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Cosa farà la Polonia senza fondi europei?

© AP Photo / Alik KepliczPolonia
Polonia - Sputnik Italia, 1920, 01.11.2021
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La reticenza nel riconoscimento della priorità del diritto europeo su quello nazionale si è tramutata per i polacchi nell’applicazione di sanzioni. I funzionari europei stanno punendo la repubblica polacca per il suo comportamento.
Il partito di governo polacco parla di impossibilità di abbandonare l’UE, ma il rischio è di perdere la fiducia degli elettori. Riuscirà Bruxelles a far ragionare i trasgressori della disciplina? A quale gioco sta giocando davvero Varsavia? Sputnik ha provato a rispondere per voi a queste domande.

Difendersi a qualsiasi costo

Le relazioni, da sempre complesse, tra Polonia e UE si sono tramutate in un vero e proprio duello. Il primo ministro polacco Mateusz Morawiecki ha persino parlato di conflitto armato vista la tensione creatasi.

“Se la Commissione europea avvierà la terza guerra mondiale, ci difenderemo con qualsiasi arma”, promette Morawiecki in un’intervista al Financial Times.

Il politico ha reagito così alla disposizione del Parlamento europeo del 21 ottobre: durante la plenaria a Strasburgo è stato consigliato di non erogare a Varsavia 55 miliardi di dollari.
“Chiediamo che il denaro dei contribuenti non venga assegnato a governi che minano in maniera sistematica e intenzionale i valori europei”, si legge nella disposizione.
Si tratta del denaro del fondo istituito per stimolare la ripresa economica dell’UE dopo la pandemia. Poi la Corte di giustizia dell’UE ha disposto di sanzionare la Polonia per 1 milione di euro al giorno. Tali pressioni finanziarie sono la reazione alla decisione della Corte costituzionale polacca che il 7 ottobre stabiliva la superiorità della legislazione nazionale su quella europea.
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Manfred Weber, leader del Partito Popolare Europeo, ammonisce: questa disputa con l’UE potrebbe portare a una uscita dall’UE. Ma Morawiecki sottolinea che l’88% dei polacchi non vuole questo.
“Siamo fermamente convinti del fatto che la Polonia vuole rimanere. Ci difenderemo come parte dell’UE”, osserva.
Non è comunque la prima volta che si parla di Polexit(su analogia con Brexit). Ad esempio quest’estate commentando la riforma polacca della giustizia, il ministro lussemburghese degli Esteri Jean Asselborn ammoniva che Varsavia “sta giocando col guoco”. E allora si era espresso sul tema anche l’eurocommissario alla giustizia Didier Reynders.

Non scendiamo a ricatti

A marzo Morawiecki ha presentato alla Corte costituzionale un documento in cui chiedeva di spiegare come disporre della legislazione europea nei casi in cui quest’ultima non corrisponde alla giurisprudenza nazionale. Le autorità hanno annunciato la necessità di una riforma. Bruxelles al tempo rispose evidenziando che Varsavia stava controllando politicamente i giudici privandoli della loro indipendenza.
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Nel mese di ottobre del 2020 in Polonia, nonostante le leggi europee sul tema, è stato di fatto vietato l’aborto: ora non è possibile interrompere la gravidanza anche nel caso in cui il bambino nasca con un grave difetto dello sviluppo o con una patologia incurabile. La popolazione polacca ha reagito indicendo scioperi e manifestazioni: migliaia di persone sono scese in piazza, ma la decisione non è stata presa in riesame.
Quando la Commissione europea ha riposto, i politici di Diritto e Giustizia, il partito di governo, hanno comparato Bruxelles a un occupante alla stregua del politburo moscovita. “Rifuggo il linguaggio del ricatto”, ha dichiato Morawievcki. E ha chiesto che venissero rimosse le sanzioni economiche per provare a “raggiungere un compromesso”.
Ma questo non ha scalfito i funzionari europei. Infatti, la Polonia non è di certo il primo Paese dell’ex blocco orientale a cui sono stati tolti fondi per via di una maggiore propensione a idee conservatrici. Anche all’Ungheria è stato limitato l’accesso al piano di ripresa economica: infatti, Budapest non vedrà i 7,2 miliardi di euro su cui tanto faceva affidamento. Bruxelles non ha apprezzato la legge che vieta di mostrare ai bambini contenuti riguardanti l’omosessualità.
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Valori e denaro

