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“Li abbiamo finanziati”: gli USA parlano dell’origine del COVID-19

© Foto : Pixabaypipistrelli
pipistrelli - Sputnik Italia, 1920, 06.11.2021
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Gli USA hanno ammesso di aver finanziato le ricerche dell’Istituto di Virologia di Wuhan. Questo ha nuovamente alimentato l’interesse nei confronti dell’ipotesi secondo cui il virus che ha scatenato la pandemia da COVID-19 sarebbe fuoriuscito dal laboratorio.
Alcuni ritengono che gli scienziati americani e cinesi abbiano condotto sperimentazioni particolarmente pericolose con il coronavirus dei pipistrelli. Tuttavia, non disponiamo di conferme dirette di questa ipotesi.

Coincidenze o conseguenze: da dove viene il virus?

A dicembre del 2019 a Wuhan scoppiò un focolaio di un'insolita infezione respiratoria che provocava una polmonite letale. La patologia si diffuse rapidamente in tutto il mondo. Poco dopo venne decodificato il genoma dell’agente patogeno. Emerse che si trattava di un beta-coronavirus, ossia proprio la tipologia di patogeni su cui lavorava l’Istituto di virologia dell’Accademia nazionale cinese delle Scienze di Wuhan. Non sorprende, dunque, che si cominciò a sospettare di una fuoriuscita dal laboratorio.
Nella primavera del 2020 l’OMS creò una commissione di indagine sull’origine della nuova infezione. Esperti provenienti da 10 Paesi visitarono l’Istituto di Virologia di Wuhan, il mercato al quale è collegato il primo focolaio, presero dei campioni, studiarono i documenti, ma non trovarono tracce del patogeno del COVID-19 nel laboratorio.
“Non vi sono evidenze del fatto che qualcuno possa aver lavorato con questo virus in passato e di un’avvenuta fuoriuscita del patogeno”, sostiene Peter Ben Embarek, uno dei membri della commissione dell’OMS.
Il presidente statunitense Biden ha disposto un’indagine sul caso. A fine agosto gli è stato presentato un rapporto e alla cittadinanza è stato comunicato che entrambe le versioni (la fuoriuscita dal laboratorio e l’origine naturale del virus) sono verosimili, ma non si dispone di dati sufficienti per verificarne una piuttosto che l’altra.
L’unico elemento di cui sono convinti i servizi segreti è che la Cina non ha messo a punto il patogeno del COVID-19 come arma biologica. Biden ha comunque dichiarato che continuerà ad occuparsi del caso.

La trasmissione del virus

Gli USA sono stati uno dei Paesi più colpiti dalla pandemia. Il COVID ha causato 743.000 vittime e ha colpito duramente l’economia nazionale. Per ironia della sorte, a Wuhan si studiava il coronavirus grazie ai fondi dei contribuenti americani.
Nel 2012 due team di scienziati provenienti da diversi Paesi, tra cui gli USA, hanno modificato geneticamente, l’uno indipendentemente dall’altro, il virus dell’influenza aviaria H5N1. Questo virus è pericoloso per l’uomo, ma è possibile infettarsi solamente tramite gli uccelli acquatici, perché l’infezione uomo-uomo non avviene. Cercando di comprendere perché la trasmissione avvenga in questo modo e se il virus potesse diventare ancor più contagioso, gli scienziati hanno leggermente lavorato sulla proteina superficiale emoagglutinina, con l’ausilio della quale l’infezione penetra nelle cellule del mammifero. Gli scienziati hanno poi contagiato dei visoni con il virus e gli hanno consentito di evolversi. Alla fine hanno ottenuto una variante contagiosa per i roditori.
Questi esperimenti vengono definiti gain-of-function research. Molti dubitano della loro eticità. Da un lato, infatti, consentono di elaborare nuovi farmaci e vaccini antivirali e di gestire pericolose epidemie, ma dall’altro vi sono diversi rischi.
Nel 2014, dopo diversi incidenti, gli USA hanno vietato questa tipologia di esperimenti sull’influenza e sui coronavirus. Intanto, i National Institutes of Health (NIH) hanno assegnato dei fondi a EcoHealth Alliance per finanziare l’Istituto di Virologia di Wuhan.
EcoHealth è una organizzazione non governativa che segue le orme della fondazione istituita negli anni ’70 dal naturalista britannico Gerald Durrell per la tutela della natura selvatica.
Oggi tra i progetti della NGO figurano la ricerca di infezioni potenzialmente pericolose per l’uomo e la prevenzione delle epidemie. A capo di EcoHealth vi è Peter Daszak, esperto britannico di malattie zoonotiche. Nonostante l’evidente conflitto di interessi, Daszak è stato l’unico rappresentante statunitense in seno alla summenzionata commissione dell’OMS.

