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Clima: non è più possibile evitare la catastrofe globale

© REUTERS / Yves HermanДелегаты на конференции ООН COP26 в Глазко
Делегаты на конференции ООН COP26 в Глазко - Sputnik Italia, 1920, 04.11.2021
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L’obiettivo, che consiste nell’evitare un aumento di oltre 1,5°C delle temperature, non è più realizzabile.
Prima dell’inizio della COP26 di Glasgow sul clima era stato diffuso il rapporto dell’UNEP, il Programma delle Nazioni Unite per l’ambiente, nel quale si legge che il divario tra i valori obiettivo e quelli reali di emissioni di Co2 non fa che aumentare.
Dunque, l’obiettivo, che consiste nell’evitare un aumento di oltre 1,5°C delle temperature (fissato dai partecipanti agli Accordi di Parigi), non è più realizzabile. Si prevede che durante la Conferenza venga annunciata l’assunzione di nuovi impegni e si propongano delle modalità per recuperare quanto perso. Molto probabilmente durante il vertice sul clima si parlerà essenzialmente dell’azzeramento delle emissioni di carbonio. Ma anche se questo ambizioso obiettivo verrà conseguito, è improbabile che in questo secolo l’umanità percepisca dei risultati positivi, ritengono gli scienziati.

Riscaldamento globale

Dopo la conclusione, nel 2015, degli Accordi di Parigi, i partecipanti (ossia quasi tutti i Paesi del mondo) hanno convenuto di incontrarsi ogni 5 anni per riesaminare i piani d’azione. Chiaramente, il riesame sarebbe stato sottoposto a ulteriori giri di vite. Il primo incontro era previsto per il 2020, ma è stato rimandato per via della pandemia. L’incontro, quindi, si tiene il 1° e il 2 novembre durante la 26° Conferenza della Parti (COP) della Convenzione quadro dell’ONU sui cambiamenti climatici (COP26).
“Il vertice di Glasgow è alle porte e continuiamo a essere sull’orlo di una catastrofe climatica”, ha dichiarato il 26 ottobre, in una conferenza stampa all’ONU, il segretario generale dell’organizzazione Antonino Guterres. “I piani annunciati consentiranno di ridurre le emissioni soltanto di un ulteriore 7,5%. Per raggiungere i nostri obiettivi, come si evince dal rapporto presentato, dovremmo assumerci impegni più consistenti per circa 7 volte”.
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Il documento principale per la COP26 è la prima parte, pubblicata in agosto, del 6° rapporto dell’IPCC (Gruppo intergovernativo sul cambiamento climatico) intitolata Cambiamenti climatici 2021. La base scientifica. Gli scienziati hanno analizzato i risultati degli ultimi studi e sono giunti a questa poco rassicurante conclusione: se non riusciremo a ridurre significativamente le emissioni di gas serra e a evitare che le temperature medie sulla Terra superino gli 1,5°C, il riscaldamento globale diventerà un processo irreversibile.
La conclusione degli esperti si fonda su oltre 14.000 studi effettuati negli ultimi anni, pertanto il rapporto dell’IPCC viene considerato la fonte più autorevole che aggrega il maggior numero di dati scientifici sul clima al mondo. Il rapporto contiene le informazioni più recenti sulle condizioni in cui versa il pianeta e dimostra quale futuro ci attende. Si noti che il rapporto precedente (il quinto, che è stato pubblicato nel 2015) è servito come base per la conclusione degli Accordi di Parigi.
Nel nuovo documento la correlazione tra l’impatto umano sul clima e l’aumento delle temperature è ancora più evidente. Per la prima volta è stato possibile distinguere l’aumento delle temperature provocato dall’uomo dalla componente ambientale. Gli esperti hanno stabilito che nell’ultimo decennio, rispetto al periodo 1850-1900, le temperature globali sono aumentate di 1,19°C e, di questi, 0,05° sono dovuti a fenomeni naturali, mentre i restanti 1,14° sono stati provocati dall’uomo. Se si continuerà in questo modo, in meno di 20 anni registreremo un aumento di altri 1,5°.
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Punto di non ritorno

