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Covid, scoperto il gene che raddoppia il rischio di morte

CC0 / Pixabay / DNA
DNA - Sputnik Italia, 1920, 07.11.2021
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Secondo i ricercatori di Oxford la particella di Dna impedirebbe alle cellule che rivestono le vie aeree e I polmoni di rispondere adeguatamente all’assalto del virus.
Come confermato da diversi studi ci sarebbe la genetica alla base dell’immunità di alcune persone al Covid. Ed è sempre la genetica secondo una ricerca dell’Università di Oxford, a determinare il numero di probabilità di sviluppare la malattia grave dopo aver contratto il virus.
In particolare, secondo l'analisi rilanciata da Bloomberg, sarebbe il gene conosciuto con il codice LZTFL1 a determinare un rischio di morte doppio.
Questa particella di Dna, infatti, per I ricercatori, impedirebbe alle cellule che rivestono le vie aeree e I polmoni di rispondere adeguatamente all’assalto del virus.
Il gene LZTFL1 è presente soprattutto nelle popolazioni asiatiche. Almeno il 60 per cento di chi è originario del Sud Est Asiatico lo possiede, mentre la percentuale scende al 15 per cento nelle popolazioni di origine europea.
Questo, sottolineano gli scienziati, contribuirebbe a spiegare gli alti livelli di ospedalizzazione e morte per Covid nel Subcontinente Indiano ed in particolare nelle popolazioni provenienti da questa area del mondo.
Anche se, viene precisato nella ricerca, la genetica non è l’unico fattore che determina lo sviluppo di forme gravi della malattia. Ad un più alto tasso di ricoveri e decessi contribuiscono anche altri elementi, come le condizioni socioeconomiche.
Nelle popolazioni di origine africana-caraibica, infatti, l’alto impatto del virus non coincide con una larga diffusione del gene LZTFL1, riscontrato solo nel 2 per cento dei soggetti in questa fetta di popolazione.

A parità di condizioni, però, ha spiegato a Bloomberg James Davies, professore associato di genomica ad Oxford, “se si possiede il genotipo a rischio e si sviluppa la malattia in forma grave, c’è un 50 per cento di possibilità che questa non venga sviluppata con il genotipo a rischio inferiore”.

Gli autori sottolineano che le persone che annoverano questo gene nel proprio Dna, traggono beneficio più di altri dalla vaccinazione, che resta, spiegano i ricercatori, “il modo migliore per proteggersi dal virus”.
Il passo successivo, ora, sarà quello di trovare una cura adatta per chi per predisposizione genetica rischia di ammalarsi in modo più grave.
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