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Dose "booster", Accademia della Crusca: in italiano si dice dose di "richiamo"

© Sputnik . Georgiy Zimarev / Vai alla galleria fotograficaVaccinazione degli operatori sanitari in Russia
Vaccinazione degli operatori sanitari in Russia - Sputnik Italia, 1920, 06.11.2021
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Il giornalismo italiano è solito introdurre nel suo linguaggio quotidiano parole prese a prestito in particolare dalla lingua inglese e, forse per eccessiva fretta dettata dai tempi della “notiziabilità”, si dimentica di riflettere se non vi sarebbe un corrispondente italiano da utilizzare in luogo della parola straniera.
Così a porre rimedio, e per fortuna, interviene l’Accademia della Crusca, l’istituzione che in Italia e all’estero tutela la lingua italiana.
Come già fatto in altre occasioni in questo periodo di pandemia, l’Accademia della Crusca ci ricorda che determinate parole inglesi hanno un equivalente in italiano. Questo è il caso della parola inglese “booster” che i giornalisti abusano nell’uso da quando i governi hanno aperto alla somministrazione della terza dose di richiamo ai cittadini che hanno completato il primo ciclo vaccinale contro la Covid-19.
Ecco, dose di richiamo e non “booster”, sollecita l’Accademia della Crusca.
Il richiamo, ma non inteso nel senso di dose vaccinale, viene dal presidente dell’Accademia della Crusca, Claudio Marazzini e nei confronti dei media non è per nulla tenero.

“La diffusione indiscriminata e acritica, tramite i media e non solo, della parola 'booster' da sola e senza l'equivalente italiano, che pure esiste, mostra che ancora una volta si è persa l'occasione di aiutare gli italiani a capire meglio, forse per 'educarli' all'abbandono della loro lingua, o per dimostrare che l'italiano non ha parole adatte. E questo non è vero, perché 'richiamo', per i vaccini, esiste dalla prima del Novecento”, dice il professore Marazzini all’Adnkronos.

Gli altri interventi dell’Accademia durante la pandemia

In altri interventi a difesa della lingua italiana in tempo di pandemia, l’Accademia della Crusca aveva invitato ad usare termini più appropriati per la traduzione in lingua italiana di “social distancing”. La traduzione letterale è distanziamento sociale e questa è stata adottata già nel 2006 dall’Istituto superiore di sanità a proposito di un ceppo virale potenzialmente pandemico. Da qui il termine è stato esteso anche alla pandemia di coronavirus, quando si è affermato pubblicamente. Sarebbe stato più appropriato diffondere espressioni come distanziamento interpersonale o distanziamento fisico, perché la prima ha generato anche disorientamento nelle persone.
E ancora l’Accademia della Crusca è intervenuta per rispondere alla domanda: si dice il Covid-19 o la Covid-19? Spiegando in un lungo articolo che la forma corretta è la seconda.
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