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L’ira di Conte: “M5S escluso dalle nomine Rai, non andremo nelle trasmissioni della TV pubblica”

© Filippo AttiliGiuseppe Conte, sullo sfondo il portavoce Rocco Casalino
Giuseppe Conte, sullo sfondo il portavoce Rocco Casalino - Sputnik Italia, 1920, 18.11.2021
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Il leader del Movimento sbotta dopo la bocciatura delle candidature proposte per i vertici dei Tg. Tra i pentastellati serpeggia il malumore. Da Palazzo Chigi soddisfazione per le donne al vertice.
La mancata assegnazione della poltrona del Tg1 al grillino Giuseppe Carboni ha fatto infuriare il leader del Movimento 5 Stelle Giuseppe Conte, che, dopo una delicata riunione con i suoi, ha annunciato che i membri del Movimento non parteciperanno alle trasmissioni della Rai.
Un gesto eclatante di protesta contro le nomine alla direzione dei Tg della TV pubblica, decise dall’amministratore delegato Carlo Fuortes e che saranno proposte oggi al Consiglio di amministrazione.
Rai tv - Sputnik Italia, 1920, 17.11.2021
Nomine Rai, raggiunta l'intesa: Maggioni al Tg1, Sala al Tg3 e Sangiuliano resta al Tg2
La scelta di Monica Maggioni al Tg1 al posto di Carboni è stata la goccia che ha fatto traboccare il vaso di settimane di mancati incontri e di interlocuzioni deludenti per Conte.
Nella stessa tornata, Fuortes ha deciso la conferma di Gennaro Sangiuliano al Tg2 (Lega), Simona Sala al Tg3, al posto di Mario Orfeo, considerata vicina al Movimento, ma anche al Pd, Paolo Petrecca, vicino a Fdi, a RaiNews e confermato Alessandro Casarin al TgR.

“Fuortes non libera la Rai dalla politica ma ha scelto di esautorare una forza politica come il M5S che rappresenta 11 milioni di elettori. Per questo non faremo più sentire la nostra voce sui canali del servizio pubblico”, ha detto Conte.

Il M5S spaccato sulla Rai

La decisione di Conte non è piaciuta a tutti. “Così ci tagliamo le gambe da soli”, riportano i corridoi, secondo il Corriere della Sera.

“Ci annulliamo sparendo dal servizio pubblico. Perché?” è la domanda che si pongono alcuni grillini dopo l’annuncio dell’ex premier, che non ha gradito la partita solitaria del ministro Luigi Di Maio sul tema nomine.

“Per Conte è un suicidio politico: lamentarsi pubblicamente di non avere peso. Incomprensibile”, dicono ancora i pentastellati. E Paola Taverna scrive: “Peccato che in questo gioco i vertici aziendali si siano dimenticati della prima forza politica in Parlamento”.
Da Palazzo Chigi, comunque, si difende l’impostazione, data dal premier Mario Draghi, che ha puntato su pluralismo, professionalità e parità di genere.
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