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Rapporto Save the Children: in Italia crescono sempre più bambini poveri

© Foto : Pixabaybambina al computer
bambina al computer - Sputnik Italia, 1920, 04.11.2021
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In Europa, nonostante sia una delle zone più ricche al mondo, crescono 20 milioni di bambini in povertà. In Italia sono oltre 200mila i bambini poveri in più nel 2020, rispetto all’anno precedente. Questo è il quadro che emerge dall’ultimo rapporto di Save the Children. Sono il futuro, ma oggi sono sempre più poveri.
Sono davvero impressionanti i dati raccolti da Save the Children: oltre un milione sono i minori che in Italia vivono in povertà assoluta, aumentati di 200mila unità nell’ultimo anno a causa della pandemia. Le più esposte sono le famiglie numerose e quelle con un backround migratorio.
Quali misure sono necessarie per evitare che i bimbi poveri di oggi diventino degli adulti poveri domani? Come lottare contro la povertà economica, ma anche educativa delle famiglie? Sputnik Italia ha raggiunto per un’intervista in merito Isabella Catapano, direttore generale della Fondazione “L’Albero della Vita”, impegnata in prima linea in progetti di contrasto alla povertà delle famiglie.
- In Italia, nel 2020, sono 200mila in più i bambini in povertà assoluta, rispetto all’anno precedente. Isabella Catapano, la pandemia non ha di certo migliorato la situazione?
- Sì, purtroppo il Covid ha peggiorato questo dato. Gli ultimi anni c’erano stati dei miglioramenti, ma con la pandemia è peggiorato tutto il quadro. Tanti genitori sono rimasti senza lavoro o magari sono finiti in cassa integrazione. Tante famiglie in stato precario sono finite in povertà assoluta.
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- La vostra fondazione ha un programma di contrasto alla povertà delle famiglie con bambini. Ce ne può parlare?
- Abbiamo un programma in tutta Italia che si chiama “Varcare la soglia”. Siamo presenti in tante città italiane, soprattutto nelle periferie più difficili, nell’ultimo anno e mezzo il lavoro è diventato più intenso. Noi accogliamo e aiutiamo le famiglie segnalate dalle scuole o dagli assistenti sociali. Le famiglie arrivano con diverse difficoltà. Noi organizziamo dei corsi per i bambini, gli aiutiamo a fare i compiti, diamo una mano con l’alimentazione. Siamo operativi a Palermo, Napoli, Genova, Perugia, Catanzaro e anche a Milano.
- A proposito di alimentazione. Andrebbe sfatata la correlazione fra povertà e magrezza. In realtà con la povertà sorge il problema dell’obesità nei bambini, non è vero?
- Esatto. Anche da questo punto di vista la pandemia non ha per niente aiutato. Molti bimbi facevano l’unico pasto sano ed equilibrato per la loro crescita a scuola; con la chiusura delle scuole molti bambini non hanno potuto ricevere questo pasto completo. A casa, come sappiamo, spesso i bambini mangiano le merendine. Noi ad esempio facciamo un corso per i genitori sull’alimentazione. È importante mangiare non in quantità, ma cibo di buona qualità. I bambini assumono troppi zuccheri. Il tema dell’alimentazione è centrale per quanto riguarda la povertà.
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- Oltre alla povertà economica, ci sono diversi tipi di povertà, come quella educativa. Si tratta di aspetti un po’sottovalutati?
- Sono d’accordo. Con la nostra fondazione abbiamo fatto delle ricerche assieme all’università di Palermo e abbiamo scoperto che tanti bambini non hanno potuto seguire la DAD, perché i genitori non c’erano, perché lavoravano o perché non avevano i mezzi. Tanti bimbi non sono più tornati a scuola, non hanno seguito le lezioni, magari anche perché in casa c’era solo un apparecchio digitale. L’anno scorso abbiamo raccolto fondi anche per dare ai bambini la possibilità di usufruire di un tablet e di una connessione. Oggi se una persona non ha una connessione internet è catalogata come povera, perché è tagliata fuori dal mondo. La povertà educativa va contrastata con politiche serie.
- Si parla tanto, in questo periodo, di politiche per uscire dalla crisi, per creare posti lavoro, ma non si parla mai dei bimbi che vivono in povertà tutt’oggi in Italia. Che cosa dovrebbe fare il governo? Quali politiche sono necessarie per garantire ai bambini un futuro migliore?
- L’Italia, con il piano Pnrr, grazie al Cielo, sta investendo delle risorse anche nella scuola. Sicuramente la scuola non è un luogo necessario solo per dare l’insegnamento ai bambini, ma è anche un posto dove ricevere un pasto buono, dove i bambini possono seguire tante attività importanti. Le scuole possono anche intercettare i bambini che hanno delle difficoltà, spesso le famiglie non chiedono e non sanno dove chiedere aiuto.
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Servono delle politiche a sostegno delle famiglie con bambini, sono necessari aiuti non solo economici, ma anche psicologici. Le famiglie straniere hanno bisogno di integrarsi studiando l’italiano. Bisogna lavorare con i bambini, ma non dobbiamo dimenticarci anche dei genitori. E ovviamente la cosa più importante è il lavoro, senza non si riparte. Quindi c’è bisogno di corsi di formazione. Vi sono settori economici dove c’è più bisogno di personale, ma i cittadini non sono formati per quelle mansioni. Bisogna fare formazione e insegnare i mestieri richiesti dal mercato.
- Speriamo che i bambini tornino al centro dell’attenzione anche dei politici.
- Sono il futuro, speriamo che con il Pnrr si stanzierà sempre di più nella scuola. Speriamo di riuscire a dare un futuro migliore ai nostri bambini.
L'opinione dell'autore può non coincidere con la posizione della redazione.
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