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Del Pistoia, Amnesty Italia: “Chiediamo di aprire un’inchiesta parlamentare sui decessi nelle RSA”

© REUTERS / Juan MedinaVaccinazione in una casa di riposo in Spagna
Vaccinazione in una casa di riposo in Spagna - Sputnik Italia, 1920, 01.11.2021
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In Italia, operatrici e operatori sanitari e sociosanitari impiegati nelle strutture residenziali per anziani che avevano segnalato le precarie e insicure condizioni di lavoro durante la pandemia da COVID-19, sono stati sottoposti a procedimenti disciplinari iniqui e sono andati incontro a ritorsioni da parte dei datori di lavoro.
È quello che è emerso dalla nuova ricercadi Amnesty International “Messi a Tacere e inascoltati in piena pandemia. Urgenza di rispondere all’allarme lanciato dalle operatrici e dagli operatori sanitari e sociosanitari in Italia”, secondo cui "invece di affrontare le criticità sollevate, come quelle sull'uso dei dispositivi di protezione individuale e sul numero dei contagi nelle strutture residenziali, i datori di lavoro hanno imposto il silenzio, effettuato licenziamenti ingiusti e adottato misure antisindacali".
Per maggiori informazioni Sputnik Italia ha raggiunto la Dott.ssa Debora Del Pistoia, campaigner di Amnesty International Italia, autrice del report-denuncia“Messi a tacere e inascoltati”.
© Debora Del PistoiaDott.ssa Debora Del Pistoia
Dott.ssa Debora Del Pistoia - Sputnik Italia, 1920, 01.11.2021
Dott.ssa Debora Del Pistoia
— Dott.ssa Del Pistoia, perché dopo lo famoso studio “Abbandonati”ha deciso di toccare nel nuovo Report un argomento ancora più delicato e al tempo stesso doloroso? Cosa L'ha spinto di lanciare questa ricerca?
— La ricerca “Messi a tacere e inascoltati” nasce come complemento d’indagine al rapporto “Abbandonati”, pubblicato nel dicembre 2020 e focalizzato sulle violazioni dei diritti umani nelle strutture residenziali sociosanitarie in Lombardia, Emilia-Romagna e Veneto.
In “Abbandonati” avevamo denunciato le lacune delle istituzioni italiane a livello nazionale, regionale e locale nell’adottare tempestive misure socioassistenziali per proteggere la vita e la dignità delle persone anziane nelle case di riposo nel corso dell’emergenza sanitaria da Covid-19. Il ritardo nell’emanazione di provvedimenti adeguati, o la loro totale mancanza, si erano spesso tradotti in violazioni del diritto alla vita, alla salute e alla non discriminazione degli ospiti anziani delle Rsa e degli operatori che vi lavorano.
Nei mesi successivi, alcune delle criticità documentate erano state risolte, o parzialmente risolte. Abbiamo riscontrato invece che uno degli aspetti che rimane critico e che è andato addirittura a deteriorarsi, anche in regioni che erano riuscite a gestire meglio la prima fase emergenziale, è quello relativo al personale sanitario e sociosanitario nelle Rsa di tutta Italia, sottoposto a condizioni lavorative estremamente stressanti e insicure durante la pandemia. Per questo motivo abbiamo deciso di dedicare una ricerca specifica all’allarme lanciato da operatrici e operatori delle Rsa e dai sindacati rispetto alle condizioni di lavoro, di salute e sicurezza nelle strutture, e alle rappresaglie vissute da chi ha denunciato pubblicamente o in giustizia queste criticità.
— Potrebbe sintetizzare i punti più critici elencati nel briefing? Quali sono stati le scoperte più inaspettate?
— La ricerca ha evidenziato in maniera chiara che vari operatrici e gli operatori sanitari e sociosanitari che hanno lanciato l'allarme sulle inadeguate condizioni di lavoro e di sicurezza nelle strutture residenziali sociosanitarie e socioassistenziali durante la pandemia sono stati/e spesso soggetti/e a procedimenti disciplinari e hanno temuto ritorsioni da parte dei loro datori di lavoro, per il solo fatto di avere denunciato presunte irregolarità sul posto di lavoro. Datori di lavoro sia pubblici che privati hanno impedito alle operatrici e agli operatori il godimento dei diritti alla libertà d'espressione e alla libertà di associazione, ivi compreso il diritto a riunirsi in sindacato e a cercare, ricevere e diffondere informazioni.
Nel corso delle nostre ricerche sul settore delle Rsa, già avviate nel 2020, avevamo già identificato alcuni casi specifici di rappresaglie, ma siamo rimasti sorpresi dalla scoperta di un fenomeno più ampio e diffuso di quanto credessimo, sia ai danni di lavoratori e lavoratrici, ma anche di delegati e rappresentanti sindacali. Si tratta di una tendenza molto allarmante soprattutto in pandemia, poiché l’attività di segnalazione di illeciti e l'attività sindacale sono elementi che migliorano le condizioni di salute e sicurezza sul lavoro.
Altro aspetto sorprendente è stato certamente lo scoprire l’altissima frammentazione contrattuale esistente nel settore, se pensiamo che nel settore sociosanitario esistono più di quaranta contratti diversi, mentre in quello sanitario solo un contratto collettivo nazionale di riferimento.
Un terzo delle persone, che sono stati in prima linea nella lotta contro la pandemia da Covid-19, intervistate da Amnesty hanno raccontato di un clima di paura e ritorsione sul posto di lavoro per aver criticato la risposta all’emergenza sanitaria. C’è stato qualche caso esemplare che Lei potrebbe citare?
