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Ministro Interni Yemen: chi diffonde voci su Al-Qaeda nel Paese ha i propri interessi

© AFP 2021 / Abdullah Al-QadryСитуация в Йемене
Ситуация в Йемене  - Sputnik Italia, 1920, 19.11.2021
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Negli ultimi 6 anni, lo Yemen occupa le prime pagine dei media internazionali, poiché è uno dei luoghi meno sicuri del pianeta, dove imperversano conflitti.
Tutto è cominciato con la presa di potere da parte dei miliziani sciiti del movimento Ansar Allah (hussiti), che ha diviso il Paese in 3 aree: il nord, controllato dagli hussiti; il sud, spartito tra i gruppi separatisti, riuniti sotto il cappello del Consiglio di transizione dello Yemen meridionale; il centro e l’est, controllati dal governo riconosciuto dalla comunità internazionale. Quest’ultima è l’area in cui si sono trasferiti dalle zone meno tranquille molti ministeri yemeniti.
La sicurezza in Yemen, l’influsso dei gruppi terroristici, le criticità legate ai rapporti con gli alleati dei governi delle monarchie arabe: queste sono alcune delle tematiche che Sputnik ha affrontato nell’intervista esclusiva con Ibrahim Ali Heydan, generale maggiore e ministro degli Interni dello Yemen, rilasciata durante la sua visita presso la residenza del capoluogo della provincia yemenita orientale dell’Hadramawt, presso la cittadina di Seiyun.
— Come descriverebbe lo stato di sicurezza nello Yemen in quelle aree controllate dal governo riconosciuto dalla comunità internazionale?
- Per quanto riguarda lo stato della sicurezza nelle zone liberate (dai ribelli sciiti hussiti - ndr), la situazione varia da una provincia all'altra. Alla luce delle circostanze attuali e del colpo di stato contro le istituzioni statali perpetrato dalle milizie hussite, queste ultime hanno contribuito a minare e distruggere le istituzioni statali in queste province.

Quando abbiamo ripristinato la sicurezza in queste aree, le criticità erano molte. In alcune province mancavano risorse umane e materiali, nonché personale qualificato per garantire la sicurezza.

Questo conflitto sta creando molti ostacoli alle attività delle agenzie di sicurezza nelle province liberate. Ma, grazie a Dio, abbiamo iniziato a riprendere il controllo della situazione in un certo numero di province, anche se ci sono ancora problemi nelle province sotto il controllo del Consiglio di Transizione dello Yemen meridionale a causa della mancata attuazione degli accordi di sicurezza e militari tra i separatisti del sud e il governo.
Questo conflitto sta creando molti ostacoli alle attività delle agenzie di sicurezza nelle province liberate. Ma, grazie a Dio, abbiamo iniziato a riprendere il controllo della situazione in un certo numero di province, anche se ci sono ancora problemi nelle province sotto il controllo del Consiglio di Transizione dello Yemen meridionale, a causa della mancata attuazione degli accordi di sicurezza e militari tra i separatisti del sud e il governo.
— Il Ministero sta monitorando la sicurezza nei territori sotto il controllo del Consiglio di Transizione, compresa la provincia meridionale dove si trova la capitale Aden?
- Quando siamo tornati da Riad, dopo aver concluso l'accordo con il Consiglio di transizione e dopo che è avvenuto il giuramento del governo (alla fine 2020 - ndr), abbiamo cercato di attuare gli accordi militari e di sicurezza, per garantire la sicurezza nelle aree controllate dal Consiglio di transizione. Purtroppo, però, abbiamo riscontrato molte difficoltà, che ci hanno impedito di svolgere il nostro lavoro nelle zone poste sotto il controllo delle milizie del Consiglio di Transizione.
Quando abbiamo iniziato a coordinarci con il Consiglio di transizione, abbiamo scoperto che non è un ente omogeneo, ma è composto da diverse milizie e diversi gruppi armati. Queste entità non si coordinano tra di loro, il che è fonte di confusione. Infatti, quando ci accordiamo con una fazione, l’altra non attua quegli accordi.
A questo proposito, il problema della sicurezza nei rapporti con i nostri fratelli del Consiglio di Transizione è legato alla mancanza di unità tra i loro gruppi armati. Ho parlato con molti ambasciatori stranieri del fatto non abbiamo un problema con il Consiglio di transizione. Il problema è il Consiglio stesso. Le sue strutture di sicurezza sono frammentate, non soggette a un unico comando e ad una unica autorità. Quando riuscirà a riunire realmente sotto tutti i gruppi che lo compongono, potremo dialogare.
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— È Lei il responsabile della sicurezza in province come quella della capitale Aden, nella quale, dopo la presa di potere da parte degli hussiti a nord, si sono rifugiati i membri del governo yemenita, riconosciuto dalla comunità internazionale?
- Non abbiamo la possibilità di assumerci la piena responsabilità della sicurezza in quella regione, ma abbiamo una responsabilità indiretta. Noi diramiamo direttive in materia di sicurezza, il Ministero paga stipendi e indennità, il direttore della sicurezza risponde per iscritto alle nostre istruzioni, ma nella pratica non può attuarle ad Aden. La situazione è tale che, se un gruppo armato non è d'accordo, l'altro gruppo non risponde. Il direttore della sicurezza sta lavorando bene, ha instaurato diversi contatti, ma non ha un vero controllo all'interno della provincia di Aden, perché ogni gruppo armato agisce a propria discrezione.
— Perché l'area vicino all'aeroporto internazionale di Aden è così poco sicura? C'è stata l’ennesima esplosione di recente e prima ancora un attentato a membri del governo proprio nell’area circostante l'aeroporto.
- Gli attentati all'aeroporto sono la prova delle lacune nel sistema di sicurezza. Tutte le volte in cui il sistema di sicurezza è frammentato e non ha un unico centro di comando, si crea un ambiente che contribuisce a squilibrare la sicurezza collettiva. Quando ci sono più fazioni che si identificano come parte del sistema di sicurezza, ma non obbediscono agli ordini di un unico centro, si possono verificare facilmente delle diversioni dalla norma.

