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Opec+: confermato aumento produttivo a 400mila barili al giorno, ma gli USA dicono "non basta"

© Depositphotos / ZurijetaPiattaforma per estrazione del petrolio
Piattaforma per estrazione del petrolio - Sputnik Italia, 1920, 05.11.2021
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Per gli Stati Uniti, l'organizzazione dei paesi esportatori di petrolio rischia di mettere in pericolo la ripresa economica del mondo intero, con la conferma del mantenimento della produzione ai valori prestabiliti.
Per gli USA, si può fare di più. Non basta l'aumento previsto per la produzione di greggio a 400mila barili al giorno. Gli Stati Uniti si dichiarano pronti ''ad usare qualunque mezzo'', per abbassare i prezzi.
Secondo un portavoce della Casa Bianca, il governo Biden cercherà con ogni mezzo possibile di contrastare l'aumento dei prezzi del greggio e suoi derivati.
L'amministrazione Biden avanza forti critiche sulla decisione dell'Opec+, organizzazione che raggruppa i maggiori paesi esportatori, tra cui Arabia Saudita, Kuwait, Emirati Arabi Uniti, Venezuela, e che in pratica regola e monopolizza la produzione mondiale del cosiddetto 'oro nero'.

''L'Opec Plus sembra non voler usare la capacità e il potere che ha in questo momento cruciale della ripresa globale per i Paesi di tutto il mondo. Dal nostro punto di vista, la ripresa globale non dovrebbe essere messa in pericolo da un disallineamento fra l'offerta e la domanda'', riporta RaiNews24.

L'organizzazione ha deciso di confermare l'attuale aumento produttivo, che si attesta sui 400mila barili al giorno, almeno fino alla prossima riunione dell'Opec+, prevista per il mese di dicembre 2021. Questo, nonostante le pressioni della Casa Bianca e l'aumento della domanda, meccanismo che ha portato ad un aumento dei prezzi e che ha suscitato la preoccupazione non solo dell'America, ma anche di altri paesi.
Si ricorderà, già le dichiarazioni del presidente della Federazione Russa Vladimir Putin circa il rischio che il prezzo di un barile di petrolio toccasse quota 100 dollari avevano destato la preoccupazione non solo degli Stati Uniti, ma anche del Giappone.
Ora la decisione di Opec+ di mantenere i ritmi già fissati in precedenza non fa che destare maggiormente l'attenzione dei grandi consumatori, primi tra tutti l'America, in qualità di paese tra i maggiori importatori di greggio.
Nell'incontro avutosi tra Opec e altri paesi esportatori non facenti parte dell'organizzazione, ma con grande potere produttivo e decisionale, come la Russia, si è deciso ''l'impegno a garantire un mercato petrolifero stabile ed equilibrato e l'approvvigionamento efficiente e sicuro'', riporta ancora RaiNews24.
Ciò vuol dire, in pratica, stabilità di produzione.
L'organizzazione tiene a sottolineare, però, come l'estrema volatilità dei prezzi non dipenda dal comparto produttivo, ma piuttosto da altre variabili in gioco:

Il cartello economico ha rimandato ad "altre parti del settore energetico al di fuori dei mercati petroliferi" la responsabilità della "estrema volatilità e instabilità" che sta facendo balzare i prezzi energetici, riporta RaiNews24.

Opec+ aveva in primis ridotto la produzione all'inizio della pandemia, a causa del crollo della domanda. La produzione era poi stata aumentata gradualmente con l'intento di riportarla ai livelli precedenti la pandemia. Il 22° vertice dell'organizzazione ha confermato le decisioni prese al vertice datato 12 aprile 2020 e in quelli successivi.
La prossima riunione avrà luogo il 2 dicembre 2021.
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