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Covid, paura per l'aumento dei casi. E i deputati chiedono di non riaprire il Transatlantico

© Foto : CC-BY-NC-SA 3.0 IT / governo.itCamera dei Deputati, 02/11/2020 - L'aula nel corso delle comunicazioni del Presidente Conte.
Camera dei Deputati, 02/11/2020 - L'aula nel corso delle comunicazioni del Presidente Conte.  - Sputnik Italia, 1920, 05.11.2021
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Da lunedì prossimo è previsto il ritorno alla normalità nelle aule parlamentari. Ma un gruppo di 53 deputati chiede di fare un passo indietro: "In questa fase in cui non può dirsi scongiurato il pericolo di contagio".
Mancano pochi giorni alla riapertura del Transatlantico, il corridoio liberty della Camera dei Deputati, luogo di incontro tra parlamentari e giornalisti, e della buvette di Montecitorio. Doveva essere “un passo avanti per il ritorno alla normalità”, aveva detto il presidente della Camera, Roberto Fico. Ma in molti, tra quelli che siedono sugli scranni del Parlamento, non si sentono ancora pronti a farlo.
Le ragioni vengono messe nero su bianco in una lettera indirizzata proprio alla terza carica dello Stato, in cui, sull’onda della preoccupazione per l’aumento dei contagi e dell’indice Rt, 53 deputati di Forza Italia, Pd, Cinque Stelle, Italia Viva, Coraggio Italia, Liberi e Uguali e gruppo misto, chiedono di far slittare le riaperture.

“Il cambio di modalità comunicato desta non poche preoccupazioni con riferimento all’emergenza epidemiologica ancora in corso, - si legge nel testo, riportato dall’agenzia Nova - posto che anche un solo caso di contagio ben potrebbe mettere a rischio la continuità dei lavori parlamentari di tutta l’Aula”.

I parlamentari, tra cui Andrea Romano, del Pd, e l’ex ministro del primo governo Conte, Lorenzo Fioramonti, si dichiarano per questo contrari “al superamento del vincolo numerico per la frequentazione delle aule parlamentari e alla rimozione delle postazioni attualmente presenti in Transatlantico in questa fase in cui non può dirsi scongiurato il pericolo di contagio né considerarsi conclusa la pandemia”.
Nell’Aula di Montecitorio, obiettano ancora, non ci sono porte né finestre per assicurare il ricambio d’aria. “Qualora il cambio di modalità comunicato il 27 ottobre 2021 sia confermato, - inclazano per questo i deputati - vengano attuate misure efficaci al fine di garantire un sistema di controllo rigido e attento durante lo svolgimento dei lavori parlamentari, richiedendo un senso di responsabilizzazione da parte dei presidenti di turno”.
Insomma, per il gruppo di firmatari la fuga in avanti dei questori della Camera dovrebbe essere arrestata valutando l’opportunità di “confermare le attuali modalità circa la frequentazione delle aule parlamentari e i relativi vincoli numerici, consentendo, per i mesi avvenire, la permanenza delle postazioni già presenti all’esterno dell’Aula, dati gli evidenti rischi connessi alla struttura della stessa, al numero di presenti e, nondimeno, alle lunghe durate di permanenza in loco da parte dei deputati”.
“Attualmente, - si legge ancora nel documento - lo stato di emergenza è stato prorogato fino al 31 dicembre 2021 ma, anche in vista del periodo invernale, non può non tenersi conto che il virus sia ancora in circolazione e che siamo all’inizio della stagione del virus influenzale”.
A protestare, però, sono i giornalisti iscritti all’Associazione della Stampa Parlamentare, che chiedono che non si torni indietro sulla decisione di riaprire le porte del “salotto della politica”, considerato uno dei luoghi simbolo della democrazia.
“Ci sfugge l'invito alla proroga di un regime speciale che oggi è stato ormai superato ovunque", scrivono in una nota, pubblicata da Repubblica, auspicando che “la Camera confermi il ritorno alla normalità per lunedì prossimo”.
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