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Napoli: sequestro di beni per mezzo milione di euro ad imprenditori edili

© Depositphotos / FedericoCLa polizia italiana
La polizia italiana - Sputnik Italia, 1920, 08.11.2021
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Già condannati per "associazione di stampo mafioso" in precedenza in quanto risultati legati al clan camorristico "Polverino", ora si dispone per la famiglia legata al mondo della criminalità organizzata l'ennesimo sequestro preventivo dei beni.
Eseguito l'ennesimo sequestro emesso dal Tribunale di Napoli da parte della DIA, la Direzione Investigativa Antimafia, nei confronti di due imprenditori edili. Lo riporta NapoliToday.
A seguito di indagini di approfondimento sulle operazioni finanziarie sospette della famiglia di imprenditori edili, sono stati eseguiti gli accertamenti patrimoniali.
Nel 2013 importanti indagini da parte della stessa DIA, avevano portato all'arresto dei suddetti imprenditori e dei propri figli, poi condannati con sentenze irrevocabili, in quanto la famiglia farebbe parte del gruppo camorristico "clan Polverino", dal 1990 al 2008.
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In giugno 2020 viene emesso su richiesta del Tribunale di Napoli un primo ordine di sequestro preventivo che va a colpire il patrimonio accumulato dalla famiglia di imprenditori, con un valore stimato di 10 milioni di euro.
Tra i beni posti sotto sequestro preventivo figurano beni immobili, tra cui si segnala addirittura una scuola, nonché le società di costruzioni interessate dalla vicenda.
Oggi l'ennesimo ordine di sequestro, che si unisce ad altro già emesso con valore di urgenza da parte del Procuratore della Repubblica di Napoli.
Le indagini della DIA hanno portato alla luce ingenti somme di denaro suddiviso in fondi di investimento, conti correnti, azioni e varie quote intestate agli interessati dall'indagine, il tutto per un valore che tocca i 500 mila euro.
Il clan Polverino è un clan camorristico operante nel territorio di Napoli, in particolare a Villaricca, Pozzuoli, Qualiano, ma anche a Quarto e nel quartiere Camaldoli di Napoli, che corrisponde per altro all'area di origine della famiglia Polverino.
L'organizzazione, attiva anche in Spagna, è considerata dagli inquirenti tra le organizzazioni che sono succedute sul territorio al clan Nuvoletta.
Fondata da Giuseppe Polverino, detto o' Barone, negli anni '90, si specializza nel commercio di hashish dal Marocco, ma anche nel traffico di altre sostanze stupefacenti, nel commercio internazionale di armi, nel riciclaggio di denaro e nel controllo sugli appalti pubblici.
L'11 dicembre 2019, Giuseppe Polverino e Giuseppe Simioli, suo successore a capo dell'organizzazione criminale dopo l'arresto del fondatore in Spagna, sono stati condannati all'ergastolo. Polverino e Simioli sono stati ritenuti responsabili dell'omicidio di Giuseppe Candela, avvenuto nel luglio 2009 a Marano.
Secondo le indagini, Candela, che era un membro del clan Polverino, venne ucciso perché si era considerato che gestisse i suoi affari in autonomia e non rispondesse alle direttive del clan.
Ora la magistratura provvederà a disporre del sequestro come di consueto con i beni confiscati alle mafie.
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