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Il motore dell’Europa parla italiano: la manifattura del Belpaese traina l’UE

CC0 / Pixabay.com / Industria
Industria - Sputnik Italia, 1920, 20.11.2021
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Il Centro studi di Confindustria promuove il settore, in netta ripresa dopo la pandemia, a differenza di quello tedesco, ancora sotto del 10%, rispetto al pre-crisi. Le aziende italiane tornano a scegliere forniture interne con il backshoring.
La manifattura italiana si è ripresa dallo shock della pandemia molto più rapidamente e meglio degli analoghi settori dei Paesi europei, diventando “uno dei principali motori della crescita industriale dell’Eurozona”. A dirlo è il Centro studi di Confindustria, in un rapporto sugli scenari industriali.
“A differenza di quanto accaduto con le precedenti crisi globali, la manifattura italiana, dopo il tracollo di oltre 40 punti percentuali nel bimestre di marzo e aprile del 2020, non solo ha recuperato stabilmente i livelli di attività precedenti lo scoppio della pandemia, ma è diventata uno dei principali motori della crescita industriale nell'Eurozona".
Un dato che fa da contraltare a quelli di Germania e Francia, per esempio, dove "nonostante un calo meno drastico dei volumi di produzione nei mesi più critici del 2020, il pieno riassorbimento dello shock appare ancora lontano".
In particolare, è ancora sotto del 10% dai livelli pre-crisi la produzione tedesca, del 5% quella francese, rileva il Csc.
La buona performance italiana è legata anche all’andamento della domanda interna, grazie alle misure di sostegno decise dal governo.
“A fronte di un fatturato estero che ad agosto del 2021 ha segnato un +2,8% in valore rispetto al picco di febbraio 2020, il fatturato interno ha registrato nello stesso arco temporale un +7%”.
La crescita dell’industria italiana è trainata in particolare dalle costruzioni, con un boom di investimenti e meno strozzature legate alle catene globali di approvvigionamento di materiali e attrezzature.

Sempre più aziende italiane si affidano al backshoring

Secondo un'analisi realizzata dal Centro Studi Confindustria, in collaborazione con il gruppo di ricerca RE4IT, sui processi di backshoring in corso nella manifattura italiana, emerge che il 23% delle aziende hanno puntato sul rientro in Italia di forniture precedentemente esternalizzate.

Negli ultimi cinque anni sono stati evidenti i processi totali o parziali di backshoring, in particolare per la disponibilità di fornitori idonei in Italia e la possibilità di abbattere i tempi di consegna.

“Il fenomeno del rientro in Italia di forniture precedentemente esternalizzate non è marginale", rileva il Csc.
I settori maggiormente attivi sono stati alimentari, tessile e altre industrie manifatturiere.

Un occhio attento anche al clima

Dall’analisi del Centro studi dell’associazione degli industriali italiani emerge anche che la manifattura italiana ha un occhio di riguardo da sempre per la lotta al cambiamento climatico.
"La manifattura italiana si conferma, anche nel 2020, tra le più virtuose al mondo in termini di ridotte emissioni, insieme a quella tedesca e francese”.
Nell’anno della pandemia, parallelamente al calo dell'attività manifatturiera, è stata registrata una riduzione dei livelli di emissioni di Co2 nell'atmosfera in tutte le principali economie industriali del mondo, a partire da UE (-8,4% rispetto al 2019) e Usa (-7,7%), con la sola, rilevante, eccezione della Cina (+1,6%).
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