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— Uno dei casi emblematici di questa tendenza ritorsiva nei confronti dei segnalatori di irregolarità è quello di Hamala, operatore sociosanitario con contratto esterno in una Rsa privata lombarda era stato licenziato ingiustamente dalla cooperativa che gestisce l’appalto del personale, dopo avere denunciato con altri colleghi che la direzione della struttura e la cooperativa per la quale lavoravano avessero nascosto informazioni sui casi di contagio da COVID-19 verificatisi sia tra gli/le ospiti anziani/e che tra i/le lavoratori/trici.
Un altro è quello di Piero, sindacalista e infermiere dipendente di una grande Rsa di Milano, preso di mira a causa delle sue attività sindacali, in particolare per aver lanciato l'allarme riguardo all'alto tasso di mortalità tra le persone anziane residenti nella struttura. Dopo aver subito sette procedimenti disciplinari a suo carico, a novembre 2020 era stato sospeso per un mese dal lavoro proprio per aver parlato denunciato le criticità nel luogo di lavoro.
In entrambi i casi il Tribunale di Milano ha dato ragione ai lavoratori, riconoscendo che denunciare irregolarità non può essere un valido motivo per misure disciplinari e che le misure abbiano un effetto intimidatorio anche per altri colleghi che volessero denunciare problemi di salute e sicurezza sul lavoro.
Anche due dei delegati sindacali intervistati sono stati minacciati dalla direzione della struttura di querela per diffamazione, in considerazione del loro impegno nella tutela dei diritti dei/le lavoratori/trici.
È ipotizzabile però, considerato il clima ritorsivo all’interno delle strutture, che i casi da noi segnalati siano solo la punta dell’iceberg e che molte lavoratrici e lavoratori che avrebbero voluto denunciare non lo abbiano fatto proprio per timore di perdere il lavoro o di subire provvedimenti disciplinari.
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— E cosa Vi hanno detto gli avvocati e i sindacati? Condividono la preoccupazione degli operatori sanitari e sociosanitari?
— Avvocati e sindacati condividono le preoccupazioni dei lavoratori sanitari e sociosanitari. Due avvocati che hanno seguito come legali rappresentanti i lavoratori di Rsa in varie regioni d’Italia ci hanno riportato di più di dieci casi di procedimenti disciplinari e licenziamenti subiti dai lavoratori e dalle lavoratrici in diverse strutture, dopo che avevano segnalato l'assenza di misure adeguate a tutelare la salute e la sicurezza durante la prima ondata della pandemia. I sindacati lanciano invece l’allarme sulle condizioni di lavoro poco degne e poco sicure all’interno delle strutture, in un settore molto femminile (circa l’85% di chi lavora nell’assistenza a lungo termine è donna), caratterizzato da un sottorganico sistematico, da un’alta frammentazione contrattuale e di conseguenza anche una bassa sindacalizzazione.
Un ulteriore aspetto cruciale su cui insistono i sindacati è quello del monitoraggio e controllo. Le ispezioni da parte dell’Ispettorato del lavoro, benché fondamentali per garantire il rispetto della legislazione sul lavoro e nel favorire condizioni di lavoro eque e dignitose, sono diminuite tra il 2017 e il 2020 addirittura dell’80%.
— Da quattro anni è in vigore in Italia la legge sul "whistleblowing", che protegge chi denuncia irregolarità sul posto di lavoro. Si può, concludere, basando sul Report, che questa norma non funziona o funziona ma troppo male?
— La recente legge sul “whistleblowing” del 2017, la cui applicazione concreta è ancora tutta da valutare, sebbene tuteli da ritorsioni tutti i lavoratori e le lavoratrici dipendenti che denunciano irregolarità sia nel settore pubblico che privato, prevede procedure diverse tra i due settori. Se nel settore pubblico le segnalazioni dei whistleblowers sono raccolte da un ente indipendente, l’Autorità nazionale anticorruzione (Anac), nel settore privato è invece discrezionalità delle imprese di istituire sistemi interni di segnalazione.
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Essendo il settore delle RSA in Italia per il 73% circa privato, rimangono quindi forti dubbi sulle possibilità concrete di lavoratori e lavoratrici di denunciare irregolarità durante la pandemia.
Per questo richiediamo che il quadro giuridico sul whistleblowing venga perfezionato per garantire che tutti i datori di lavoro, pubblici e privati, istituiscano meccanismi di segnalazione indipendenti che assicurino sicurezza e riservatezza, nel rispetto della libertà d’espressione e di accesso alle informazioni, anche in applicazione della nuova direttiva europea sulla protezione dei/le whistleblowers.
— A Suo avviso, quale potrebbe essere la via d’uscita? Come si può evitare gli errori commessi nel passato e risolvere i problemi del presente, che nonostante la campagna vaccinale purtroppo non sono ancora stati cancellati?
— È fondamentale che si faccia luce sugli errori commessi e sulla gestione della pandemia per poter correggere le lacune del settore sociosanitario e per evitare che emergenze simili si ripetano.
Pertanto la nostra raccomandazione principale, che portiamo avanti già dal lancio di Abbandonati, è l’istituzione di una commissione d’inchiesta parlamentare che possa fare luce su errori e carenze strutturali nella gestione della pandemia da Covid-19 nel settore delle Rsa in Italia e che permetta di implementare urgentemente azioni correttive in ambito di salute e sicurezza, condizioni di lavoro eque e degne, nel rispetto dei diritti umani fondamentali di ospiti anziani, dei propri cari e del personale sanitario e sociosanitario.
È necessario che vengano ascoltate le preoccupazioni espresse da lavoratrici, lavoratori e sindacati anche nella costruzione delle risposte per il medio e lungo termine. Abbiamo rilanciato un appello che è disponibile sul nostro sito.
L'opinione dell'autore può non coincidere con la posizione della redazione.
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