L'unico modo per stabilire la sicurezza nei territori sotto il controllo del Consiglio di Transizione è stringere accordi di sicurezza e militari. Questo approccio consiste nell’integrare nel Ministero dell'Interno tutte le formazioni armate oggi sotto il cappello del Consiglio di Transizione. Solo così riusciremo a conseguire la sicurezza in questi territori.

— È possibile che il Consiglio di transizione dello Yemen meridionale si muova in questa direzione?
- È proprio questo l'ostacolo che dobbiamo superare. I fratelli del Consiglio di transizione non hanno accettato di attuare gli accordi di ritiro delle truppe e di sicurezza in seno all'accordo concluso a Riad nel 2019. Ritengono che, se le formazioni affiliate al Consiglio vengono integrate nel Ministero dell'Interno o in quello della Difesa, il Consiglio non avrà più ragione di esistere. Quindi, non vogliono che i loro gruppi preposti al controllo della sicurezza si uniscano al Ministero dell’Interno o alle forze armate della Difesa.
I membri del Consiglio stanno negoziando con il governo su altre questioni politiche ed economiche, ma stanno sfruttando il tema della sicurezza e quello della difesa come strumento di pressione sul governo, qualora quest’ultimo non faccia ciò che le potenze esterne vogliono che faccia. In questo senso, il Consiglio sta adottando lo stesso approccio degli hussiti.
— Come descriverebbe lo stato della sicurezza nella provincia orientale dell’Hadramawt, dove, secondo le agenzie di intelligence occidentali, organizzazioni terroristiche come al-Qaeda* esercitano una certa influenza?
- Alcuni dicono che l’Hadramawt sia un incubatore di terrorismo, ma questo non è vero. L’Hadramawt è una regione pacifica e la sua storia, antica e moderna, non suggerisce alcuna influenza di natura terroristica.
Si parla sempre di terrorismo e di al-Qaeda in relazione a luoghi di rilevanza economica e politica. Questo approccio è adottato da diversi Paesi per conseguire determinati obiettivi. Questi Paesi sono noti a tutti, stanno attaccando i porti dello Yemen perché non vogliono un’altra economia forte nella regione. A beneficiare del caos nello Yemen è chiunque diffonda queste voci sulla presenza di al-Qaeda nell’Hadramawt.
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Quando, nel 2017, i combattenti di al-Qaeda abbandonarono la base di al-Muqalla, la capitale dell’Hadramawt, creando un lungo incolonnamento di mezzi e portando con sé le armi, nessuno ha bombardato i loro mezzi, ma è stato concesso loro di andarsene in totale tranquillità.
Potrebbero verificarsi in qualunque punto del mondo piccoli incidenti come quelli che si stanno verificando in questi giorni nell’Hadramawt, ma solo questi incidenti yemeniti godono di una grande diffusione mediatica, in modo da arrecare danno agli interessi dello Yemen nella regione.
— Dunque, ad oggi, non vi sono cellule estremiste nella provincia?
- Ci sono, chiaramente, ma la loro roccaforte principale è ora nella provincia di al-Bayda, che è sotto il controllo degli hussiti. Ed è per questo che diciamo che sostengono il terrorismo. Non hanno fatto nulla per combattere al-Qaeda, ma stanno combattendo l'esercito nazionale a Marib.
Quando le milizie hussite hanno lanciato un'offensiva contro al-Bayda, i combattenti di al-Qaeda non hanno nemmeno risposto. Si sono ritirati e hanno lasciato il campo di battaglia agli hussiti, come se ci fosse un coordinamento diretto tra loro.
Ora si trovano in un luogo chiamato al-Yaqla, ben noto anche all'intelligence statunitense, che ha preparato un rapporto completo sul tema.
— Esistono cellule di al-Qaeda anche nei territori sotto il controllo del governo riconosciuto dalla comunità internazionale?

