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Cop26, l'appello di Papa Francesco per salvare il clima: "Non c'è più tempo per aspettare"

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Papa Francesco - Sputnik Italia, 1920, 03.11.2021
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Il Papa è intervenuto alla conferenza dell'Onu sul clima di Glasgow con un messaggio affidato al segretario di Stato Pietro Parolin.
È necessario intervenire subito con azioni collegiali, solidali e lungimiranti per un modello di sviluppo inclusivo, attento al mondo del lavoro e al "debito ecologico" che danneggia i Paesi più poveri. È questo il messaggio che Papa Francesco ha affidato al segretario di Stato Pietro Parolin, intervenuto nella serata di ieri alla conferenza dell'Onu sul clima di Glasgow.
La Cop26 "ha l'importante compito di mostrare all'intera comunità internazionale - spiega il Pontefice - se realmente sussiste la volontà politica di destinare con onestà, responsabilità e coraggio maggiori risorse umane, finanziarie e tecnologiche per mitigare gli effetti negativi del cambiamento climatico così come per aiutare le popolazioni più povere e vulnerabili, che sono quelle che ne soffrono maggiormente".
Come la pandemia di Covid-19 ha dimostrato la necessità di "profonda e solidale collaborazione tra tutti i popoli del mondo", così la lotta al cambiamento climatico non vede alternative ad azioni coordinate e responsabili.

"Decidere queste azioni - scrive il Papa rivolgendosi ai partecipanti alla Cop26 - spetta oggi a voi, perché davvero si possano assicurare "condizioni di una vita degna dell'umanità di oggi e di domani in un pianeta 'sano'".

Francesco sostiene la necessità di operare "un cambiamento d'epoca, di una sfida di civiltà per la quale vi è bisogno dell'impegno di tutti, in particolare dei Paesi con maggiori capacità, che devono assumere un ruolo guida nel campo della finanza climatica, della decarbonizzazione del sistema economico e della vita delle persone, della promozione di un'economia circolare, del sostegno ai Paesi più vulnerabili per le attività di adattamento agli impatti del cambiamento climatico e di risposta alle perdite e ai danni derivanti da tale fenomeno".
La Santa Sede contribuisce al cambiamento con l'adozione da un lato di "una strategia di riduzione a zero delle emissioni nette", per quanto riguarda lo Stato della Città del Vaticano entro il 2050, e dall'altro con la promozione di "un'educazione all'ecologia integrale" che favorisca nuovi comportamenti e un nuovo "modello culturale di sviluppo incentrato sulla fraternità'" e sull'alleanza uomo-natura.
"Un impegno educativo - scrive il Papa - che vede un'ampia convergenza da parte dei rappresentanti di tante fedi e tradizioni religiose che ancora il 4 ottobre si sono trovate insieme nel formare un appello comune".
Nel dialogo inter-religioso "voci differenti e con diverse sensibilità" convergono nell'impegno ad avviare un cambiamento per il passaggio con "decisione e convinzione" dalla "cultura dello scarto" prevalente nella nostra società a una "cultura della cura".
Di fronte alle ferite prodotte dai cambiamenti climatici e dalla pandemia, paragonabili a quelle "derivanti da un conflitto globale, "abbiamo bisogno - afferma il Papa - di speranza e di coraggio". "L'umanità - sostiene - ha i mezzi per affrontare questa trasformazione" che richiede una "decisa volontà'".
Francesco pone l'accento sulla questione del debito ecologico maturato dai Paesi più ricchi e che, come il debito estero, blocca lo sviluppo di quelli più poveri, pesando sulle popolazioni più vulnerabili. Suggerisce di limitare il consumo di energia non rinnovabile e apportare risorse ai Paesi più bisognosi per promuovere politiche e programmi di sviluppo sostenibile.

"In vista della Cop26, è emerso con chiarezza che non c'è più tempo per aspettare - il monito del Papa - sono troppi, ormai, i volti umani sofferenti di questa crisi climatica: oltre ai suoi sempre più frequenti e intensi impatti sulla vita quotidiana di numerose persone, soprattutto delle popolazioni più vulnerabili, ci si rende conto che essa è diventata anche una crisi dei diritti dei bambini e che, nel breve futuro, i migranti ambientali saranno più numerosi dei profughi dei conflitti".

Bisogna agire adesso, con coraggio e responsabilità, soprattutto nei confronti dei giovani che "non avranno un pianeta diverso da quello che noi lasciamo a loro, da quello che potranno ricevere in funzione delle nostre scelte concrete di oggi. Questo è il momento della decisione che dia loro motivi di fiducia nel futuro".
Il messaggio si chiude con parole che dicono quanto al Papa stia a cuore l'appuntamento di Glasgow: "Avrei voluto essere presente con voi, ma non è stato possibile. Vi accompagno però, con la preghiera in queste importanti scelte".
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