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Miliardari uniti contro l’autorità: non vogliono pagare le tasse

Dollari Usa - Sputnik Italia, 1920, 07.11.2021
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Prendere ai ricchi per dare ai poveri: i democratici di sinistra sono indignati perché le grandi multinazionali pagano poche tasse. Dopo aver interrotto le immissioni di liquidità, il governo americano cerca denaro per implementare il piano di Biden che punta a investire migliaia di miliardi “nel futuro”.
Ma allora i ricchi lasceranno il Paese, risponde l’ex inquilino della Casa Bianca Donald Trump durante il mandato del quale invece le imposte sono state abbassate. Sputnik in questo contenuto ha approfondito per voi il tema.

È possibile non pagare

I senatori americani hanno cominciato a pensare di imporre un tributo sui redditi considerati “eccessivi”, ossia di introdurre un tributo minimo da esigere da quelle grandi società che hanno profitti superiori al miliardo. Questo disegno di legge potrebbe interessare circa 200 società.
Co-autore dell’iniziativa è il senatore indipendente Angus King il quale conta di far confluire così nel bilancio statale oltre 300 miliardi in 10 anni. Il governo vuole indirizzare questo denaro alle questioni sociali e alle politiche ambientali come del resto ha esortato a fare Biden. La realizzazione del piano per il futuro i cui punti principali sono stati divulgati dalla presidenza statunitense a fine ottobre richiede 1.750 miliardi. Ma questo denaro va pur sempre reperito in qualche modo. A questo bisogna anche considerare che il debito pubblico statunitense ha quasi raggiunto i 29.000 miliardi e ogni minuto cresce di circa 2 milioni.
Al momento l’aliquota massima imponibile alle persone giuridiche è pari al 21% grazie a Donald Trump che l’ha abbassata a questa soglia. Tuttavia, de facto i miliardari potrebbero anche non pagare affatto e sarebbe del tutto legale. Per legge, infatti, un apprezzamento azionario non è considerato reddito finché le azioni non vengono vendute. Mentre le cedole obbligazionarie sono sottoposte a un’imposizione molto più vantaggiosa rispetto alle trattenute sugli stipendi.
L’obiettivo della riforma è fare in modo che le grandi società non riescano a ridurre il proprio onere fiscale. Gli autori della proposta di legge ritengono che l’aliquota minima sui redditi societari debba superare il 15%. Si propone altresì un’aliquota del 23,8% sull’incremento a lungo termine del capitale utilizzato per la compravendita di asset indipendentemente dall’avvenuta vendita degli stessi.
Il principale ideatore del progetto è il Ron Wyden, senatore e presidente della Commissione Finanza. I co-autori sono Angus King e la senatrice Elizabeth Warren, entrambi del Partito Democratico.
“Nel 1965 le imposte sui redditi societari costituivano in totale il 4% del PIL, mentre oggi soltanto l’1%”, ricorda King.
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Imposte da 1 dollaro

A giugno la rivista ProPublica, specializzata in inchieste giornalistiche, ha pubblicato alcuni dati esclusivi. È emerso che i proprietari delle principali grandi società americane in 15 anni si sono arricchiti di oltre 400 miliardi di dollari, mentre hanno versato soltanto 13,6 miliardi sotto forma di tasse.
Ad esempio, nel 2007 e nel 2011 il fondatore di Amazon Jeff Bezos così come Elon Musk nel 2018 non hanno pagato alcuna imposta sul reddito. Oggi Musk occupa la prima posizione sulla rivista Forbes con un patrimonio di 270 miliardi di dollari, mentre Bezos ne vanta uno da 201 miliardi.
Non sorprende che questo possa indignare molte persone. In un commento alla proposta di riforma si legge: le società scaricano le tasse sui cittadini comuni.
I senatori fanno l’esempio di Amazon: in 3 anni la società ha rendicontato un profitto di 45 miliardi di dollari, ma grazie alle agevolazioni ha pagato in tasse soltanto il 4,3%. In media i ricchi pagano il 15,8% in meno di imposte rispetto alla maggior parte dei loro dipendenti.
L’aliquota dipende dallo scaglione di reddito e può arrivare anche al 39%. Ma de jure lo stipendio dei miliardari è oltremodo ridicolo. Ad esempio, secondo alcune fonti, Mark Zuckerberg di Meta e Larry Page di Google percepiscono soltanto 1 dollaro al mese, proprio come Steve Jobs dopo il ritorno a Apple negli anni ’90.
Ma come fanno a vivere allora? Prendendo prestiti ipotecari. Dal momento che il denaro percepito dal prestito è della banca, l’agenzia delle entrate statunitense non lo considera un reddito. Inoltre, anche l’acquisto di squadre sportive dà diritto al godimento di agevolazioni. Tra i più noti beneficiari di questi metodi troviamo l’ex direttore generale di Microsoft Steve Ballmer, l’investitore David Tepper e il dirigente sportivo Philip Anschutz.
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Soldi su Marte

