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Futuro di Mps: taglio di 4.000 dipendenti nel 2022 per rispettare i patti con l’UE

CC BY 2.0 / Herbert Frank / Piazza Salimbeni, Palazzo del Monte dei Paschi di Siena
Piazza Salimbeni, Palazzo del Monte dei Paschi di Siena - Sputnik Italia, 1920, 09.11.2021
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E accelerare il processo di alleggerimento che consentirà di riprendere i negoziati per l’uscita del Tesoro dall’azionariato della banca senese. Si tratta con Bruxelles per una proroga dell’accordo del 2017 di almeno un anno.
Circa 4.000 esuberi “volontari e da concordare con i sindacati” per alleggerire il Monte dei Paschi di Siena. È il primo tassello del nuovo piano per la banca senese, che è allo studio del ceo Guido Bastianini e del Tesoro per portare a termine l’operazione di salvataggio.
Un piano che è in via di ridefinizione, dopo il flop della trattativa con Unicredit e la necessità di trattare con l’Unione Europea per chiedere una proroga alla partecipazione statale nell’istituto, che doveva esaurirsi a fine anno.
Secondo Bastianini, il taglio del personale da avviare nel 2022, sarebbe pari al 20% del personale, che attualmente è di 21.300 dipendenti, ha spiegato alla Commissione d’inchiesta sulle banche presieduta da Carla Ruocco.
Il costo delle uscite sarà di 950 milioni di euro con un risparmio per le casse di Mps, a partire dal 2026, di 315 milioni di euro.
“Mps ha abbastanza spazio, ci sono bacini di colleghi che su base volontaria potrebbero accedere al fondo esuberi”.
Il piano di gennaio aveva ipotizzato 2.500-2.700 esuberi, ma dato che la banca è in un regime di aiuti di Stato, “dovremo rivedere il perimetro del gruppo, eliminare le parti che non sono profittevoli, andrà esaminata la struttura dei costi, in particolare del personale, forse l’unica componente che Mps non è riuscita a completare” degli accordi sul salvataggio pubblico del 2017, ha sottolineato Bastianini.

Più tempo da chiedere all’UE

Sulla base del piano strategico rivisto, il Tesoro dovrà negoziare con l’Antitrust UE per posticipare la vendita del 64% di Mps.
Per Bastianini servirà una congrua proroga di almeno dodici mesi.

Secondo la presidente della Commissione Ruocco, “se ora si otterrà dall’Europa un tempo abbastanza lungo, penso ad almeno due anni, le condizioni di cedibilità di Mps potranno migliorare”.

La versione di Unicredit

In Commissione banche ha parlato anche l’Ad di Unicredit Andrea Orcel, dando la sua versione del fallimento della trattativa estiva con il Tesoro.
“Ciò che è emerso nei dialoghi tra Unicredit e il Mef è che lo scostamento di patrimonio era significativo e considerato dal Mef eccessivo”, ha spiegato senza dare cifre per dovere di segretezza.
“D’altro canto, per noi fare l’acquisizione in termini diversi da quelli annunciati e concordati con nostri stakeholder non era possibile, anche moralmente”, ha aggiunto.
A fine ottobre era emerso che Unicredit avesse chiesto al Tesoro di ricapitalizzare Mps per 6,3 miliardi e valorizzare a 1,3 miliardi il ramo d’azienda in ballo. Una distanza di circa tre miliardi dalle intenzioni del Tesoro.
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