotti tipici natalizi, il Panettone e il Pandoro, di circa il 10%. Ci sarà un aumento del costo dei viaggi di circa il 7% e un aumento medio del costo dei regali di circa il 5%. Con l’aumento dei prezzi delle materie prime cresce anche il costo del confezionamento dei prodotti. È una sorta di gioco di domino: aumenta la materia prima, aumentano i carburanti, quindi i costi dei trasporti; l’aumento delle farine porta con sé gli aumenti dei prodotti da forno.
Un panettone natalizio  - Sputnik Italia, 1920, 24.10.2021
Caro Natale, nel 2021 gli italiani spenderanno 1,4 miliardi in più per cenoni, viaggi e brindisi
— L’inflazione ha raggiunto valori molto alti. Quanto pesa sulle tasche degli italiani e quanto durerà secondo lei?
— Con l’inflazione al 3%, secondo gli analisti, ad essere ottimisti speriamo che gli investimenti del Pnrr porteranno ad un migliore efficientamento delle infrastrutture nel nostro Paese e ad un incremento della transizione digitale tale da consentire un’efficienza di sistema. Tutte queste riforme non hanno un effetto immediato sulle tasche dei consumatori. Purtroppo non accenna a diminuire il costo del petrolio e del gas, oramai lo sappiamo bene: viviamo in un mondo globalizzato dove ci sono logiche internazionali, è vero che l’Europa cerca di tutelare il mercato interno stimolando i consumi però la situazione di incertezza è determinata anche da questa nuova ondata di pandemia. Di conseguenza riteniamo che prima della primavera non ci saranno segni positivi. Speriamo che questa nostra analisi venga smentita dalle manovre che sta facendo il governo per sterilizzare la componente fiscale nelle bollette elettriche.
— Parliamo degli effetti del carovita. Come cambieranno la vita e le abitudini degli italiani?
— Abbiamo visto che durante la pandemia per via dei lockdown gli italiani hanno riscoperto alcune tradizioni del nostro Paese, penso a fare il pane o la pasta in casa, o i dolci. Questo si è riflesso anche sulla composizione del paniere dell’Istat. C’è stato un cambiamento nelle abitudini dei consumi delle famiglie: negli anni abbiamo visto che si acquista molto meno pane rispetto al passato.
Nel corso degli anni, complice la crisi, è cambiato il modo degli italiani di fare la spesa. C’è stato un aumento della consapevolezza, è quello che hanno fatto anche le associazioni di consumatori: promuovere il consumo di prodotti di stagione, del chilometro zero, dei gruppi di acquisto. Stanno aumentando le attività per parlare di consumo circolare e di economia sostenibile. In un panorama negativo il bicchiere mezzo pieno lo vogliamo trovare, c’è un trend che ci conforta.
— Non c’è il rischio che a causa della crisi si riduca la qualità della dieta delle famiglie?
— Il rischio purtroppo c’è, perché la coperta è corta. La disponibilità per la spesa a fine mese quella è. Una bottiglia d’olio extra vergine d’oliva dop ha un costo, una miscela di oli comunitari ed extra comunitari ne ha un altro. Penso ai latticini, ma anche alla pasta. Inoltre l’Italia per quanto riguarda la produzione di grano può rispondere solamente ad un terzo del fabbisogno del nostro Paese.
Siamo confortati dal fatto che le autorità, come l’ICQRF (Ispettorato centrale della tutela della qualità e della repressione frodi dei prodotti agroalimentari) del Ministero delle Politiche Agricole controllino fenomeni di speculazione e di italian sounding. Certo è che se il consumatore non si può permettere le eccellenze del nostro territorio il consumo sarà dirottato verso prodotti di qualità inferiore. Bisogna cercare di consumare meno, ma meglio in tutti i campi.
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— Tutti puntano su questo benedetto Pnrr. È davvero la soluzione di tutti i mali? Quali misure andrebbero intraprese per uscire dalla crisi?
— È vero, sembra davvero la bacchetta magica che aiuterà il nostro Paese a rialzare la testa. Speriamo sia così. La grande sfida, l’ha detto anche il presidente Draghi, è quella di spendere bene questi soldi. Non so quanto verrà investito nella Regione Lazio. I due interventi che andranno fatti secondo me sono i seguenti.
Ancora oggi alcuni territori attorno alla capitale e nella stessa capitale hanno una linea telefonica e una connessione dati che non prendono bene. Ci sono luoghi nella Tuscia viterbese dove non c’è linea. Questo non consente a realtà territoriali lo sviluppo dell’imprenditoria. Due eccellenze che ha il nostro territorio sono il turismo ed in particolare quello enogastronomico. Avere infrastrutture adeguate significa consentire a questi territori di farsi conoscere all’estero. La vendita di case ad un euro, le infrastrutture consentono lo sviluppo del turismo. Un’iniziativa che abbiamo promosso come associazione è “Piccolo comune amico”: abbiamo avviato un contest fra comuni con meno di 5 mila abitanti per far conoscere le loro eccellenze.
Un secondo intervento che non ha a che fare con il Pnrr dovrebbe essere il taglio fiscale, lo vediamo nella benzina, nella bolletta elettrica. I costi sono troppo alti.
L'opinione dell'autore può non coincidere con la posizione della redazione.
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