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Nuovo confronto tra governo e sindacati sulle pensioni: "No al ritorno della legge Fornero"

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Palazzo Chigi - Sputnik Italia, 1920, 15.11.2021
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Le principali sigle sindacali annunciano una mobilitazione per chiedere al governo di andare avanti sulla riforma del sistema pensionistico per scongiurare il ritorno della legge Fornero.
Quota 102 è soltanto una soluzione “tampone” per Cgil, Cisl e Uil, che considerano insufficiente lo stanziamento di 600 milioni di euro per il capitolo previdenziale della manovra e temono un possibile ritorno della legge Fornero.
Per questo i leader delle tre principali organizzazioni sindacali martedì incontreranno il premier Mario Draghi per discutere di pensioni. Lo riferisce l’agenzia Agi, che riassume le posizioni dei sindacati: innanzitutto includere nelle misure già inserite nella manovra i lavoratori precoci, e poi la riduzione da 36 a 30 degli anni di contributi per accedere all’Ape sociale, estendendola ai disoccupati e ai cassaintegrati. E ancora, un sistema modulato in base alle diverse condizioni in cui operano i lavoratori.

Per il segretario generale della Cisl, Luigi Sbarra, quota 102, e cioè la soluzione introdotta dal governo per andare in pensione con 64 anni di età e 38 anni di contributi fino alla fine del 2022, sarebbe una misura "improvvisata, sbagliata e non condivisa, che nasconde un inesorabile ritorno all’iniquità delle legge Fornero".

I sindacati hanno espresso perplessità anche sulla proroga di un anno per Opzione donna e l’Ape sociale e sull’estensione del numero delle mansioni gravose da 57 a 221, tutti considerati provvedimenti insufficienti.
L’obiettivo è di evitare un ritorno alla Fornero attraverso una riforma complessiva del sistema, da attuare in tempi brevi e che preveda differenze a seconda del tipo di impiego, con la previsione di un’uscita anticipata dal mondo del lavoro a 62 anni oppure con 41 anni di contributi a prescindere dall'età. Una richiesta, quest'ultima, irricevibile per il governo per il suo costo elevato.

La proposta del premier Mario Draghi, come si legge sul Corriere della Sera, è quella del pensionamento a 62 anni per tutti con il sistema contributivo, eliminando il sistema misto.

"Tornare al contributivo non significa necessariamente tornare alla Fornero com’era: lo sforzo che si può fare è mantenere l’impianto contributivo, ma costruire elementi di flessibilità che consentano di evitare alcune rigidità e andare così incontro ad alcune delle istanze del sindacato", aveva spiegato il ministro del Lavoro, Andrea Orlando che assieme ai colleghi Daniele Franco e Renato Brunetta, domani parteciperà al faccia a faccia tra i sindacati e il premier.
Per ora la richiesta di Cgil, Cisl e Uil al governo è quella di mostrare che ci sia almeno la "volontà politica di cambiare una riforma sbagliata". Nel frattempo, i sindacati annunciano una serie di manifestazioni in tutte le regioni italiane, a partire dal prossimo 20 novembre, per "far cambiare idea alla politica" sul dossier “pensioni”.
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