Gli autori del rapporto sostengono che l’uomo sta modificando il clima in maniera irreversibile già oggi. I gas serra nell’atmosfera sono ai loro livelli massimi degli ultimi 125.000 anni. Anche se riuscissimo a conseguire una piena decarbonizzazione in questo momento, per via del funzionamento del sistema climatico globale, le temperatura continuerebbero ad aumentare almeno fino al 2050 e le conseguenze di questo fenomeno sarebbero percepite da più di una generazione.
“Alcune conseguenze, come l’innalzamento dei livelli del mare, sono irreversibili per centinaia e migliaia di anni”, sostiene l’IPCC.
A confermare le conclusioni degli esperti dell’ONU vi sono anche gli scienziati del Centro antartico dell’Università Victoria di Wellington.
La simulazione computerizzata dei climatologi neozelandesi ha dimostrato che, anche dopo il conseguimento degli obiettivi fissati negli Accordi di Parigi, la calotta di ghiaccio antartica continuerà a sciogliersi per diversi secoli. Le conseguenze potrebbero essere le più disparate. Secondo uno degli scenari, se i ghiacciai dell’Antartide occidentale si sciogliessero e finissero nell’oceano, i livelli del mare si innalzerebbero immediatamente di 1,5 metri.
Per evitare un aumento delle temperature globali di 1,5°C, rispetto ai livelli pre-industriali, secondo le stime degli scienziati, è necessario ridurre le emissioni di gas serra di circa la metà. E se tutto rimanesse così com’è oggi, entro la fine del secolo registreremmo un aumento delle temperature di 2,7°C.
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Ad ogni modo, le ondate di caldo, le siccità prolungare, gli incendi boschivi, le inondazioni, le tempeste e gli uragani si faranno sempre più frequenti anche in quelle aree in cui non vi erano mai stati o comunque erano una rarità. Con un aumento di 2°C registreremo un raddoppiamento dei cataclismi naturali e con un aumento di 2°C tali eventi quadruplicheranno in numero.

Decarbonizzazione totale ('net zero')

Abbiamo perso un’occasione, dovevamo agire ieri, sostengono gli esperti dell’ONU. Quindi, dobbiamo cercare soluzioni nuove e più radicali. Una delle possibili è “andare a net zero”, ossia azzerare le emissioni di Co2. Ben 86 Paesi (inclusi i 27 Stati membri dell’UE) hanno deciso di farlo entro il 2050. Questi Paesi producono oltre metà delle emissioni di gas serra e vantano un terzo della popolazione mondiale. Entro la fine del secolo il conseguimento di questo obiettivo rallenterà il riscaldamento globale di 0,5°C. Ma arriveremo comunque a 2,2°C in più.
Sebbene l’idea del net zero sia focale nell’ordine del giorno, molti scienziati dubitano che sia fattibile. Infatti, esperti di clima svedesi, norvegesi e austriaci hanno concluso che per raggiungere l’obiettivo di 1,5°C servirebbe una riduzione senza precedenti dei consumi di energia elettrica che nessuna economia al mondo riuscirebbe a reggere.
Bisognerebbem in maniera tempestivam effettuare la transizione ecologica di tutti i processi produttivi e logistici, mam nella realtàm si tratta di obiettivi molto complessi da raggiungere, anche considerato che in Asia continuano ad utilizzare essenzialmente il carbone. L’unico precedente storico lo si ritrova quando, tra gli anni ’70 e ’80, i Paesi europei effettuarono in massa la transizione al nucleare.
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Potenziale del metano

Un altro approccio è quello di ridurre le emissioni di metano, il principale gas serra che trattiene il calore molto più della Co2. Le emissioni annuali di metano (il 40% delle emissioni è di origine naturale, il 60% antropica) sono significativamente inferiori rispetto a quelle di Co2, ma l’impatto sul totale dei gas serra è importante, il 16%. La Co2 impatta per il 66%, ma la sua vita nell’atmosfera arriva anche a centinaia di anni, mentre quella del metano è di soli 10-12 anni. Quindi è possibile avere un effetto più rapido.
Secondo le stime, soltanto con le misure tecniche a nostra disposizione che non richiedono un grande dispendio di denaro saremmo in grado di ridurre le emissioni antropiche di metano del 20% in un anno. Se, invece, applicassimo nuove tecnologie, arriveremmo al 45%.
Tuttavia, i gas serra nell’atmosfera sono sempre di più. Stando ai dati pubblicati nel comunicato speciale dell'Organizzazione meteorologica mondiale, nel 2020 è stato battuto l’ennesimo record. La concentrazione di Co2 nell’atmosfera ha raggiunto le 413,2 parti su milione, ossia il 149%, rispetto ai livelli pre-industriali, il metano, invece, il 262% e l’ossido di diazoto il 123%. E questi valori sono stati registrati nonostante la temporanea riduzione delle emissioni legata alla pandemia.
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