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Crisi energetica in Libano: nuovo progetto con Egitto e Giordania

© Sputnik . Dmitrij Leltschuk / Vai alla galleria fotograficaGasdotto
Gasdotto  - Sputnik Italia, 1920, 03.11.2021
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Waleed Fayad, ministro dell’Energia e delle Risorse idriche del Libano, ha rilasciato un’intervista esclusiva a Sputnik, in cui ha parlato della realizzazione di un nuovo progetto di fornitura di energia elettrica e gas da Egitto e Giordania attraverso la Siria. Secondo Fayad, la fase preparatoria del progetto è già al termine.
— A Suo avviso, la crisi energetica in Libano si trova già a uno stadio avanzato?
— La crisi energetica in Libano è cronica e tende a peggiorare. Ma ha già raggiunto il suo punto critico di sviluppo: questo è accaduto quando è terminata la liquidità e non avevamo di che comprare nuova energia. Ad ogni modo, finché i libanesi hanno accesso ai generatori, è ancora presto per parlare di catastrofe.
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— Può condividere la Sua opinione in merito alla rimozione degli incentivi sui prodotti petroliferi?
— Il governo ha rimosso gli incentivi sui carburanti di importazione, fra cui il diesel, per tutelare gli interessi di diverse imprese. Ma chiaramente questa misura ha interessato anche il settore pubblico. Ad ogni modo il problema risiede nel fatto che il costo dell’energia elettrica è diventato molto alto per il comune cittadino e questo ha generato un aumento complessivo delle spese. Il governo al momento non è in grado di abbassare il prezzo dell’energia elettrica perché altrimenti non avrebbe denaro a sufficienza per alimentare la rete. Pertanto, siamo giunti alla realizzazione di un progetto nell’ambito del gas e dell’energia elettrica in partenariato con Libano, Egitto, Siria e Giordania. La realizzazione di questo progetto ci consentirà di risolvere la situazione.
— Le andrebbe di parlarci più nel dettaglio di questo progetto?
— Le parti coinvolte hanno profuso ingenti sforzi per rendere possibile il transito del gas dall’Egitto al Libano, passando per Giordania e Siria. Così, la centrale elettrica libanese di Deir Ammar riceverà carburante in via diretta e il Libano centrale potrà godere di un nuovo gasdotto.
Inizialmente pensavamo di riattivare l’accordo del 2009 sulle forniture e gli scambi di gas con Siria ed Egitto. Ma Il Cairo ha proposto un approccio del tutto innovativo per la gestione del transito. Egitto, Siria e Giordania hanno sottolineato la loro intenzione di aiutare il Libano in questa situazione difficile. Si noti a tal proposito che questi sforzi sono stati effettuati con il benestare della comunità internazionale e degli USA, dietro finanziamento della Banca mondiale.
— In quale fase di realizzazione si trova oggi il progetto?
— In una fase preparatoria molto avanzata. Stiamo trovando un punto di incontro su alcuni dettagli di natura commerciale, quali il prezzo del gas di transito e i prezzi del carburante. Abbiamo altresì determinato come utilizzare il denaro ricavato dal finanziamento della Banca mondiale. Sono già state approvate le capacità tecniche e operative necessarie: ad esempio, la ristrutturazione della rete gasiera in Libano, la partecipazione delle società egiziane, la verifica dell’operatività della centrale Deir Ammar in Libano. Insomma, si lavora freneticamente. È probabile che a brevissimo anche Il Cairo voglia parlare più nel dettaglio del progetto.
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— Ci può condividere dei dettagli circa l’accordo di trasporto dell’elettricità in Libano stretto con la Giordania?
— Parallelamente all’accordo egiziano, stiamo lavorando a un progetto per garantire il transito di energia elettrica dalla Giordania al Libano, passando per la Siria. L’accordo iniziale è già stato sottoscritto e sancisce i dettagli del transito dell’elettricità attraverso il territorio siriano. Secondo tale accordo, il Libano riceverà circa 250 MW al giorno. Rimane soltanto da sottoscrivere l’accordo intergovernativo finale, così da poter passare alla realizzazione del progetto.
— Entrambi i progetti sono ancora nella loro fase preparatoria. Quali provvedimenti sta adottando il Ministero al momento, per provare a ridurre l’onere della crisi energetica in capo ai cittadini libanesi?
— Sì, chiaramente, stiamo ponendo in essere delle azioni. Ad esempio, l’Iraq ci sta fornendo una parte dell’energia necessaria. In realtà, i volumi di energia che riceviamo al momento ci bastano per garantire al Paese 4 ore di energia elettrica. Al momento stiamo discutendo la possibilità di aumentare le forniture.

Stiamo comunque continuando a produrre energia elettrica presso la centrale Deir Ammar, la quale opera con il bismuto iraniano. La centrale è operativa ed è in grado di produrre fino a 1.000 MW di energia elettrica al giorno. Tuttavia, continuiamo ad avere bisogno dell’aiuto dei nostri fratelli arabi e vicini a livello regionale.

— A Suo avviso, le infrastrutture energetiche libanesi sono pronte ad accogliere grandi volumi?
— Sì, siamo pronti senza ombra di dubbio. Ma il Libano deve assolutamente diversificare le fonti energetiche e concentrarsi su quelle più sostenibili. Ma questo è un obiettivo a lungo termine.
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