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Transizione dell'automotive, l'Italia rischia 60mila disoccupati: appello di FIM e CISL al governo

© Sputnik . Maksim Bogodvid / Vai alla galleria fotograficaPutin dà il via alla produzione delle auto di lusso russe Aurus
Putin dà il via alla produzione delle auto di lusso russe Aurus - Sputnik Italia, 1920, 19.11.2021
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Per gli aiuti ai lavoratori e alle imprese. Nel settore sono a rischio 60mila posti di lavoro secondo il sindacato. Uliano e Boschini: “Non assisteremo in silenzio al declino”.
Uno dei settori industriali più importanti d’Italia è a rischio: l’automotive sta subendo i colpi della crisi e l’impatto sull’occupazione rischia di essere devastante. Secondo la Fim Cisl a rischio sono oltre 60mila posti di lavoro per il cambio di motorizzazioni e per questo servono dialogo e immediati interventi di sostegno.
Per questo “la Fim non assisterà in silenzio al declino” del settore e chiede al ministero dello Sviluppo economico di istituire un Fondo per la transizione che aiuti i lavoratori e le imprese. Si legge in una dichiarazione firmata dal segretario nazionale Fim Cisl Ferdinando Uliano e del coordinatore nazionale automotive Fim Cisl Stefano Boschini.
“Nonostante le denunce e le sollecitazioni di Sindacato e imprese, nella legge di stabilità il governo non ha previsto nessun intervento a sostegno di un settore travolto dai cambiamenti causati dalla transizione energetica ed ecologica, come pure nessun finanziamento a riguardo è previsto attraverso il PNRR”.

Seguire l’esempio di altri Paesi in Europa per salvare il settore

Uliano e Boschini sottolineano che la Fim ha già proposto nei diversi tavoli al Mise la necessità di un intervento di sostegno, “la costituzione di un Fondo per sostenere la trasformazione dell'industria automobilistica come hanno fatto in altri Paesi in Europa”.
Nelle intenzioni del sindacato il Fondo “dovrà sostenere tutti gli interventi di carattere industriale, funzionali ad accompagnare il processo di trasformazione e d’innovazione del settore che va dalla digitalizzazione, al cambio delle motorizzazioni, alla produzione di batterie a quella di semiconduttori ma anche delle tecnologie dell’idrogeno e delle catene del valore dell'economia circolare; finanziando contemporaneamente la modernizzazione dell'organizzazione del lavoro nelle piccole e medie imprese”.
Una rete di protezione per i lavoratori che rischiano di pagare il prezzo più alto anche se sono “il fulcro di questo cambiamento”.
Per questo motivo sono urgenti “piani di riqualificazione, soprattutto per quei lavoratori direttamente coinvolti nel passaggio alla motorizzazione elettrica ma anche ammortizzatori sociali specifici, che evitino i licenziamenti e possano accompagnare il processo di reindustrializzazione”.
Un’altra proposta per salvaguardare il settore è quella di sostenere la domanda del settore auto “con incentivi per la sostituzione delle flotte pubbliche e per l’acquisto di autovetture elettriche e ibride.”
E infine un “Comitato di esperti” con il compito di proporre una serie di linee di intervento e sostenere il "gruppo di lavoro dei produttori", istituito al tavolo automotive del Mise.

Il destino delle grandi multinazionali

Fim pone poi il focus sul futuro degli stabilimenti collegati ai grandi gruppi.
“È urgente – dicono Uliano e Boschini - che il Mise definisca le condizioni e le convenienze affinché i gruppi multinazionali quali: Vitesco, Bosch, Denso e altri, che in queste settimane decideranno il destino dei loro stabilimenti, valutando presso quali fabbriche in Europa investire con produzioni alternative, scelgano l'Italia”.
Se il governo resterà in silenzio su questo fronte, avverte il sindacato, il rischio è l’apertura di nuovi tavoli di crisi con ulteriori licenziamenti.
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