- Al-Qaeda come entità e organizzazione non è esplicitamente presente nelle province dello Yemen e tanto meno nell’Hadramawt. Vi possono essere singoli individui che monitoriamo qui o là e su questo stanno lavorando i servizi di sicurezza. Tuttavia, le capacità finanziarie del Ministero non ci consentono di controllare in toto le organizzazioni che ricevono finanziamenti esterni.

— Esistono criticità legate alla sicurezza o comunque conflitti localizzati in aree sotto il controllo della coalizione araba, guidata dall'Arabia Saudita e dagli Emirati Arabi Uniti?
- I problemi di sicurezza che affliggono le aree sotto il controllo del governo sono cellule le dormienti degli hussiti, che cercano di infiammare la situazione in questi territori. Inoltre, vanno considerati anche i problemi di natura economica, come la significativa svalutazione della moneta locale, rispetto al dollaro, e il ritardo nel pagamento degli stipendi alle forze di sicurezza (fenomeno che ha intaccato l'efficacia del sistema). Da non dimenticare sono anche le criticità registrate presso il porto di Balhaf, nella zona di Al-Ilm, che l'esercito emiratino ha trasformato in base militare e tramite la quale sta impedendo allo Yemen di esportare prodotti petroliferi e GNL. I nostri fratelli della coalizione araba si sono ritirati da lì, ma dobbiamo comunque far ripartire le imprese.
L’ennesima criticità si riscontra ad Aden, il cui aeroporto internazionale non è in grado di raggiungere la piena operatività, nonostante la sua grande rilevanza per l’intera regione. Attualmente si trovano sotto il controllo del Consiglio di transizione, che riceve ordini dagli Emirati Arabi Uniti e non operano a pieno regime, in quanto le esportazioni di petrolio e gas non transitano né dal porto di Balhaf, né da quello di Aden. Inoltre, la guerra in Yemen ha influenzato il costo delle assicurazioni per le navi che fanno scalo nel porto di Aden. Tale costo è molto più alto, rispetto a quello garantito nel caso di scalo nei porti di Salalah in Oman o in Gibuti.
Si registrano criticità relative anche al ritardo delle navi, a causa di controlli e ispezioni. Questo sta portando le compagnie aeree e di navigazione a rifiutare di fare scalo ad Aden.

Al netto di questo, non c'è alcun motivo per rifiutarsi di ripristinare l’operatività a pieno regime del porto di Aden, perché si trova in territori sotto il controllo del governo legittimo e sotto il controllo della coalizione che agisce negli interessi di questo governo.

Non è difficile per gli Emirati Arabi Uniti, che fanno parte della coalizione, gestire il porto di Aden a pieno regime e consentire non ad una dozzina, ma ad un centinaio di voli di sorvolare Aden. Lo stesso vale per Balhaf e per l'arcipelago di Socotra, dove il porto potrebbe essere pienamente operativo, o potrebbe comunque esserci una zona di libero scambio. In quella zona vi sono anche riserve di petrolio che potrebbero essere sfruttate dallo stato yemenita. L'economia yemenita sta soffrendo a causa di questa guerra, che intacca la sicurezza del Paese e fornisce terreno fertile alle organizzazioni terroristiche.
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— Secondo alcune fonti, vi sono degli yemeniti tra i rifugiati al confine tra Bielorussia e Polonia. Lei ne conosce il numero? Intende fornire un qualche tipo di supporto agli yemeniti, nel caso di una loro permanenza in Bielorussia? Intende, ad esempio, mandare un aereo a prenderli?
- La comparsa di cittadini yemeniti in seno a un flusso migratorio verso altri Paesi è un fenomeno nuovo per il Paese, che ha cominciato a diffondersi soltanto negli ultimi anni, con l’arrivo al potere dei ribelli hussiti.
Gli yemeniti hanno lasciato il paese per commerciare, per lavorare, ma non sono mai stati tra i migranti richiedenti asilo. Le politiche repressive degli hussiti (che consistono nel far saltare in aria le case, arrestare le persone, giustiziarle senza processo) hanno indotto gli yemeniti a cercare asilo all'estero.
La possibile presenza di rifugiati yemeniti in Bielorussia è legata al dominio hussita. Alcuni Stati membri dell'UE hanno consentito ai rifugiati dello Yemen di ottenere asilo politico.

Non abbiamo dati su quanti cittadini yemeniti ci siano al momento. Finora, il Ministero degli Esteri yemenita non ci ha informato in merito alla presenza di cittadini yemeniti in Bielorussia. Contatteremo i nostri amici bielorussi per avere coscenza dei numeri da loro raccolti o, in alternativa, il nostro consolato, per conoscere qual è la situazione in cui versano e se possono o meno tornare in patria. Tuttavia, non è da escludere che alcuni di loro vivano fuori dallo Yemen. Una volta appurate queste informazioni, potremmo discutere delle azioni da implementare.

Ottenere visti turistici per la Bielorussia in Yemen non è possibile, ma i cittadini yemeniti possono viaggiare in altri paesi, come Egitto, Turchia e Giordania, per cure mediche o studio e ottenere visti da quei Paesi mediante l’ausilio di agenzie di viaggio.
*Organizzazione terroristica estremista illegale in Russia e in altri paesi
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