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Pausa caffè a rischio e pericolo del lavoratore, Cassazione: l'infortunio non va risarcito

© Foto : Pixabay/Soner Köse Caffè
Caffè  - Sputnik Italia, 1920, 09.11.2021
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Per gli ermellini, la tazzina al bar durante la pausa caffè non è un'esigenza impellente e pertanto la responsabilità è personale.
Niente indennizzo ai lavoratori, né riconoscimento di invalidità, in caso di infortunio durante la pausa caffè in orario di servizio. Lo stabilisce una sentenza della Corte di Cassazione che accoglie un ricorso dell'Inail.
Per i giudici supremi, la tazzina non è un'esigenza impellente, ma una libera scelta. Pertanto, la responsabilità ricade sul lavoratore, anche se autorizzato dal capo ad uscire per recarsi al bar, perché l'ufficio è sguarnito di un punto ristoro.
Il caso è quello di un'impiegata della Procura di Firenze che si era rotta il polso cadendo per strada, mentre si recava al bar per un caffè con il consenso del suo capo. In primo e secondo grado, il Tribunale e la Corte d'Appello di Firenze le hanno riconosciuto indennizzo e invalidità del 10%.
Gli ermellini, invece, hanno ribaltato la sentenza e accolto il ricorso dell'Inail, riconoscendo che l'impiegata, recandosi al bar in pausa caffè, "ha interrotto la necessaria connessione causale tra attività lavorativa ed incidente", esponendosi ad un rischio "per il soddisfacimento di un bisogno certamente procrastinabile e non impellente", "scaturito da una scelta arbitraria" e "mosso da impulsi, e per soddisfare esigenze personali, crei e affronti volutamente una situazione diversa da quella inerente l'attività lavorativa". Non ha dunque diritto alla tutela.
L'impiegata è stata condannata al pagamento delle spese legali e di giustizia, per il valore di 5.300 euro.
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