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Studio mette in guardia: attenzione alle esplorazioni spaziali, potrebbero portare nuovi virus

© Foto : NASA/ESAStazione Spaziale Internazionale (ISS)
Stazione Spaziale Internazionale (ISS) - Sputnik Italia, 1920, 18.11.2021
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L'incessante miglioramento dell'esplorazione spaziale può rappresentare un rischio di invasione, non da parte di alieni, ma da micobatteri e virus provenienti da aree extraterrestri, secondo uno studio apparso mercoledì sulla rivista BioScience e condotto da un team di scienziati canadesi, australiani e tedeschi.
Lo scenario immaginato da tanti romanzi e film di fantascienza non è poi così fuori dalle possibilità teoriche, sostiene un recente studio apparso su BioScience.
"A causa dei loro enormi costi in termini di risorse e salute umana, le invasioni biologiche sono un problema di biosicurezza globale, che richiede rigorose soluzioni transfrontaliere", ha affermato Anthony Ricciardi della McGill University di Montreal, in Canada.
La minaccia non è così lontana come potrebbe sembrare, poiché, nonostante le misure precauzionali delle agenzie spaziali, "ceppi batterici che mostrano un'estrema resistenza alle radiazioni ionizzanti, all'essiccazione e ai disinfettanti sono stati isolati nelle "camere bianche" della NASA utilizzate per l'assemblaggio dei veicoli spaziali.
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La 'scienza delle invasioni'

La comunità internazionale dovrebbe sviluppare il campo della scienza dell'invasione, che esamina tali minacce e ne valuta le conseguenze, secondo gli scienziati, i quali sottolineano che "i protocolli per il rilevamento precoce, la valutazione dei pericoli, la risposta rapida e le procedure di contenimento attualmente impiegati per le specie invasive sulla Terra potrebbero essere adattati per affrontare potenziali contaminanti extraterrestri".
Gli scienziati hanno sottolineato la difficoltà della prognosi in questo campo e l'importanza fondamentale della diagnosi precoce nella gestione delle minacce microbiche. Secondo Ricciardi e i suoi colleghi, le tecnologie portatili di sequenziamento del DNA in tempo reale, abbinate a database di contaminanti organismi conosciuti, potrebbero facilitare risposte rapide.
Gli studiosi hanno anche notato che "una maggiore collaborazione tra biologi dell'invasione e astrobiologi migliorerebbe i protocolli internazionali esistenti per la biosicurezza planetaria, sia per la Terra che per i corpi extraterrestri che potrebbero contenere la vita".
In precedenza, uno studio pubblicato sulla rivista scientifica Astrobiology aveva suggerito che i virus possono esistere sugli esopianeti, così come su altri pianeti del nostro sistema solare. Astrobiologi statunitensi e giapponesi hanno teorizzato che i virioni, particelle virali costituite da acido nucleico e proteine, potrebbero essere facilmente espulsi dalle atmosfere e attaccarsi ad altri corpi cosmici.
È molto probabile che siano stati lanciati nello spazio, visto il numero astronomico di questi virioni e delle loro piccole dimensioni. Oppure, per esempio, potrebbero essere arrivati sulla Terra con dei meteoriti. È stato dimostrato che i batteriofagi possono sopravvivere sotto vuoto e con radiazioni ionizzanti cosmiche. È probabile che processi simili si verifichino su altri pianeti abitabili.
Al tempo stesso, va ricordato che gli agenti patogeni sono i motori dell'evoluzione e l'emergere di forme di vita complesse sarebbe stato impossibile senza di loro. Gli scienziati ritengono che la comparsa di virus sia inevitabile sui pianeti con organismi biologici.
Finora, non ci sono strumenti scientifici in grado di rilevare virus su altri oggetti spaziali a causa della mancanza di biomarcatori comuni per loro. Gli scienziati hanno proposto di utilizzare a questo scopo microscopi elettronici a trasmissione (TEM), con i quali è possibile determinare la presenza di virioni e le loro caratteristiche morfologiche uniche. Tuttavia, i TEM, a causa delle loro dimensioni e del loro peso, sono difficili da installare sui veicoli spaziali.
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