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100 anni del partito fascista, la storia non potrà ripetersi mai più? Parola al sociologo Pennetta

© SputnikBenito Mussolini interpretato da Ivo Garanni nel film "La resa dei conti" 1969
Benito Mussolini interpretato da Ivo Garanni nel film La resa dei conti 1969 - Sputnik Italia, 1920, 10.11.2021
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Cento anni fa, il 9 novembre 1921, Benito Mussolini trasformò il suo movimento in Partito Nazionale Fascista. Quest’anniversario potrebbe essere l’occasione per un momento di riflessione.
Dopo l’assalto di Forza Nuova alla sede della Cgil nel corso degli scontri avvenuti durante la manifestazione No Green Pass del 9 ottobre a Roma nella società si sta diffondendo il timore della possibile ricostituzione di un partito fascista.
C’è davvero il pericolo o si tratta ormai di una pagina definitivamente voltata? Per parlarne Sputnik Italia ha raggiunto il Prof. Enzo Pennetta, saggista e studioso di dinamiche socioeconomiche.
-Professore, nell’attuale fase storica dell'Italia ci sono ancora forti istanze di destra?
-La destra è una componente organica al panorama politico di ogni democrazia, oggi in Italia la destra rappresenta circa il 40% dell’elettorato ed è quella parlamentare. Poi ci sono delle piccole formazioni estremiste che non hanno una reale rilevanza e la loro presenza è quasi unicamente mediatica.
-C’è oggi in Italia la base giuridica per la ricostruzione del partito fascista?
-La formazione di un partito fascista in quanto tale è espressamente esclusa dalla Costituzione, in una disposizione che tra l’altro vietava anche l’eleggibilità di chi avesse preso parte al regime fascista.
Ma quello che non viene spesso considerato è che tale limitazione aveva una durata di 5 anni dopodiché anche quelle persone si sarebbero potute candidare.
Questo evidenzia come l'interesse dei costituenti fosse quello di superare l'esperienza fascista senza però creare motivi di una ulteriore e prolungata divisione del Paese.
-Ci sono invece le condizioni sociali?
-Le tensioni in una situazione come quella determinatasi con l’emergenza pandemica sono inevitabili ma non per questo dovrebbero sfociare nella richiesta di un sistema autoritario di tipo fascista.
Il vero problema è l'assenza della sinistra oggi lontana dai problemi degli operai, ormai le rivendicazioni della classe operaia sono state sostituite da quelle dei diritti delle minoranze sessuali e di genere.
La sinistra che fa capo al Partito Democratico si è trasformata inoltre in una realtà politica che rappresenta paradossalmente gli interessi della borghesia (prende voti nelle zone ricche delle città) e di entità sovranazionali espressione della finanza, delle forze della globalizzazione e di istituzioni che richiedono cessioni di sovranità come l’UE.
- Secondo Lei, la crisi dovuta alla pandemia potrebbe diventare un catalizzatore che farà tornare i certi valori alla superficie, oppure il fascismo rimane comunque per la maggior parte degli italiani una parola “impronunciabile”?
-Il fascismo è oggi una parola realmente impronunciabile nella coscienza politica degli italiani e nessuno pensa veramente ad un ritorno a quella esperienza, il paventato pericolo fascista esiste solo come strumento mediatico per creare un nemico comune e compattare l’opinione pubblica sulle politiche governative.
Ma questo non vuol dire che il fascismo in qualche modo non possa tornare, come aveva intuito Pier Paolo Pasolini negli anni ’70 il nuovo fascismo non si sarebbe presentato con il volto originario e la sua essenza si sarebbe rivelata nel capitalismo.
La denuncia di un rinato quanto inesistente pericolo fascista appare quindi finalizzata a far pensare alle persone che il governo, e il tipo di società della quarta Rivoluzione industriale, non possa essere di tipo autoritario, psicologicamente chi denuncia il fascismo non può essere fascista.
Quello che di fatto sta invece accadendo è l'esatto contrario, il verificarsi di un'emergenza autoritaria che usando la paura della pandemia ha fatto passare restrizioni della libertà prima d'ora impensabili, la stessa Costituzione viene disattesa colpendo il diritto al lavoro e alla libera circolazione di cittadini perfettamente sani ma ‘disubbidienti’ alle richieste vaccinali.
