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L’Italia, il miglior ‘animale da compagnia’ degli Stati Uniti

© Foto : PixabayUn cane con il suo padrone
Un cane con il suo padrone - Sputnik Italia, 1920, 17.11.2021
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Forbes ha pubblicato un insolito articolo lunedì, intitolato “L'Italia sta diventando più importante per la sicurezza degli Stati Uniti. Ecco qui cinque motivi”. La firma dell’articolo è di Loren Thompson, considerato un fine analista, ma se il tono, da un punto di vista americano, sembra entusiasta, per noi italiani forse lo è un po’ meno.
La nota rivista statunitense di economia, famosa per le sue classifiche di miliardari e il cui motto ufficiale è “Lo strumento del capitalista”, ha pubblicato lunedì scorso un articolo di opinione, scritto da Loren Thompson, un fior di analista che, tra le altre cose, è Chief Operating Officer del Lexington Institute, uno dei più importanti think tank di difesa e sicurezza degli Stati Uniti, e Chief Executive Officer della società di consulenze Source Associates, nonché ex vicedirettore del programma di studi sulla sicurezza presso la Georgetown University.
La sua analisi, che sicuramente entusiasmerà gli amanti del genere western con i buoni che arrivano a cavallo, lascia tuttavia un po’ preoccupati quei pochi italiani rimasti che ancora ci speravano in un minimo di sovranità e autonomia nazionale.
Per l’esattezza, ci chiediamo – che significa “stiamo diventando più importanti per la sicurezza degli Stati Uniti?”. Come, non lo eravamo già abbastanza? Il nostro guinzaglio così corto non dipendeva già dal fatto che gli Stati Uniti hanno bisogno della nostra base naturale al centro del Mediterraneo e dell’Europa, che a sua volta rimane storicamente il baricentro geopolitico dell’intero pianeta?
Ma soprattutto, dove vuole arrivare questa manfrina imbonitrice che ci dipinge i più fedeli amici dell’America, come se fosse un complimento essere trattati da animali da compagnia? Non è che stanno preparando un guinzaglio ancora più corto, perché la situazione internazionale si sta surriscaldando e loro hanno bisogno di un controllo ancora maggiore?
A queste, ed altre amene domande, cercheremo di rispondere in questo articolo, ma attenzione, l’autore non è un professore universitario, non fa parte di grandi compagnie di think tank e non troverete mai la sua firma su grandi testate, l’autore è un coglione qualsiasi, vi avverto subito, quindi non aspettatevi la stessa profondità di analisi dell’ubi maior.

Premessa

“L'Europa è probabilmente l'area di maggiore importanza geopolitica per Washington, perché è la culla della civiltà occidentale e la sua geografia rende la regione molto più suscettibile alle aggressioni transfrontaliere”.
E già dal preambolo non ci siamo. L’Europa è l’area di maggiore importanza geopolitica per Washington non per affinità elettive e culturali o perché ha bisogno di essere difesa. Ricordiamoci che l’ultima minaccia da Est per l’Europa furono i tatari, che venivano dall’Asia. Finirono di rompere le scatole quando si formò la civiltà dei Rus'. Furono loro a fare da tappo alle loro scorribande verso occidente.
Dopo di allora, tutte le minacce per l’Europa se le creò l’Europa stessa. Anzi, ad essere precisi, si dovrebbe dire che sono gli altri a dover essere difesi dall’Europa, visto colonialismo, Napoleone e Hitler. Quindi già qui non ci siamo, scusa tanto sommo esperto americano. Proviamo a proporre un’altra interpretazione?
Certo, eccola: l'Europa è l'area di maggiore importanza geopolitica per Washington, perché… se tanto tanto l’Europa stringesse amicizia coni il resto dell’Eurasia, l’America sarebbe fottuta. Tornerebbe ad essere un’isola. E fine dell’imperialismo.
“La più grande sfida che i leader militari statunitensi devono affrontare attualmente in Europa è assicurarsi alleati con la necessaria combinazione di risorse e determinazione per essere partner di coalizione affidabili nel dissuadere l'aggressione russa”.
Non lo so, parla di “aggressione russa”. Qui è difficile controbattere perché non si capisce proprio il significato del testo.

“Un paese che sembra destinato a diventare più importante come partner europeo dell'America è l'Italia. Nonostante sia una grande potenza militare, l'Italia non è mai riuscita ad elevarsi abbastanza al livello di considerazione che Gran Bretagna, Francia e Germania godono a Washington. Ma i tempi sono cambiati e le circostanze dell'Italia la posizionano, negli anni a venire, come un alleato di primo livello dell'America, più o meno allo stesso modo di Australia e Israele”.

Ecco, qui già c’è da preoccuparsi. Che significa esattamente? Che non bastavano le testate nucleari loro che ci teniamo in casa, adesso dovremo iniziare a comprare anche i sottomarini con i missili balistici?

Le cinque ragioni per cui siamo ‘importanti’

Passiamo ad analizzare le cinque ragioni per cui l’esperto ritiene che noi saremmo tanto importanti per gli Stati Uniti, così come da egli stesso elencate.

