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La crisi climatica preoccupa gli italiani, ma non tutti sanno di cosa si tratta

© AFP 2021 / Andy Buchanan Attivisti di Ocean Rebellion durante una manifestazione a Glasgow
Attivisti di Ocean Rebellion durante una manifestazione a Glasgow - Sputnik Italia, 1920, 05.11.2021
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Secondo un sondaggio dell'Enea gli italiani non sono informati a sufficienza sulle cause e gli effetti dei cambiamenti climatici.
Nove italiani su dieci sanno che i cambiamenti climatici hanno subito un’accelerazione dagli inizi del ‘900 ma solo il 43 per cento è cosciente del fatto che la “febbre del pianeta” può incidere fino all’8 per cento sul Pil pro capite. E sono ancora meno, due su dieci, quelli che sanno che il settore energetico è più inquinante di quello dell’industria.
È un questionario dell’Enea a fotografare il grado di consapevolezza degli italiani su crisi climatica e riscaldamento globale. I risultati sono stati pubblicati ieri, in concomitanza con il vertice della Cop26 in corso a Glasgow e rivelano che gli italiani sono abbastanza informati sul tema dell’ambiente ma non sanno ancora con precisione quali sono le cause dei cambiamenti climatici, i loro possibili effetti e le misure che potrebbero contrastarli.
A rispondere al questionario, composto da 20 domande, suddivise in 5 parti, sono state 1.300 persone di età compresa tra i 10 e gli 80 anni, provenienti da tutte le regioni italiane, e in modo particolare da Lazio, Emilia-Romagna e Puglia.
“Questo sondaggio ci ha permesso di raccogliere informazioni interessanti sulle convinzioni più diffuse nel campo del cambiamento climatico, evidenziando errori di interpretazione e luoghi comuni”, ha spiegato Melania Michetti, ricercatrice della divisione Modelli e tecnologie per la riduzione degli impatti antropici e dei rischi naturali dell’Enea, ideatrice dell’iniziativa.
Tra questi c’è quello che riguarda l’industria. L’84 per cento dei partecipanti crede che sia il settore più inquinante, mentre in realtà è quello energetico che è responsabile della fetta maggiore delle emissioni di Co2. Non solo. La percentuale di chi sa che il settore agricolo è tra i più impattanti per emissioni di carbonio dopo quello dell'energia si ferma al 21 per cento. Solo il 32 per cento, inoltre, sa che c’è proprio il cambiamento climatico tra le cause della pandemia Covid.
Il ruolo del clima sullo scioglimento dei ghiacciai e sull’aumento del livello del mare ormai, invece, è dato per scontato rispettivamente dal 97 e dall’86 per cento degli intervistati. Ma solo il 42 per cento sa che “l’ondata di calore del 2003 è ascrivibile alla febbre del pianeta”.
Un italiano su due non conosce il contenuto dell’Accordo di Parigi né sa molto della Cop26 in corso a Glasgow, del Piano Nazionale Integrato per l’Energia e il Clima e degli obiettivi al 2030 per la de carbonizzazione.
E ancora, se è noto che il cambiamento climatico non favorirà il turismo costiero e aumenterà il numero dei migranti, ancora in pochi sanno che le variazioni del clima avranno ricadute positive su alcune colture e avranno l’effetto di modificare le rotte commerciali marittime. Quasi tutti, infine, sanno che la Cina è tra i Paesi che emettono il maggior numero di gas serra, ma pochi che il record di emissioni pro-capite è prodotto nell’ordine da Stati Uniti, Russia e Giappone.
Se dal punto di vista teorico va così così, gli italiani sono promossi nella pratica, con il 94 per cento che assicura di fare la raccolta differenziata, il 53 per cento che sceglie di non usare imballaggi in plastica, il 74 per cento che non utilizza plastiche monouso, il 71 per cento che assicura di non sprecare acqua ed energia e il 79 per cento che si impegna ad acquistare cibo locale e di stagione.
I contrari a ridurre i viaggi in aereo e il consumo di carne, invece, sono rispettivamente il 21 e il 19 per cento.
“Diffondiamo i risultati del sondaggio in occasione della COP26 di Glasgow, che dovrebbe segnare un ulteriore passo in avanti dopo gli accordi di Parigi sul clima del 2015. Ci aspettiamo che in questo vertice ONU i leader delle economie più forti che guidano la classifica dei grandi emettitori di gas serra suggeriscano azioni concrete e misurabili per la riduzione delle emissioni di gas climalteranti", ha affermato Gianmaria Sannino, responsabile del Laboratorio Modellistica Climatica e Impatti della stessa agenzia.
Un fallimento di questo vertice, ha aggiunto l’esperto, determinerebbe “una disastrosa battuta d’arresto e non possiamo permettercelo”.
“In questo contesto, - ha concluso il ricercatore - diventa essenziale sensibilizzare l’opinione pubblica e consolidare la conoscenza di cause e conseguenze del cambiamento climatico, rafforzando il dialogo tra scienza e società civile”.
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