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Di Maio frena sulla trattativa con i leader di partito e non si fida di Renzi e Salvini

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Luigi Di Maio - Sputnik Italia, 1920, 17.11.2021
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Per il ministro degli Esteri, bisogna proseguire con il dialogo tra i ministri all’interno del governo Draghi e ridare centralità ai gruppi parlamentari, che saranno decisivi anche per il Quirinale.
L’idea lanciata dal leader del Pd Enrico Letta di mettere attorno a un tavolo i leader dei partiti di governo per riuscire a trovare un’intesa, coordinati dallo stesso premier Mario Draghi, sulla difesa della manovra nel passaggio parlamentare, non convince Luigi Di Maio.
Secondo quanto ricostruisce La Stampa, in un retroscena sulle trattative interne al Movimento 5 stelle, il titolare della Farnesina non si fida di Matteo Renzi e di Matteo Salvini e ai suoi dice: “Non vorrei che questo tavolo finisse per diventare solo una vetrina per Renzi e Salvini”.

Di Maio e la caduta dei due governi Conte

Il ministro degli Esteri, in particolare, non smette di ripetere quanto i leader di Italia viva e della Lega siano, in un modo e nell’altro, responsabili della caduta dei due governi guidati da Giuseppe Conte.
“Conosciamo entrambi i due Matteo, sappiamo bene che anche se prendono un impegno, poi non lo mantengono. La storia lo testimonia: quando si sono seduti attorno a un tavolo in questi anni, l’hanno fatto solo per dare scossoni al governo, aprendo poi una crisi”.
Di Maio teme che sedersi attorno a un tavolo potrebbe portare alla rottura dell’asse di maggioranza e poi a ruota delle trattative per l’elezione del presidente della Repubblica e poi elezioni anticipate.
“Questo tavolo con loro due rischia di essere un pericoloso boomerang. La scusa per dire: non siamo d’accordo, allora stacchiamo la spina”, confida.

Puntare su Cdm e Parlamento

Per Di Maio, quindi, la ricetta è fatta di due elementi: trattative con l’ala moderata della Lega in seno al Consiglio dei ministri, leggasi Giancarlo Giorgetti al posto di Salvini, e puntare sui gruppi parlamentari.
Su questo secondo punto, per il ministro degli Esteri, il Movimento deve giocare bene la carta del numero più grande di elettori del prossimo capo dello Stato, con i suoi gruppi in Parlamento.
“Il Parlamento deve rimanere centrale, anche Giuseppe (Conte, ndr) ha espresso dubbi sul fatto che un tavolo di leader sulla manovra potrebbe essere percepito come lesivo della prerogative delle Camere”. Per questo, sarebbe “fondamentale, piuttosto, che ci fosse la massima sintonia tra i capigruppo in Parlamento, bisogna fidarsi di deputati e senatori”.
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