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Scorpioni, camelidi e serpenti: La scienza cerca la soluzione al Covid da altre specie

Scorpione - Sputnik Italia, 1920, 07.11.2021
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Ricercatori egiziani e scozzesi hanno studiato la capacità del veleno dello scorpione di neutralizzare il SARS-CoV-2 e si sono detti fiduciosi di poter sintetizzare una medicina che possa riprodurne le formidabili qualità antivirali. Non è questa la prima volta che la scienza si rivolge allo studio del mondo animale per trovare soluzioni al Covid.
Secondo un team di scienziati dell'Università del Canale di Suez, in Egitto, e di Aberdeen, in Scozia, nel veleno dello scorpione potrebbe trovarsi una chiave di volta per combattere la pandemia di coronavirus.
Secondo il comunicato stampa pubblicato a fine ottobre sul sito dell’Università scozzese, sarebbe “l’affascinante cocktail" di peptidi biologici attivi contenuto nel veleno di questo rappresentante degli aracnidi a poterci fornire i giusti suggerimenti per lo sviluppo di nuove sostanze antivirali.
I corpi di questi esseri hanno infatti bisogno di un sistema antivirale e antibatterico particolarmente efficace per mantenere le loro ghiandole velenifere assolutamente integre e funzionali. Per tale motivo, le oltre duemila varianti di veleno delle altrettante specie di scorpione, conterrebbero particolari combinazioni di catene di aminoacidi il cui significato, se correttamente decifrato, dovrebbe riuscire a darci la soluzione all’enigma SARS-CoV-2.
Dopo aver analizzato in laboratorio decine di tossine contenute nel veleno di scorpione, gli autori dello studio intendono ora passare alla sintetizzazione modificando le strutture molecolari per testarne le proprietà farmacologiche.

Camelidi e serpenti

Questo non è sicuramente il primo studio scientifico che cerca di trovare una soluzione alla crisi Covid-19 dell’uomo, studiando come altre specie siano in grado di difendersi in maniera straordinariamente efficace contro i virus o siano in grado di produrre sostanze la cui formulazione chimica potrebbe ispirare la bioingegneria.
Camelidi come il lama e l'alpaca, per esempio, sono gli unici animali che, oltre ai classici anticorpi composti da catene pesanti e leggere, hanno anche anticorpi formati solo da catene pesanti.
È da queste molecole uniche che gli scienziati sono riusciti a sviluppare i primi anticorpi a dominio singolo, chiamati nanocorpi.
I nanocorpi rappresentando frammenti dell'anticorpo comune ma sono circa dieci volte più leggeri pur utilizzando lo stesso meccanismo d'azione contro i virus e hanno il vantaggio di essere meno cari da produrre e più facili da trasportare e conservare rispetto ai monoclonali.
Durante i test, team di ricercatori di diversi paesi hanno scoperto che i nanocorpi isolati dal sangue dei camelidi erano molto più efficaci contro il nuovo coronavirus e persino contro le sue mutazioni.
Sulla base degli studi effettuati, gli scienziati stanno poi sviluppando nuovi farmaci anti-Covid, soprattutto sotto forma di spray nasale, o applicando le proprietà dei nanocorpi nella progettazione di nuovi vaccini antivirali.
Più recentemente, ricercatori brasiliani hanno scoperto che una molecola estratta dal veleno di uno dei serpenti più pericolosi del Sud America, lo jararacussu (nome scientifico Bothrops jararacussusarebbe), sarebbe in grado di inibire la riproduzione del coronavirus nelle scimmie, fatto sperimentale che fa supporre che la sostanza possa essere utilizzata per curare anche l’uomo.
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