Il Parlamento è stato lungamente scavalcato con l'emanazione di Decreti del Presidente del Consiglio ispirati da un oscuro Comitato Tecnico Scientifico, la popolazione viene oggi divisa in due parti di cui una, quella dubbiosa sui provvedimenti pandemici, si può discriminare e attaccare con disposizioni di legge come quella del Green Pass tra il consenso dei media e il compiaciuto silenzio delle autorità morali.
Le manifestazioni pacifiche dei portuali di Trieste vengono represse con la violenza, la nuova sinistra globalista non difende più i lavoratori ma li ignora nei loro problemi e li condanna nei loro scioperi.
Manifestazioni pacifiche vengono allora descritte come un pericolo fascista e infiltrate con piccoli gruppi ininfluenti che si rivelano come un mezzo per distrarre l’opinione pubblica e nascondere il vero pericolo fascista, perché in realtà un pericolo fascista esiste.
Il nuovo fascismo non è quello storico, non si chiama più con quel nome che anzi a parole condanna, ma lo è nella sostanza, nei modi di una normalità omologante nell'egoismo della società, nella negazione di una politica realmente democratica, il fascismo degli antifascisti previsto proprio da Pier Paolo Pasolini.
-Qual è la Sua lettura della vicenda Forza Nuova? Dovrebbe essere considerata come il pericolo per l’ordine pubblico oppure per la democrazia?
-La vicenda Forza Nuova evidenzia realmente un pericolo per la democrazia ma non perché si tratti di un gruppo eversivo, lo è nel senso che questa formazione estremista è stata usata per infiltrare un movimento pacifico e democratico al fine di screditarlo.
Quello che più preoccupa specialmente nell'episodio della grande manifestazione del 9 ottobre a Piazza del Popolo poi culminata con l’assalto alla sede del sindacato CGIL, è il fatto che il Ministro degli Interni a conoscenza della situazione non abbia fatto nulla per impedire che ciò avvenisse.
Quel giorno ero presente nella piazza e vedevo che il capo di Forza Nuova, pur sottoposto a trattamento di restrizione della libertà, era liberamente sul palco e successivamente il gruppo di uomini che si è distaccato per assaltare la sede del sindacato non ha trovato nessuna resistenza da parte delle forze dell'ordine che pure erano presenti.
Draghi e Landini  - Sputnik Italia, 1920, 11.10.2021
Draghi nella sede della Cgil, Landini: "Visita non scontata"
-A Suo avviso, questo movimento deve essere per forza sciolto perché esiste un rischio di cospicua infiltrazione dell’estrema destra all'interno delle proteste No Green Pass?
-Il vero pericolo di movimenti come Forza Nuova e tutto il panorama estremista non sia nella loro potenzialità eversiva ma nella posizione di apparati dello stato che appaiono immobili nel contrastare questi gruppi estremisti e usano invece le maniere forti contro lavoratori e famiglie.
Avviene così un’infiltrazione dei movimenti di dissenso al fine di screditarli e giustificare misure repressive, quelle si realmente fasciste.
Gli italiani che hanno vissuto gli anni ’70 ricordano un precedente di queste politiche che all’epoca presero il nome di “Strategia della tensione” che consisteva nel cavalcare il conflitto tra estrema destra ed estrema sinistra per rafforzare le politiche centriste e fondamentalmente il ruolo atlantista dell’Italia nel mondo disegnato a Yalta.
Oggi i movimenti di estrema destra hanno una funzione analoga permettendo di rafforzare le politiche che spingono l’Italia nel cosiddetto “Grande Reset”, una specie di Yalta della globalizzazione.
Che Forza Nuova venga sciolta o no non ha quindi importanza, finché realtà del genere saranno utili al consolidamento del potere costituito si potranno sciogliere e verranno ricostituite senza limiti.
L'unica difesa possibile contro questo fascismo degli antifascisti è un'informazione indipendente che possa formare un'opinione pubblica consapevole di tutto questo.
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