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Il dl Infrastrutture e mobilità sostenibile diventa legge: ok alla stretta sui monopattini

© Sputnik . Evgeny UtkinI monopattini elettrici in una città italiana
I monopattini elettrici in una città italiana - Sputnik Italia, 1920, 04.11.2021
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Il governo aveva posto la questione di fiducia al Senato sul testo che è stato approvato nella stessa formulazione della Camera. Introdotti gli stalli “rosa” e pene più severe per i trasgressori sui parcheggi. Polemica sulle affissioni sessiste.
Con 190 voti favorevoli e 34 contrari, il Senato ha rinnovato la fiducia al governo e approvato in via definitiva il decreto Infrastrutture e mobilità sostenibile che diventa, quindi, legge.
Il testo, che è stato licenziato senza modifiche rispetto a quello votato dalla Camera, contiene anche la stretta sui monopattini, con regole più stringenti e più sicurezza.
Oltre alla mobilità leggera si introducono nel codice della strada gli “stalli rosa” per il parcheggio per le donne in gravidanza e i genitori con i figli fino a due anni di età, vengono rafforzate le sanzioni per chi occupa in modo illegale questi posti ed è stata approvata anche la norma sulle pubblicità sessiste, che per i critici è un modo per far rientrare il concetto di “gender” del ddl Zan.

Più regole per i monopattini

Nella parte relativa alla mobilità elettrica leggera, la legge prevede queste nuove norme:
il limite massimo di velocità dei monopattini elettrici pari a 20 km/h e non più 25 Km/h;
l’introduzione dell’obbligo del casco per i minori di 14 anni;
la confisca del mezzo e una multa in caso di modifiche al mezzo per aumentarne la velocità;
l’obbligo di stop, frecce e doppio freno sui monopattini;
lo stop al parcheggio sui marciapiedi, con aree di sosta ad hoc.

Le altre norme e la polemica sulle pubblicità

Nella legge si stabilisce anche che gli enti locali e il Ministero dell’Interno saranno tenuti a rendere pubblici i dati sulle entrate derivante dalle multe, comprese quelle emesse tramite autovelox.
In caso di multa per guida senza documenti, non si dovranno portare fisicamente alla Polizia, se si potranno reperire via web in modo tempestivo.
Si introduce anche l’obbligo di assicurazione per le auto ferme in aree private.
Il servizio taxi potrà essere svolto anche in bicicletta e in moto.
Infine, un elemento che ha creato polemiche: il divieto di esporre pubblicità sessiste per strada e sui veicoli come gli autobus.
Divieto anche di esporre messaggi violenti o offensivi, e che possano in qualche modo ledere le libertà individuali; i diritti civili e politici; il credo religioso; l’appartenenza etnica o le disabilità.
Questo tema ha scatenato aspre critiche: "Da oggi associazioni pro vita e pro famiglia come la nostra avranno sulla loro testa la scure della censura e del bavaglio sui temi quali il gender, l'ideologia Lgbt e l'identità di genere. La discriminazione voluta dal Ddl Zan alla fine è diventata realtà, semplicemente sotto falso nome", ha commentato Antonio Brandi, presidente di Pro Vita & Famiglia.
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