EcoHealth ha elargito sovvenzioni per 600.000 dollari al laboratorio guidato dalla virologa Shi Zhengli, la quale è famosa per aver scoperto un “serbatoio naturale” di un virus analogo a SARS-CoV, patogeno della polmonite atipica di cui ci fu un focolaio all’inizio degli anni 2000 in Cina. Si tratta dei pipistrelli della famiglia Rhinolophidae, che abitano le grotte della provincia dello Yunnan.

Versione migliorata del coronavirus

I pipistrelli sono fonte di pericolose infezioni, come l’ebola, la febbre di Marburg, il Nipah, l’Hendra. Nelle popolazioni di pipistrelli circolano dei coronavirus in grado di infettare l’uomo come quelli della SARS.

I virus analoghi ai SARS si attaccano alle cellule dei mammiferi con l’ausilio di proteine spike superficiali, riconoscono i recettori ACE2, li confondono e penetrano all’interno. La maggior parte dei virus dei pipistrelli non sono in grado di eseguire queste operazioni, quindi non sono pericolosi per l’uomo. Ci si potrebbe chiedere allora in che modo sono nate queste mutazioni nella proteina spike. Secondo una delle ipotesi, il virus evolve preventivamente in ospiti intermedi come i pangolini. Ad esempio, il coronavirus che causa sporadici focolai di MERS in Medio Oriente vive nei cammelli. Tra l’altro, l’antenato di questo virus non è mai nemmeno stato trovato in natura.

Nel 2015 su Nature è uscito un articolo di un team di scienziati guidato da Shi Zhengli e dal ricercatore americano Ralph Baric, dell’Università della Carolina del Nord. L’articolo presentava i risultati di alcuni esperimenti sui coronavirus dei pipistrelli. Nel SARS-CoV è stata introdotta una proteina spike superficiale di un altro coronavirus. Il virus chimera ha infettato le cellule umane e di cavie umanizzate (animali geneticamente modificati con recettori umani ACE2 sulle membrane cellulari). I roditori infettati dal virus chimera si ammalavano con maggiore intensità.
Nel 2017 Shi Zhengli ha pubblicato uno studio con Peter Daszak. Questa volta i due hanno geneticamente inserito la proteina spike di 8 coronavirus di pipistrelli nel coronavirus WIV1. I nuovi agenti patogeni hanno infettato le linee cellulari epatiche dei Cercopitechi e dell’uomo HeLa, utilizzando come punto di ingresso i recettori ACE2.
Questo articolo scatenò un acceso dibattito durante le audizioni del Congresso statunitense nel mese di maggio di quell’anno. Il senatore Rand Paul insisteva sul fatto che si trattasse di una gain-of-function research e che gli USA stessero quindi finanziando delle ricerche di fatto vietate. Mentre Anthony Fauci, il principale epidemiologo del Paese, negava.
La situazione è stata acclarata soltanto di recente, quando il Senato ha ricevuto una lettera dai NIH, che è stata condivisa anche in Rete. “I dati genomici pubblicati dimostrano che i coronavirus dei pipistrelli, studiati grazie ai fondi dei NIH e di EcoHealth all’Istituto di Virologia di Wuhan, non sono diventati e non potevano diventare SARS-CoV-2”, si legge.
Va detto che anche l’Unione Europea ha sponsorizzato l’Istituto di Virologia di Wuhan mediante il programma Horizon 2020. Ma, per via di alcuni ritardi, l’UE ha interrotto i finanziamenti.