Le dichiarazioni di liberalismo e diritti umani servono a nascondere il generalizzato scontento della “vecchia Europa”, la principale fonte del denaro che circola in UE. Infatti, secondo i dati del Ministero polacco delle Finanze, tra il 2004 e il 2019 Varsavia ha ricevuto da Bruxelles 163 miliardi di euro e ne ha versati soltanto 53. Nel 2021-2022 alla Polonia dovrebbero essere destinati circa 19 miliardi, senza considerare quelli del fondo di ripresa.
Nella discussione sul pacchetto di incentivi i Paesi dell’Europa settentrionale e occidentale hanno insistito sull’adozione di un approccio che garantisse l’allineamento dei riceventi i fondi ai valori e alle norme dell’UE.
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Nel 2017, quando la Polonia ha sottoposto l’autorità giudiziaria alla maggioranza parlamentare, la Commissione europea si è limitata all’applicazione di una procedura che ha legittimato la possibilità di privare Varsavia del diritto di voto in sede di Consiglio dell’UE.
Un certo ruolo probabilmente è stato svolto anche dall’approccio pro-americano dei polacchi sullo sfondo degli eventi occorsi in Ucraina e della contrapposizione a Mosca. Inoltre, Varsavia ha anche deciso di acquistare gas liquefatto dagli USA.
Tra l’altro, il “rally” dei prezzi del carburante è, secondo Morawiecki, una ulteriore ragione delle pressioni esercitate da Bruxelles. Durante la sessione ottobrina del Parlamento europeo il premier polacco ha dichiarato che i deputati tedeschi che accusano Varsavia di violazione dei diritti umani sono in realtà dei lobbisti del Nord Stream 2.
Morawiecki ritiene che “nelle prossime settimane” l’Europa sarà interessata da una profonda crisi energetica: “molte imprese potrebbero fallire e decine di milioni di famiglie accusare il colpo”.
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A partire da gennaio in Europa i prezzi del gas sono effettivamente quasi quadruplicati. E per la Polonia questo è un grande problema. L’anno scorso il direttore della società energetica PGNiG Jerzy Kwiecinski ha ammesso la necessità di prorogare i piani pluriennali di sfruttamento dei giacimenti di scisto in quanto le tecnologie non sono ancora pronte. Il contratto con Gazprom scadrà nel 2022. Dopodiché la repubblica polacca passerà al GNL statunitense e spererà nell’avviamento del Baltic Pipe danese.
Tuttavia quest’estate le autorità danesi hanno bloccato i lavori in quanto si sono resi necessari ulteriori test tecnici, nonché l’adozione di misure per la tutela di rare specie animali che vivono nell’area predisposta per il gasdotto.
La Polonia è uno dei principali detrattori del Nord Stream 2. Morawiecki ha più volte accusato il progetto e i suoi beneficiari russi di aver causato la crisi energetica in Europa. I politologi ritengono che, creando un collegamento tra le sanzioni europee contro Varsavia e quelle contro Mosca, il premier polacco stia tentando di fare da scaricabarile.
“Il conflitto legato alla decisione della Corte costituzionale non è nella sostanza nuovo, ma si è imposto in maniera importante. Bruxelles potrebbe bloccare tutti i fondi erogabili alla Polonia e non solo quelli del fondo di ripresa”, sostiene Oksana Petrovskaya, esperta dell’Istituto russo di studi strategici. “Chiaramente Morawievcki si sta tutelando tentando di distogliere l’attenzione dell’UE verso una minaccia esterna”.

L’elettorato teme la mancanza di fondi

Nonostante la rinuncia ai fondi post-COVID e ai prezzi elevatissimi del carburante, la Polonia è ben lungi dal cadere in miseria. Una fonte di Sputnik che desidera mantenere l’anonimato ci riferisce che ancor prima della decisione della Corte costituzionale il governo aveva tenuto una seduta segreta. “In quell’occasione hanno stimato che la situazione era sufficientemente stabile per farcela senza i soldi del fondo. E hanno tentato il tutto per tutto”.
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Anche Stanislav Kuvaldin, collaboratore scientifico del Centro di studi europei dell’Accademia nazionale russa delle Scienze, sottolinea la sicurezza con cui Varsavia crede nelle proprie forze.
“Le autorità polacche credono di potersi permettere un peggioramento delle relazioni con l’UE. Ma non penso che questo porterà a un’uscita dall’Unione”, osserva.
La contrapposizione, probabilmente, durerà ancora per un po’. Secondo Kuvaldin la decisione di imporre le sanzioni è stata assunta ben prima di ottobre e questa linea sarà adottata con chiunque non approvi la politica di Bruxelles.
“Questo fa comodo all’UE: si risparmia sul bilancio comunitario, il che è importante dopo la Brexit e le perdite garantite in passato dalle entrate britanniche”, spiega l’esperto.
Opponendosi a Bruxelles, Morawiecki sta facendo un gioco rischioso, ma le carte che ha a disposizione non sono male.
“Sperando che la presidente della Commissione europea Ursula von der Leyen si tiri indietro, il premier polacco di appella al desiderio della presidente di aiutare tutti gli Stati membri dell’UE a uscire dalla crisi pandemica. Un insuccesso con la Polonia si rifletterebbe chiaramente sull’immagine di tutta la presidenza della Commissione europea”, spiega Petrovskaya. “Inoltre, Morawiecki capisce perfettamente che non tutti nell’Unione europea desiderano un peggioramento della disputa, in particolare la Germania”.
Tuttavia, nonostante le dichiarazioni del premier, il partito di governo di fatto sta portando la Polonia fuori dall’UE. Ma Morawiecki è giunto al potere propagandando l’idea di superare la crisi comunicando con Bruxelles.
“La Polonia evidentemente necessita degli aiuti dell’UE. È necessario riformare il settore energetico, supportare i programmi di previdenza sociale grazie ai quali il partito Diritto e giustizia sta riuscendo a mantenere per lungo tempo il potere. L’elettorato polacco non vuole che manchino i soldi”, sottolinea Petrovskaya.
Secondo l’esperta, in “determinati circoli” polacchi si parla già di elezioni parlamentari straordinarie nel caso in cui per via della contesa con Bruxelles nel Paese si registri un calo del tenore di vita.
Ad ogni modo alle elezioni al Sejm e al Senato polacco (anche se si tenessero effettivamente come da piani, ossia nel 2023) il problema del graduale isolamento della Polonia sarà cruciale. Soprattutto considerato il fatto che il principale partito d’opposizione Piattaforma civica è guidato da Donald Tusk, ex presidente del Consiglio europeo e sostenitore del processo di integrazione europea.
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