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Svizzera, il ristorante è "no-vax": titolari arrestati e barriere di cemento davanti all'ingresso

© AFP 2021 / Fabrice CoffriniПара туристов перед горой Маттерхорн в окрестностях швейцарской деревни Церматт
Пара туристов перед горой Маттерхорн в окрестностях швейцарской деревни Церматт  - Sputnik Italia, 1920, 07.11.2021
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Il caso del ristorante "no-pass" Walliserkanne divide la cittadina di Zermatt, nel Canton Vallese, in Svizzera. La polizia sbarra l'ingresso con le barriere di cemento. Il giudice annulla il provvedimento, ma il locale resta chiuso.
Manette per i proprietari e blocchi di cemento davanti alla porta d’ingresso. Fanno discutere le misure adottate dalla polizia del Canton Vallese, in Svizzera, contro i titolari del ristorante "Walliserkanne" a Zermatt, colpevoli di essersi ribellati alle disposizioni che impongono di chiedere il green pass ai clienti per consentire l’accesso nel locale.
La vicenda sta facendo discutere in un Paese, la Svizzera, considerata la patria dell’ordine per antonomasia. Eppure anche qui c’è chi di conformarsi alle regole non ne vuole sapere, soprattutto se si tratta della certificazione verde che fa discutere in Italia e all’estero.
La protesta del ristorante “no-pass” è iniziata a settembre, quando i proprietari hanno deciso che il loro ristorante sarebbe stato aperto a tutti e non solo ai possessori del green pass.

"Basta con le discriminazioni! Basta con la dittatura! Non siamo poliziotti. Noi non siamo politici. Non siamo burattini. Siamo ristoratori e abbiamo il diritto di far entrare chi vogliamo. Per l'assenza di una base legale per l'obbligo del certificato, da lunedì continuiamo a dare il benvenuto a tutti senza limitazioni", scrivevano i proprietari sulla pagina Facebook del ristorante.

Per tutta risposta le forze dell’ordine sono intervenute ordinando la chiusura del locale.
Ma i ristoratori hanno deciso di continuare ad accogliere i clienti sulla soglia del locale, organizzando aperitivi e cene. Così la polizia, come racconta il Corriere, ha deciso di andare oltre mettendo le manette ai tre imprenditori, madre, padre e figlio.
E per evitare nuovi assembramenti davanti al portone, ha anche piazzato dei pesanti blocchi di cemento all’ingresso.
Il pugno duro degli agenti è stato apprezzato da una parte dei cittadini, mentre altrettanti hanno deciso di scendere in piazza per esprimere solidarietà alla famiglia al grido di “liberté”, con tanto di vestiti tradizionali, enormi campanacci e bandiere elvetiche. La cittadina sul monte Cervino, insomma, si è spaccata in due.
E il compito di trovare un compromesso è toccato ai giudici, che hanno annullato le misure cautelari spiccate nei confronti dei tre ristoratori e ordinato la rimozione delle barriere.
La licenza commerciale, però, è stata ritirata e il ristorante è destinato a rimanere chiuso. Almeno fin quando non si adeguerà alle regole in vigore nel Cantone.
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