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Vicepresidente Marseglia, Amazon.it: “Innoviamo costantemente attraverso un metodo ben chiaro”

© AFP 2021 / EMMANUEL DUNANDAmazon
Amazon - Sputnik Italia, 1920, 12.11.2021
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Il World Business Forum è tornato in presenza, al MiCo di Milano, dal 9 al 10 novembre. Tra gli ospiti di questa edizione ci saranno Don Tapscott, Lynda Gratton, Marshall Goldsmith, Vijay Govindarajan, Rachel Botsman, Kevin Roberts, Magnus Scheving, Mario Alonso Puig e Mariangela Marseglia.
Migliaia di capi di aziende e top manager si sono riuniti a Milano per ascoltare i guru della consulenza e i coaching mondiali. È stato quasi un ritorno al passato, ma con le mascherine obbligatorie in sala e i posti a sedere a scacchiera, sebbene la parola “pandemia” non sia praticamente stata pronunciata (e per fortuna!).
Tra gli ospiti illustri, l’unica italiana ad aver preso parola è stata Mariangela Marseglia, vicepresidente e country manager di Amazon Italia e Spagna, che ha raccontato come funzionano i processi decisionali nella più grande azienda al mondo. A margine del suo intervento al Forum, Sputnik Italia ha parlato con lei, per approfondire il suo discorso.
© Foto : Evgeny UtkinMariangela Marseglia al MiCo.
Mariangela Marseglia al MiCo. - Sputnik Italia, 1920, 12.11.2021
Mariangela Marseglia al MiCo.
Mariangela Marseglia è nata e cresciuta in Italia, ma ha vissuto in molti paesi, dalla Francia, agli Stati Uniti, al Regno Unito. Dopo una laurea in Economia e Commercio all’Università Cattolica del Sacro Cuore, ha lavorato per più di dieci anni nella consulenza, nel marketing e nel business developmentin multinazionali quali Price Waterhouse Coopers, Unilever e Mars Inc. Presente fin dalle prima ore di vita di Amazon.it, si è occupata prima di Media e libri, per poi dirigere per anni la Categoria Hardlines. Dopo un’esperienza a Seattle, al suo rientro è stata scelta per guidare il progetto Prime Now in Europa e in Asia-Pacifico. A maggio 2018 è stata nominata vicepresidente e Country Manager di Amazon.it e Amazon.es.
— Amazon ha un approccio quasi alternativo all’innovazione, rispetto a come la riteniamo di solito. Si impara dai fallimenti, si fanno test e si migliora, grazie ad un processo di decision making fluido. Mi può spiegare meglio come funziona?
— In Amazon innoviamo costantemente e lo facciamo attraverso un metodo ben chiaro, guidati dai nostri Principi di leadership, che sono alla base della nostra cultura aziendale.
A guidare i nostri processi di innovazione è inoltre la consapevolezza che bisogna uscire dalla propria zona di comfort e che fallimento e innovazione rappresentano un binomio imprescindibile. Occorre accettare quella serie di esperimenti non riusciti che costellano la strada verso la soluzione più efficace per i clienti, perché quando si trova il servizio giusto, è possibile renderlo scalabile e quindi disponibile a sempre più clienti: i risultati si moltiplicano e valgono i rischi corsi all’inizio.
Un esempio su tutti, per noi, è Alexa, che tutti conosciamo, nata facendo tesoro di alcune lezioni imparate dal nostro primo smartphone Fire Phone. Grazie a quel fallimento, siamo partiti da una nuova consapevolezza: l’esistenza di un’interfaccia che rende la fruizione dei servizi della Rete ancora più immediata: la voce. Si tratta dell’interfaccia più naturale. Con la voce comunichiamo, trasmettiamo le nostre emozioni, chiediamo e otteniamo risposta. Da questa intuizione e dall’esperienza negativa del Fire Phone è nata Alexa. Ma anche Kindle: volevamo rispondere alla domanda “Posso avere qualsiasi libro al mondo in 60 secondi, ovunque mi trovi?”. E, sebbene non fossimo esperti di hardware, grazie alla continua sperimentazione, abbiamo imparato a costruirlo, e adesso Kindle è entrato a far parte della quotidianità di moltissime persone.
Sono poi i nostri rapidi processi decisionali a consentirci di innovare continuamente e di farlo in modo rapido. Spesso, infatti, le aziende prendono ottime decisioni, ma le prendono lentamente. Occorre invece puntare a prendere decisioni reversibili, che prevedano un’alternativa - quelle che Jeff Bezos chiama le “2 way doors decisions” - ed evitare di attendere di avere il 90% delle informazioni che si ritengono indispensabili: spesso ne basta il 70% per poter prendere una decisione e la lentezza ha costi maggiori per un’azienda, rispetto a una decisione perfettibile.
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— Avete preso un impegno ambizioso per il clima. Come fa un’azienda così fisica, pensiamo alla logistica, a ridurre a zero le emissioni, addirittura in anticipo rispetto agli altri?
— Grazie alla nostra dimensione, sappiamo di poter creare un impatto positivo ed essere di esempio per altri attori nell’ambito della sostenibilità. Per questo, nel 2019 abbiamo fondato insieme a Global Optmism il Climate Pledge, impegno rivolto ad aziende e organizzazioni per raggiungere zero emissioni nette di CO2entro il 2040, 10 anni prima rispetto all'obiettivo stabilito dall'Accordo di Parigi. Ad oggi, sono oltre 200 le aziende firmatarie e si prevede che riducano collettivamente di 1,98 miliardi di tonnellate le emissioni di CO2entro il 2040. Ciò equivale al 5,4% delle emissioni annuali totali nel mondo, il che dimostra l’impatto collettivo che il Climate Pledge sta avendo nell’affrontare il cambiamento climatico e come la collaborazione fra tutti, aziende e organizzazioni, sia essenziale per il contrasto alla crisi climatica.