Elon Musk ha reagito a questa proposta di riforma quasi alla velocità della luce. Musk è convinto del fatto che così non si riuscirà a risolvere il problema del debito pubblico. “Persino un’aliquota del 100% sulle imposte dei miliardari riuscirebbe a coprire solo parzialmente la somma designata”, scrive su Twitter.
Come gli autori della riforma, Musk si appella al comune cittadino americano: “Chiaramente, il resto sarà prelevato dalla popolazione. È matematica elementare. In fin dei conti finiscono i soldi e se li prendono da voi”. Secondo Musk, invece, il suo capitale serve per il progresso globale: “Il mio piano è utilizzare questo denaro per portare l’umanità su Marte e conservare la luce della conoscenza”.
Donald Trump che per la prima volta in 25 anni non è comparso nella lista dei più ricchi di Forbes avverte: comincerà un deflusso di capitale, anche intellettuale.
“Quale Paese diventerà il principale beneficiario delle imposte sui miliardari? Dove si dirigeranno i ricchi e le società dopo che avranno lasciato gli USA?”, scrive Liz Harrington su Twitter citando le parole di Trump (il quale dal social network è stato bannato).
“Sono tanti i Paesi che guardano con entusiasmo quello che stanno facendo al Congresso questi pazzi di estrema sinistra”, sostiene l’ex presidente.
Tuttavia, riporta Reuters, George Soros non si è indignato. Nel 2017 è stato uno degli autori di un interpello al Congresso nel quale si chiedeva di non ridurre le imposte sui ricchi perché questo avrebbe rafforzato le sperequazioni. Il documento era stato sottoscritto da circa 400 imprenditori, tra cui anche un rappresentante della famiglia Rockfeller.
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Difficile avere successo

Secondo alcuni osservatori occidentali, il disegno di legge presenta più domande che risposte. Tuttavia, la co-autrice del disegno Elizabeth Warren sostiene che la riforma è sostenuta dalla Casa Bianca e dal Ministero delle Finanze. Ma se anche così fosse la riforma potrebbe trovare essere affossata prima, ad esempio durante la disamina in Senato.
“L’idea è eccessivamente complessa perché abbia successo”, ritiene il presidente della Commissione Bilancio della Camera dei Rappresentanti Richard Neal.
Considerata la forte opposizione dei repubblicani, i democratici dovranno essere coesi al 100% per promuovere l’adozione del disegno di legge. Ma il blocco democratico è già poco solido. Infatti, il senatore Bernie Sanders ha definito l’imposta sui miliardari un “passo verso la direzione corretta”, ma ha osservato che questo non è sufficiente per alimentare le casse dello Stato. Secondo Sanders, “alternative ragionevoli per ricavare ulteriori fondi sembra che non siano accessibili”.
Joe Manchin, invece, criticando il piano di Biden, ha parlato di mancanza di trasparenza nel sistema presentato. Più volte Manchin ha fatto capire che supporta l’idea di emendare il sistema fiscale soltanto qualora il presidente sia disposto a rivedere la portata “degli investimenti nel futuro”. Gli osservatori ipotizzano che, entrando continuamente in polemica con Biden (il quale sta perdendo consensi), Manchin si stia preparando per la corsa presidenziale.
I repubblicani non hanno paura di esprimere la loro opinione. “È l’ennesima infondata e bizzarra proposta fiscale dei democratici che vogliono ricavare nuovi fondi per finanziare gli infiniti assegni governativi”, dichiara il membro del Congresso Kevin Brady.
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Non è una legge

Tuttavia, il presidente in carica e i suoi sostenitori non possono rifuggire la loro retorica di natura prettamente sociale. Pertanto è molto probabile che Biden proverà a trovare un compromesso.
“Ci si muoverà molto cautamente. A Biden serve un elettorato moderato per le elezioni del 2022 al Congresso”, osserva Viktoria Zhuravleva, ricercatrice presso l’Istituto nazionale russa di Economia mondiale e Relazioni internazionali in seno all’Accademia nazionale russa delle Scienze. “È improbabile che il capo di Stato ceda alle pressioni della sinistra”.
Se il documento accederà all’iter per diventare legge, vi saranno lunghi dibattiti “in quanto circa metà della società americana pensa che si tratti di una pazzia”, aggiunge Zhuravleva. Anche se nel Paese c’è una certa domanda di benessere sociale dagli strati più vulnerabili della popolazione (nell’accezione più europea del concetto), ad ogni modo è un processo ancora estremamente complesso.
Nemmeno Yury Rogulev, direttore della Fondazione Franklin Roosevelt presso l’MGU, crede a questa riforma. E sostiene che già da circa 20 anni si parla di applicare un’imposta sulle transazioni delle maggiori società statunitensi. “Non è una legge effettivamente pronta, ma un banco di prova. I suoi sostenitori non riescono ancora a prevederne il risultato. Ma sono necessari evidentemente dei cambiamenti”, spiega Rogulev.
A partire dalla presidenza di Bush figlio si è registrato un calo progressivo delle imposte negli USA. Trump ha soltanto continuato questo trend. “Ma la pandemia ha cambiato le carte in tavola sia per questo trend sia per Trump. E ora ci sarà un giro di vite”, afferma Rogulev.
I politologi sono concordi sul fatto che Biden dovrà trovare un equilibrio tra gli “investimenti sul futuro” e i sostenitori della retorica di sinistra che molto probabilmente non cederanno. Tanto più che i consensi di Biden calano a una rapidità maggiore di qualsiasi altro leader dai tempi della Seconda guerra mondiale. Secondo i dati di Gallup, il suo operato è considerato positivamente soltanto dal 34% dell’elettorato indipendente. E ad oggi nessuna iniziativa di Biden gli è valsa le simpatie degli americani.
di Dmitry Ermakov
L'opinione dell'autore può non coincidere con la posizione della redazione.
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