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La teoria del complotto sul voto Usa conquistò Trump. E il Pentagono indagò sull'Italygate

© AP Photo / Manuel Balce CenetaManifestantes en el Capitolio
Manifestantes en el Capitolio - Sputnik Italia, 1920, 15.11.2021
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Secondo il giornalista della Abc, Jonathan Karl, qualche settimana prima dell'assalto al Congresso il Pentagono avrebbe indagato sulla teoria cospirazionista che vede l'Italia al centro di un presunto hackeraggio del sistema di voto online americano per spostare voti da Trump a Biden e consegnare ai Democratici le elezioni Usa.
Non solo un hashtag circolato in rete e sulle chat legate al gruppo cospirazionista Qanon. Ad indagare su quello che è stato ribattezzato dai sostenitori di Donald Trump come Italygate sarebbe stato anche il Pentagono.
Lo racconta il giornalista della emittente americana Abc, Jonathan Karl nel libro “Betrayal”, che uscirà domani negli Stati Uniti.
I protagonisti di quella che potrebbe essere benissimo la sceneggiatura di un film di spionaggio sono l’ambasciata americana a Roma e la società di Difesa e sicurezza Leonardo, accusata dai complottisti di avere messo a disposizione i suoi satelliti per inoltrare ai server del Dominion Voting System negli Stati Uniti i dati hackerati con lo scopo di spostare voti da Trump a Biden.
Una teoria cospirazionista, che chiamava in causa addirittura l’ex premier italiano Matteo Renzi, eppure, come racconta Karl, “è arrivata all’attenzione del presidente degli Stati Uniti, che ha deciso di perseguirla”.
Così, racconta Repubblica citando alcuni estratti del libro, sarebbero partite le indagini da parte della Difesa americana. Le attenzioni dell’allora capo dello staff del segretario alla Difesa ad interim, Kash Patel, si concentrano su due hacker, Arturo D’Elia e Antonio Rossi, arrestati a Napoli per aver fatto breccia nei sistemi di una azienda del gruppo Leonardo trafugando 10 gigabyte di dati.
Uno di loro, sempre secondo quanto viene raccontato nel libro, avrebbe confessato che l’operazione faceva parte di “uno sforzo elaborato per utilizzare i satelliti allo scopo di truccare le presidenziali a favore di Biden”.
Alla fine di dicembre Patel avrebbe chiesto al segretario della Difesa per l’intelligence, Ezra Cohen di inviare a Napoli l’addetto militare dell’ambasciata Usa per interrogare i due uomini finiti in carcere. Cohen però si sarebbe opposto definendo una “pazzia” l’operazione.
Ma nell’entourage di Trump la tesi dei brogli con al centro la Capitale avrebbe preso sempre più piede, tanto da finire sulla scrivania del capo di gabinetto Mark Meadows.
Dopo una conversazione con il segretario alla Difesa Chris Miller, il 2 gennaio, qualche giorno prima dell’assalto a Capitol Hill, Miller e Patel contattano il generale Scott Berrier, dell’Agenzia per l’intelligence, e rinnovano la richiesta fatta a Cohen.
Sostenitori di Trump protestano a Washington  - Sputnik Italia, 1920, 07.01.2021
Quella teoria complottista sulle elezioni americane che chiama in causa l'Italia
Berrier dopo qualche giorno di indagini spiega che la storia sarebbe “del tutto falsa”. Secondo il giornalista americano, intervistato da Repubblica, è probabile, anche se non confermato, che alla fine l’addetto dell’ambasciata si sia recato personalmente in carcere per sentire i due detenuti. Non è chiaro neppure chi lo abbia autorizzato a farlo e con quale motivazione.
Ad indagare sull’Italygate, sempre stando alle rivelazioni contenute nel libro di Karl, sarebbe stato anche l’Attorney General Rosen. A lui Meadows avrebbe inviato la lettera inviata a fine dicembre 2020 al presidente Trump da un certo Carlo Goria, membro della società USAerospace Partners, in cui Leonardo veniva accusata di aver usato “capacità di crittografia militare avanzate” per “cambiare il risultato delle elezioni statunitensi dal presidente Trump a Joe Biden”.
Secondo il giornalista a diffondere la teoria complottista sarebbe stata Michelle Ballarin, ereditiera della Virginia, prima contattando il direttore della cybersecurity al National Security Council della Casa Bianca, Josh Steinman, e poi informando direttamente Trump tramite una sua collaboratrice invitata a Mar a Lago la sera di Natale del 2020.
La tesi cospirazionista si è diffusa a tal punto che anche i manifestanti che assaltarono il Campidoglio lo scorso 6 gennaio portarono in piazza manifesti contro il nostro Paese, accusato di aver partecipato ai brogli per strappare a Trump la vittoria elettorale.
Anche l’ambasciatore americano, rivela il giornalista che era in contatto con lui all’epoca, rientrò in anticipo negli Usa “per un problema di protezione personale legato a questa vicenda”.
Non è chiaro, conclude infine Repubblica, se il governo italiano, all’epoca guidato da Giuseppe Conte, fosse informato di quanto stesse succedendo in quelle settimane e dell'inchiesta con al centro Roma.
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