Pro e contro

Oggi gli scienziati ritengono che si sia verificata una trasmissione naturale del virus dai pipistrelli all’uomo, probabilmente mediante un ospite intermedio. Questo è successo più volte in passato. Basti ricordare le epidemie di HIV, influenza aviaria, Zika, ebola, SARS e MERS. Non sempre si riesce a trovare direttamente in natura da dove provenga il virus, ma vi sono sempre dei virus “imparentati” in natura.
L’argomento principale contro la versione della fuoriuscita dal laboratorio è la differenza eccessiva che si riscontra tra i genomi di SARS-CoV-2 e i virus oggetto delle sperimentazioni di Wuhan.

L’unico ceppo in grado di infettare l’uomo è stato rilevato nei pipistrelli delle grotte dello Yunnan, è il virus RaTG13. I loro genomi sono simili al 96%. Di recente, gli scienziati dell’Istituto Pasteur hanno scoperto un coronavirus simile al 96,8% nel Laos settentrionale.

Il genoma di SARS-CoV-2 e SARS-CoV coincide per il 75%. Nella regione che contiene le informazioni relative alla proteina spike è presente però una importante differenza. Infatti, nel SARS-CoV-2 si registra la presenza di 4 nucleotidi che consentono di attirare un ulteriore enzima per la scissione della proteina spike in due parti quando si aggancia al recettore ACE2 per facilitare la penetrazione attraverso la membrana cellulare.

Questo ha subito attirato l’attenzione degli scienziati, in quando nessuno dei coronavirus “parenti” presenta questa struttura. Non è chiaro come e quando SARS-CoV-2 l’abbia acquisita. I genetisti conoscono già questa sequenza, ma in un’altra forma. Si tratta di un ulteriore argomento contro la fuoriuscita di una mutazione di laboratorio, in quanto non sarebbe possibile per degli scienziati riprodurre questa struttura in maniera così precisa.

Esperimenti simili erano comunque stati pianificati da EcoHealth, che nel 2018 aveva richiesto un finanziamento alla DARPA, l’Agenzia per i progetti di ricerca del Ministero della Difesa statunitense. Ma il finanziamento non è stato concesso. Il documento è finito nelle mani dei media grazie al gruppo DRASTIC, che riunisce volontari i quali stanno indagando sulla versione della fuoriuscita di materiale biologico dal laboratorio.
L’ispiratore di DRASTIC è l’imprenditore canadese di origini russe Yury Deyghin. I volontari stanno cercando documenti sulle sperimentazioni condotte nel laboratorio di Shi Zhengli. Durante l’autunno dello scorso anno, Deyghin e la microbiologa Rossana Segreto hanno pubblicato su una rivista scientifica un articolo a supporto della loro ipotesi. “L’origine artificiale del virus SARS-CoV-2 non è soltanto una teoria del complotto che va presa in considerazione. Gli scienziati sono tenuti a passare al vaglio tutte le possibili cause”, concludono gli esperti.
I sostenitori del salto naturale di specie ritengono che il focolaio di Wuhan sia stata una spiacevole coincidenza. “Se l’epidemia fosse scoppiata non a Wuhan, ma ad esempio a Pechino, probabilmente avrebbero comunque trovato nelle vicinanze un laboratorio sospetto”, sostiene il biologo Aleksandr Panchin dell’Istituto Harkevich dell’Accademia nazionale russa delle Scienze.

Di recente, Panchin e il genetista dell’MGU e di Harvard Aleksandr Tyshkovsky hanno criticato la versione della fuoriuscita dal laboratorio. Mancherebbe, infatti, uno scenario concreto in cui questo sarebbe potuto accadere.

Per ora, l’origine di SARS-CoV-2 è avvolta dal mistero. Le ricerche del suo antenato in natura potrebbero durare un intero anno e potenzialmente non dare alcun risultato. Ad esempio, il più prossimo cugino di SARS-CoV è stato cercato per 14 anni, ma la fonte del focolaio di Ebola del 2014 non è ancora stata trovata.
di Tatiana Pichugina
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