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Descalzi: “Il governo ha aiutato le famiglie sul caro-bollette, ma la ripresa resta a rischio”

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Сlaudio Descalzi - Sputnik Italia, 1920, 11.11.2021
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L’aumento dei prezzi dell’energia, che è strutturale e a livello mondiale, va affrontato alla radice, dice l’amministratore delegato di Eni, che sul nucleare chiede di non usare l’ideologia.
Claudio Descalzi, amministratore delegato di Eni, promuove il governo Draghi sugli interventi per calmierare i prezzi delle bollette, con sette miliardi di euro tra il 2021 e il 2022, ma avverte che la misura non risolve il problema, che è mondiale e ha bisogno di una risposta strutturale, dice su La Stampa.
“Il governo è stato rapidissimo a dare un aiuto alle famiglie e ha fatto bene: se la febbre sale, si interviene con robuste medicine per contrastarne gli effetti. Ma il governo è ben consapevole che i problemi sono strutturali e globali e vanno affrontati alla radice”.
L’aumento dei prezzi delle materie prime, infatti, è una dinamica di mercato, non dipende dagli approvvigionamenti dalla Russia, che “ha rispettato gli accordi”.
“La via d’uscita” da questa crisi “non si improvvisa”, spiega Descalzi, ma bisogna ragionare su “un mix energetico aperto a tutte le tecnologie efficienti e pulite disponibili”.

Il caro energia mette a rischio la ripresa

Per Descalzi, l’impatto dell’aumento dei prezzi dell’energia “è notevole” e pesa anche sulla ripresa dell’Italia.
“Intanto perché l’energia ci costa quattro-cinque volte quello che costa agli Stati Uniti. Poi tutta l’industria energivora del nostro Paese, oltre ad aver bisogno di grandi quantità di gas, produce tanta Co2 e dunque deve pagare le giuste tasse sulle emissioni”.
Una situazione che pone problemi in “un contesto competitivo globale dove i concorrenti non devono far fronte a oneri del genere”.

Nucleare? Niente ideologie

Per raggiungere gli obiettivi di indipendenza energetica e di neutralità climatica, temi all’ordine del giorno alla Cop26, e prima al G20, per Descalzi, “non possiamo permetterci di giudicare buona o cattiva qualunque soluzione di energia pulita a prescindere, solo per ragioni ideologiche”.
Il ragionamento dell’Ad di Eni prosegue quindi nella direzione dell’esplorazione e valutazione di “qualunque soluzione di energia pulita, compreso il nucleare di quarta generazione come sta facendo la Francia, anche se in Italia è un tema più difficile”.
E la società del cane a sei zampe resta all’avanguardia nella ricerca di soluzioni ecocompatibili e innovative, come la fusione nucleare a cui sta lavorando con l’obiettivo di “una nuova Eni”: “È una tecnologia completamente diversa dal nucleare tradizionale. L’obiettivo è avere il primo impianto pilota nel 2025 e la prima centrale cinque-sei anni dopo”.
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