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Capo di Stato Maggiore dell’Esercito: “La componente cyber avrà una crescita esponenziale”

© Foto : Esercito ItalianoBomba a Casalecchio di Reno, al via il disinnesco dell’ordigno bellico
Bomba a Casalecchio di Reno, al via il disinnesco dell’ordigno bellico - Sputnik Italia, 1920, 10.11.2021
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Ma con i nuovi scenari di guerra bisogna ricostruire anche la forza corazzata e serve un’industria italiana, dice il generale Serino, che cerca figure specializzate: informatici, medici e tecnici.
A sette mesi dal suo insediamento come Capo di Stato Maggiore dell’Esercito, il generale Pietro Serino parla a Repubblica, esponendo quali sono le sfide del futuro, anche prossimo, per il settore. Prima tra tutte, la cybersicurezza e l’uso di nuove tecnologie in scenari di conflitto.

"Poche settimane fa durante un’esercitazione i nostri specialisti hanno paralizzato un’autoblindo Centauro senza sparare un colpo: con un virus informatico hanno bloccato il computer che controlla il motore. Usare la cyber per conseguire 'effetti inabilitanti' ci può permettere di ottenere gli stessi risultati senza impiegare strumenti letali”.

Per il generale Serino, “questo porterà a rivedere completamente il modo di condurre le operazioni: la componente cyber avrà una crescita esponenziale".

Nuove regole di arruolamento e più specialisti

Il generale Serino sottolinea poi le linee guida che stabiliranno i binari del cambiamento della forza armata italiana.

“Vogliamo cambiare i criteri di reclutamento”, con l’eliminazione dei volontari arruolati un solo anno. La “ferma minima sarà di tre anni, rinnovabili per altri tre. Con un periodo di servizio lungo potremo investire nella formazione”.

L’obiettivo è avere personale specializzato per l’Esercito, che poi possa anche inserirsi più facilmente nel mondo del lavoro.
Inoltre, c’è bisogno di più professionalità specifiche: “Anzitutto medici, infermieri e tecnici di laboratorio. Poi ingegneri e informatici per rispondere all’esigenza cyber”.

Cyber, ma anche carri armati

Il numero uno dell’Esercito ammette che, oltre alle guerre ibride e non convenzionali, nel mondo stanno tornando scenari che richiedono forze pesanti.
Per questo motivo l’Esercito ha bisogno di un “ammodernamento”.
“Stiamo rivedendo tutto in questa prospettiva, che dalla fine della Guerra Fredda era passata in secondo piano. Certo, nel 1993 avevamo circa 1.100 carri, oggi sono poco più di 100”.

Per lo sviluppo in senso moderno delle forze corazzate, che “è un’esigenza ma anche un’opportunità per l’intero Paese”, è necessario “avere un interlocutore forte nel settore dell’industria, come lo è Fincantieri per la Marina, che diventi il nostro referente”.

Per questa operazione, dice Serino, sono stati stanziati due miliardi, soprattutto “per sostituire i cingolati da combattimento Dardo”.
Ma l’obiettivo non è acquistare all’estero, ma “trovare le modalità perché l’industria italiana partecipi da protagonista”.
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