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L'Ue boccia ancora l'Italia sulla digitalizzazione: mancano infrastrutture e competenze

© Sputnik . Vladimir Pesnya / Vai alla galleria fotograficaUna tastiera
Una tastiera - Sputnik Italia, 1920, 14.11.2021
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Il nostro Paese si classifica 20esimo nell'indice di digitalizzazione dell’economia e della società (Desi) dell'Ue.
Sul fronte della digitalizzazione l’Italia fa qualche passo avanti ma non riesce ancora a competere con gli altri Paesi europei. Tra i punti deboli ci sono sì, le infrastrutture, ma soprattutto il capitale umano e le competenze giudicate “molto basse” dalla Commissione europea.
Quest’anno il nostro Paese si piazza ventesimo nella classifica dei 27 Stati membri stilata nel report 2021 sull’indice di digitalizzazione dell’economia e della società (Desi) dell’Ue.
Per noi è un buon risultato, visto che nell’edizione precedenti eravamo terzultimi. Ma in termini generali il nostro Paese resta fanalino di coda insieme a Cipro, Slovacchia, Ungheria, Polonia, Grecia, Bulgaria e Romania.
Sul podio ci sono invece Danimarca, Finlandia e Svezia, che presentano il più alto indice di digitalizzazione in Europa.
Da noi, insomma, c’è ancora tanto lavoro da fare, come ha ammesso la stessa sottosegretaria al Mise, Anna Ascani, citata dal Sole 24 Ore, commentando i risultati di quest’anno.
Da Bruxelles, come ha affermato la vicepresidente esecutiva della Commissione, Margrethe Vestager, si aspettano che tramite il Recovery fund vengano effettuati investimenti chiave in questo ambito. Per l’Italia si tratta soprattutto di sviluppare il “capitale umano”.
La percentuale di persone tra i 16 e i 74 anni con “competenze digitali di base” è del 42 per cento, inferiore di oltre 10 punti rispetto alla media Ue che arriva al 54. Quelli con “competenze digitali superiori” sono ancora meno: il 22 per cento contro il 31 della media europea.
Passando alle infrastrutture, nel report vengono evidenziati i passi avanti del nostro Paese “in termini sia di copertura che di diffusione delle reti di connettività, con un aumento particolarmente significativo della diffusione dei servizi di connettività che offrono velocità di almeno 1 Gbps”.
Ma, si legge ancora nel testo, riportato dallo stesso quotidiano, “sono necessari ulteriori sforzi per aumentare la copertura delle reti ad altissima capacità e del 5G”, di cui dispongono soltanto l’8 per cento dei centri abitati. In media in Europa sono il 14 per cento.
Bene anche l’aumento dei servizi cloud, che sono aumentati di quasi il 50 per cento rispetto a due anni fa, ma resta basso l’utilizzo dei big data e dell’intelligenza artificiale.
Il livello di intensità digitale delle piccole e medie imprese italiane è cresciuto toccando quota 69 per cento, sopra la media Ue, ma resta insufficiente il livello di utilizzo dei servizi digitali da parte dei cittadini, fermo al 36 per cento. Qui la media europea è al 64.
In generale, secondo il report, “il divario tra i leader dell’Ue e quelli con i punteggi Desi più bassi rimane ampio”.
La raccomandazione, diretta anche all’Italia, quindi, è chiara: “Nonostante i miglioramenti, tutti gli Stati membri dovranno compiere sforzi concertati per raggiungere gli obiettivi 2030 stabiliti nel Decennio digitale europeo”.
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