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Utero in affitto, l'aspirante mamma della bimba abbandonata a Kiev: "Non la sentivo figlia mia"

© Foto : Servizio per la cooperazione internazionale di Polizia (SCIP)Lo SCIP riporta in Italia una bimba nata da madre surrogata in Ucraina
Lo SCIP riporta in Italia una bimba nata da madre surrogata in Ucraina - Sputnik Italia, 1920, 15.11.2021
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La coppia che ha "commissionato" la bambina nata con l'utero in affitto e abbandonata in Ucraina spiega le ragioni del gesto ai pm di Novara. La donna: "Non la sentivo come mia figlia, che c'entro io con lei?".
“Non la sentivo come mia figlia”. Così la donna che ha abbandonato in Ucraina la bambina di 15 mesi nata a Kiev attraverso la pratica della gestazione per altri si è giustificata davanti ai pm di Novara.
I due aspiranti genitori, che vivono in Piemonte, sono stati interrogati due settimane fa in procura.
Per ora i magistrati hanno aperto un fascicolo modello 45, e cioè senza indagati né ipotesi di reato. La fattispecie che si configura è senz’altro quella di abbandono di minore. Ma la vicenda è controversa.
L’illecito, infatti, è stato commesso in uno Stato estero, dove l’utero in affitto non è illegale, a differenza dell’Italia, e per procedere è necessario che la pena minima sia superiore a tre anni. Non è il caso del reato per cui dovrebbe essere incriminata la coppia, che va da sei mesi a cinque anni.
Per questo si sta valutando, come si legge su Repubblica, l’ipotesi di nominare un “curatore speciale per la querela” per difendere gli interessi della piccola, che nel frattempo è stata affidata ad un’altra coppia dopo il rientro in Italia coordinato dal Servizio per la cooperazione internazionale di polizia (Scip).
Sentiti dai pm la donna e il suo compagno hanno confermato di aver lasciato la piccola alle cure di una babysitter ucraina, la stessa che ha lanciato l’allarme rivolgendosi alle autorità italiane dopo che la coppia era sparita per un anno senza più pagarle lo stipendio, e di non essersi pentiti della decisione.
“Non me la sono sentita più, mi dispiace. Non la sentivo come mia figlia, mi dicevo: che c’entro io con lei? Non ce l’ho fatta”, ha confessato l’aspirante madre durante l’interrogatorio.
Sarebbe tutto qui, in queste poche frasi, il motivo del rifiuto di tornare in Italia con la piccola. Non ci sarebbero, infatti, secondo La Stampa, motivi di carattere sanitario, come era accaduto nel caso della piccola Bridget, nata da madre surrogata e abbandonata in un orfanotrofio a Kiev da una coppia americana perché portatrice di handicap. La piccolina, infatti, sta bene e non presenta nessun problema di salute.
Mentre le indagini vanno avanti, la bambina, atterrata a Malpensa tre giorni fa, è arrivata nella sua nuova casa. Quella di una coppia piemontese, che si è proposta per l’adozione. La famiglia affidataria ha già provveduto ad assumere una tata ucraina per farla sentire accolta e compresa, e spera che possa concludersi positivamente la procedura per adottarla definitivamente.
Ma sulla vicenda non si placano le polemiche da parte della politica e delle associazioni. Quella delle famiglie adottive e affidatarie, l’Anfaa, tramite la presidente della sezione di Novara, Emilia Pistoia, sentita da La Stampa, condanna il caso denunciando la pratica dell’utero in affitto e lo “sfruttamento crudele delle donne, che accettano queste gravidanze perché si trovano in condizioni di bisogno”. E si chiede quanti altri bambini in Ucraina sono nelle condizioni della piccola rientrata in Italia da Kiev.
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