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La Cgil lancia l’allarme: In Italia cinque milioni di persone hanno un salario di 10mila euro lordi

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Pescatore al lavoro - Sputnik Italia, 1920, 02.11.2021
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Si contano tre milioni di precari e 2,7 milioni di part-time involontari, il dato più alto a livello europeo, e 2,3 milioni di disoccupati ufficiali.
La disoccupazione sostanziale in Italia è di gran lunga più alta del dato ufficiale, rileva la Cgil nella presentazione del rapporto Fondazione Di Vittorio-Cgil su “Salari e occupazione”.
Questo indicatore, elaborato dalla Fondazione, si basa sul calcolo di quota di disoccupazione che non può essere rilevata nelle statistiche ufficiali per la mancanza di uno dei due requisiti formali richiesti contestualmente, la ricerca attiva di un lavoro e la disponibilità a lavorare.
In Italia questo dato nel 2020 è stato pari al 14,5% rispetto al 9,2% del tasso di disoccupazione ufficiale, che corrisponde a quasi quattro milioni di persone, un numero che ai 2,3 milioni di disoccupati aggiunge coloro che sarebbero disponibili a lavorare ma non cercano perché sono scoraggiati, bloccati per la cura di figli o anziani o sono sospesi, in attesa di riprendere l'attività, rileva il report.
Altro dato allarmante sui cui punta l’accento la Cgil è quello dei cinque milioni di persone che nel 2019, periodo pre-pandemia, aveva un salario effettivo non superiore ai 10 mila euro lordi annui,.
A questo si aggiunge che nel 2020, con l'esplodere della crisi sanitaria, il salario medio di un dipendente a tempo pieno in Italia è diminuito del 5,8% rispetto al 2019, con una perdita in termini assoluti di 1.724 euro nell'anno.
È stato il calo più ampio nell'Ue (-1,2% in media) e nell'Eurozona (-1,6%).
Il ricorso alla cassaintegrazione e ai Fondi di solidarietà ha tuttavia più che dimezzato la riduzione del salario medio annuale che così “integrato” si è fermata a 726 euro in meno (-2,4%), sottolinea il rapporto della Fondazione Di Vittorio della Cgil.
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Un esercito di precari e part-time

In Italia, poi, rileva il report, il mondo del lavoro risulta fortemente caratterizzato dal precariato e dal part-time involontario.
Per quanto riguarda il primo settore, si contano tre milioni di precari.
A questi si aggiungono 2,7 milioni di part-time involontari, ovvero che lavorano a tempo parziale non per scelta.
Il salario dei part-time italiani, emerge ancora dallo studio, è percentualmente più basso della remunerazione part-time nella media dell'eurozona di oltre il 10%.
La percentuale di part-time involontario in Italia è la più alta a livello europeo: nel 2020 arriva a segnare il 66,2% sul totale degli occupati a tempo parziale, contro il 24,7% dell'Eurozona.
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