© Foto : Evgeny UtkinMariangela Marseglia al MiCo.
Mariangela Marseglia al MiCo. - Sputnik Italia
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© Foto : Evgeny UtkinMariangela Marseglia al MiCo.
Mariangela Marseglia al MiCo. - Sputnik Italia
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Mariangela Marseglia al MiCo.
Ma decarbonizzare le aziende è una sfida estremamente complessa, che richiede innovazione e ingegno. Molto sfidante, soprattutto per un’azienda come Amazon, che è una realtà molto “fisica”, come giustamente dice. Ci siamo posti l’ambizioso obiettivo di rendere tutte le spedizioni a zero emissioni, raggiungendone il 50% già nel 2030. Questo significa che le attività di gestione che svolgiamo per consegnare un ordine devono essere a zero emissioni di CO2, a partire dal centro logistico, in cui un articolo viene prelevato dallo scaffale, fino ai materiali utilizzati per imballarlo e alla modalità di trasporto con cui il pacco arriva a casa del cliente.
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Per questo motivo stiamo elettrificando la flotta di veicoli per le consegne, con l’obiettivo di averne 100.000 entro il 2030 già su strada nel mondo, e stiamo sperimentando in tutta Europa metodi di consegna alternativi, come ape car elettrici per le consegne nei centri storici. Stiamo poi lavorando per creare soluzioni di packaging sostenibile, fino ad eliminarlo totalmente ove non necessario: abbiamo eliminato oltre 1 milione di tonnellate di materiale di imballaggio, l'equivalente di 2 miliardi di scatole. Inoltre, ci siamo posti l’obiettivo di alimentare le nostre operazioni con il 100% di energia rinnovabile entro il 2025 – già lo scorso anno abbiamo raggiunto il 65%, con oltre 230 progetti di rinnovabili nel mondo, tra cui anche due parchi agro-fotovoltaici, che realizzeremo in Sicilia e alimenteranno le nostre sedi in Italia. Il percorso è ancora lungo, ma siamo ottimisti sul fatto che riusciremo a raggiungere i nostri obiettivi.
— Un’azienda così importante ha sicuramente un impatto in termini di crescita del Paese. Che contributo avete dato all’Italia?
— Sono poco più di 10 anni che siamo presenti in Italia, e nel tempo Amazon è diventato un potente motore di crescita per l'economia e tra i più importanti creatori di posti di lavoro di qualità. Attraverso l'innovazione e gli investimenti, Amazon sta contribuendo alla trasformazione digitale del Paese. In poco più di 10 anni abbiamo investito oltre 6 miliardi di Euro nell'economia italiana e nei suoi talenti, impiegando oggi stabilmente oltre 12.500 persone in Italia, e che ricevono fin dal primo giorno una retribuzione competitiva e benefit. Si tratta di un investimento volto anche a costruire l'infrastruttura digitale e fisica, per fornire prodotti e servizi a milioni di clienti e ad aiutare lo sviluppo digitale di oltre 18.000 piccole e medie imprese italiane, che usano i nostri servizi per incrementare la propria attività e esportare i prodotti italiani in tutto il mondo.
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Pensate che Amazon in Italia è arrivato addirittura più di 10 anni dopo rispetto a quando è stato lanciato in Regno Unito, Germania o Francia. E non sono mancate le sfide. Tornando indietro di 10 anni, quando lo abbiamo lanciato, l’e-commerce aveva allora una crescita alimentata per il timore diffuso fra gli italiani nell’utilizzare sistemi di pagamento elettronici, la presenza di costi elevati per le spedizioni, tempi di consegna elevati, la paura che il prodotto non venisse consegnato o non corrispondesse alle aspettative o, peggio, che si trattasse di una truffa. A questi fattori di scetticismo si aggiungeva la “credenza” diffusa che gli italiani non fossero pronti a questa evoluzione digitale, arretrati rispetto ai cugini europei e americani.
Ma abbiamo saputo rispondere a queste difficoltà: abbiamo lanciato Prime, che con sè ha portato la possibilità di ricevere un prodotto ordinato online in modo veloce, con la certezza dei tempi di consegna ha cambiato la percezione verso l’acquisto online e le spedizioni dei prodotti. Abbiamo puntato sul Customer Service, che ha portato fiducia ai clienti. E abbiamo investito per valorizzare la ricchezza e le eccellenze del tessuto delle PMI e del Made in Italy, appesantiti da un gap enorme in termini di skill digitali, rispetto agli altri paesi europei. Nel 2015 abbiamo, ad esempio, creato la vetrina Amazon “Made In Italy”, che ha raggiunto quota 1 milione di prodotti, di cui 300.000 solo su Amazon.it ospita oltre 3.500 artigiani e piccole e medie imprese italiane. Lo scorso novembre, insieme ad alcuni partner, abbiamo lanciato “Accelera con Amazon”, il programma di formazione gratuito per accelerare la crescita e la digitalizzazione di oltre 10.000 piccole e medie imprese italiane (PMI), a prescindere che queste vogliano o meno vendere sul nostro negozio online. E continueremo ad innovare e ad offrire nuovi strumenti e programmi per supportare il loro business ed accompagnarle nel percorso di digitalizzazione, in linea con gli obiettivi dell’Unione Europea, e sostenere così l’economia del nostro Paese.
Ma come ci piace ricordare, sono oltre 10 anni che siamo presenti, vero, ma è ancora Day 1.
L'opinione dell'autore potrebbe non riflettere la posizione della redazione
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