1. Le relazioni all'interno della NATO stanno cambiando.

Thompson, dopo una sostanziosa rassegna dei motivi per cui né Gran Bretagna, né Francia, Germania o Turchia possono oggi essere più considerate del tutto affidabili, scrive:
“In questo contesto, l'Italia si distingue come una nazione che è impegnata in modo affidabile nell'alleanza occidentale e nella democrazia. La sua economia, che attualmente sta crescendo più velocemente di quella tedesca, è una delle più avanzate al mondo. L'affinità culturale tra America e Italia è ben nota; almeno due italo-americani sono pronti a candidarsi alla presidenza degli Stati Uniti nel 2024”.
Tralasciando facili commenti sulla crescita italiana, rispetto a quella tedesca, osserviamo due cose:
1.
Ma quale paese occidentale non ha affinità con l’Italia, dato che è in Italia che è nata la civiltà occidentale?
2.
Siamo impegnati nell’alleanza occidentale, sì, è un fatto, ma che c’entra la democrazia? Questa storia ‘noi siamo i buoni, i democratici’ gli altri sono i cattivi, associata ad una alleanza armata, non fa molto anni trenta? Quella volta c’erano i superiori, perché ‘ariani’, adesso ci sono i superiori, perché ‘democratici’ e quindi ci alleiamo contro quegli altri. Gli inferiori. Possibile che questi professori universitari non ci vedano alcun presentimento nefasto in un atteggiamento del genere e anzi lo alimentino?

2. La posizione dell'Italia è ben adatta alle esigenze dell'alleanza.

E qui Thompson ci spiega l’acqua calda. Cioè che la nostra Penisola non è solo bella da paura, ma che è anche in posizione strategica ideale, elencandoci tutti i vantaggi che, però, c’erano sempre stati. Cosa c’è di nuovo? Perché adesso saremmo ancora più importanti di prima per gli americani? Forse adesso c’è ancora più bisogno di utilizzarci?
Questo non lo spiega, dice solo quanto è bella e quanto è comoda l’Italia. Ma sembra più il complimento di un marinaio in astinenza appena sbarcato. Non so a chi possa far piacere.

3. La politica estera di Roma integra quella di Washington.

Ecco, al punto tre volevo piangere. Dice che siamo dei fenomeni di fedeltà, perché contribuiamo entusiasti a tutte le iniziative dell’Alleanza, anche alle più fulminate, e che Draghi ha dimostrato finalmente totale appiattimento alla linea, abbandonando anche l’eretica ‘Via della Seta’, che rischiava di farci fare troppi affari con la Cina e magari anche con l’India, per carità, che quelli manco sono democratici (ha scritto proprio “sottolineando la preferenza del suo Paese per i partner democratici”).

4. I militari italiani stanno facendo gli investimenti giusti.

Grazie, gli compriamo gli F-35, con quello che costano! In compenso, però, ci fa un elogio delle nostre capacità tecniche e dei nostri armamenti tale, che viene voglia di invadere un’altra volta l’Eritrea.
“Come la Polonia, un paese della NATO che è diventato più importante da quando la Russia ha conquistato la Crimea, l'Italia sta sfruttando il suo limitato budget militare per acquistare armi avanzate degli Stati Uniti”.
Ha scritto proprio così.

5. Le élite politiche di Roma e Washington si fidano l'una dell'altra.

E abbiamo capito. Ma che differenza c’è con il punto 3, che poi è anche il punto 1? Siamo tutto un culo e camicia con Whashington, evviva, ma il motivo? Non spiega il perché le nostre relazioni si starebbero, e dovrebbero ancora più, intensificando, perché gli Stati Uniti avrebbero ancora più bisogno di noi e perché saremmo sempre più disposti ad andare a spasso col padrone.

Il teorema Gucciardini

Riguardo al bisogno degli Stati Uniti di animali da compagnia sempre più affidabili, direi che sia facile l’analisi: se non vuoi guardare la televisione da solo hai bisogno di un cane da compagnia qualsiasi sul divano, ma se hai intenzione di andare a caccia di anatre, allora hai bisogno di un cane da caccia e riporto qualificato, quindi ora con noi stanno preparando la fase due, e gente come Thompson è gente come Thompson, perché sa fare il lavoro di Thompson. Istruire il cane.
Per quanto riguarda invece l’accondiscendenza italica a questo tipo di relazioni subalterne, allora dobbiamo fare riferimento all’immarcescibile ‘teorema Gucciardini’.
Francesco Guicciardini (Firenze, 6 marzo 1483 – Arcetri, 22 maggio 1540) è stato uno scrittore, storico e politico, considerato uno dei maggiori scrittori politici del Rinascimento italiano. Fu prima alleato della Spagna, poi della Francia, allo scopo di salvaguardare le Signorie dell’Italia, compresa la sua Firenze. Quando gli vennero chieste spiegazioni dei motivi dei suoi ‘salti’ di alleanza, pare abbia detto la famosa frase “Franza o Spagna, purché se magna”.
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