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Meloni contro decisione dei giudici sul bimbo con due papà: "Utero in affitto sia reato universale"

Donna incinta
Donna incinta - Sputnik Italia, 1920, 08.11.2021
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Dopo la decisione del Tribunale di Milano che ha imposto al comune di trascrivere il nome di entrambi i padri sull'atto di nascita di un bimbo nato negli Usa attraverso la maternità surrogata, la leader di Fratelli d'Italia fa appello al centrodestra per dichiarare l'utero in affitto reato universale.
“Faccio appello a tutte le forze politiche e mi rivolgo in particolare alla Lega e a Forza Italia: facciamo fronte comune in Parlamento e approviamo la proposta di FdI per rendere l'utero in affitto reato universale, ovvero punibile in Italia anche se commesso all'estero. Basta perdere tempo”.
È la proposta della leader di Fratelli d’Italia, Giorgia Meloni, dopo il caso sollevato dalla sentenza del Tribunale di Milano, che ha ordinato al comune di riconoscere due uomini come genitori di un bambino nato dopo il ricorso alla pratica della maternità surrogata negli Stati Uniti.
Come si legge sul Corriere della Sera, infatti, i giudici hanno accolto il ricorso della coppia gay, dichiarando “illegittimo il rifiuto del comune” di riconoscerli entrambi come padri del bambino.
Il motivo, come si apprende dallo stesso quotidiano, è che anche se non esiste ancora una legislazione specifica in materia, l’atto deve essere necessariamente trascritto perché la “tutela” del minore “non può essere sospesa a tempo indeterminato, nell’attesa che il legislatore vari la normativa”.
Il piccolo nato da maternità surrogata, insomma, in quanto soggetto “incolpevole rispetto alle scelte operate da coloro che hanno contribuito alla sua nascita”, per le toghe deve essere necessariamente “garantito”.
“In Italia la maternità surrogata è espressamente vietata e punita dalla legge 40 ma questo non impedisce alla magistratura di aggirare le norme e sdoganare di fatto nella nostra nazione una pratica che trasforma la maternità e i bambini in prodotti”, obietta però Giorgia Meloni, che rilancia il dibattito politico sul tema dell’utero in affitto, sulla scia delle polemiche suscitate dalla decisione dei giudici.
A protestare era stata l’associazione Pro Vita e Famiglia che aveva parlato di “decisione choc che autorizza chiunque de facto a ricorrere, all’estero, ad una pratica abominevole che sfrutta le donne per i desideri dei ricchi che vogliono ad ogni costo diventare genitori”.
“I giudici – commenta l’associazione - hanno ordinato di legittimare gli effetti del reato, costituendo dunque un pericoloso precedente che di fatto autorizza chiunque ad andare all’estero e comprare bambini come prodotti in un supermercato, tornare in Italia e farli riconoscere come figli”.
Ad attaccare i giudici che hanno emesso la sentenza è anche, come si legge sul Giornale, Carolina Varchi, capogruppo in commissione Giustizia alla Camera dello stesso partito.
“Assistiamo per l'ennesima volta a una giurisprudenza di merito che tracima invadendo le competenze del legislatore”, ha detto ribadendo la necessità di mettere al bando la pratica in tutto il mondo.
Secondo gli avvocati della Rete Lenford che difendono i diritti delle persone Lgbt, invece, la sentenza sarebbe un’ulteriore passo avanti nella legittimazione dell’orientamento della giurisprudenza che ritiene compatibili con l’ordine pubblico gli “effetti della gestazione per altri”.
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