Venezia, 2 anni dopo dalla marea eccezionale. Il Mose è in grado di salvare la città sull'acqua?

Il sistema di MOSE a Venezia - Sputnik Italia, 1920, 12.11.2021
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Sono passati due anni dalla drammatica sera del 12 novembre 2019, quando Venezia si è trovata di fronte ad un’acqua alta eccezionale, sostenuta da raffiche di vento che hanno superato i 100 km/h. Venne registrato un picco massimo di altezza di 187 cm, il valore di marea più alto da quello del 4 novembre 1966.
I danni in città sono stati incalcolabili, con due persone morte, gondole e barche strappate dagli ormeggi, vaporetti affondati, pontili distrutti. È stata danneggiata anche la basilica di San Marco, dove la cripta è stata sommersa del tutto.
E oggi, a distanza di anni, c’è speranza che con l'entrata in funzione del Mose il picco registrato la notte del 12 novembre rimanga solo come un brutto ricordo? Oppure questo scenario apocalittico è destinato a ripetersi, visto che Piazza San Marco sì allaga lo stesso? Per fare il punto della situazione Sputnik Italia ha raggiunto Massimiliano De Martin, Assessore regionale all'Ambiente del Comune di Venezia.
— Le nuove maree non sono escluse, sicuramente si manifesteranno secondo i richiami della natura. Seppure il Mose non è ancora entrato definitivamente in funzione, però si sta comunque mettendo a disposizione per verificare gli stress test con le maree, che dimostrano che se si dovesse ripetere un'acqua alta eccezionale come quella del novembre 2019, il Mose avrebbe un grandissimo ruolo.
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Infatti, dall'anno scorso fino ad oggi, dopo tutti gli eventi, quando la marea era superiore a 110 centimenti e era prevista la messa in funzione del Mose, la città era all'asciutto. La Piazza San Marco va a volte sott'acqua, perché oggi in caso di alta marea le paratoie del Mose vengono attivate solo quando si supera la quota di 110 centimetri.
Non ci sarebbero stati i danni di 2 anni fa, se il Mose fosse già stato avviato. Ora, per fortuna, la tecnologia, che è progettata per funzionare 100 anni, ci può aiutare a gestire questi eventi naturali e difendere Venezia. Speriamo che presto il collaudo amministrativo venga concluso in modo tale che la sua operatività rientri nella quotidianità della città.
L’ottimismo dell’Assessore De Martin è condiviso pienamente da Elisabetta Spitz, Commissario Straordinario per il Mose, che è stata raggiunta da Sputnik Italia per capire quali sono i punti di forza del sistema di dighe mobili finalizzato alla difesa della città di Venezia e della sua laguna.
— Il Mose già oggi è in grado di tutelare la laguna e Venezia dalle maree eccezionali. Grazie all’eccellenza ingegneristica di questa infrastruttura, Venezia è al riparo da eventi estremi come quelli che si sono manifestati due anni fa. Il Mose è infatti un’infrastruttura flessibile e modulabile, in grado d'intercettare onde alte fino a 3 metri e, al contempo, di tutelare l'ecosistema della laguna e l'attività portuale e dei pescatori.
Oltre ai continui test che vengono svolti per migliorare l'efficienza e il funzionamento del Mose, abbiamo ottimizzato l’attività di monitoraggio mettendo in collegamento i due centri di previsione che fino a pochi mesi fa lavoravano separatamente. In questo modo riusciamo a prevedere con maggiore affidamento e con una maggiore certezza, l'andamento dell’acqua alta.
Il Mose rappresenta oggi una risposta efficace per difendere Venezia dagli eventi estremi repentini, come quelli che si sono verificati la scorsa settimana. In una visione di lungo termine servirà però avviare quanto prima delle azioni di contrasto a livello globale, per mitigare i cambiamenti climatici che andranno ad impattare non solo la città di Venezia, ma le future generazioni.
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