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Stop assegno di invalidità a chi lavora? Paradosso tutto italiano

INPS
INPS - Sputnik Italia, 1920, 31.10.2021
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L’INPS recentemente ha comunicato che non riconoscerà più l’assegno di invalidità a persone con disabilità parziale le quali svolgono qualsiasi attività lavorativa. Le associazioni si sono rivolte immediatamente al governo. In attesa dell’emendamento “correttivo” del ministro Orlando, non bisogna abbassare la guardia.
Un fulmine a ciel sereno: l’INPS potrebbe non erogare più l’assegno di invalidità alle persone che svolgono anche un lavoro precario. Una decisione che penalizzerebbe ulteriormente i disabili in un Paese dove quasi tre milioni di cittadini normodotati percepiscono il reddito di cittadinanza senza fare nulla.
Il ministro del Lavoro Andrea Orlando dovrebbe stilare un emendamento per ripristinare l’assegno, ma per il momento si tratta solo di un annuncio. Attendendo i fatti Sputnik Italia ha raggiunto per un’intervista Emidio Deandri, vicepresidente dell’Anmil (Associazione Nazionale fra Lavoratori Mutilati e Invalidi del Lavoro).
— Togliere l’assegno di invalidità a chi lavora. Emidio Deandri, come commenterebbe la decisione dell’INPS?
— A mio avviso l’INPS ha prematuramente fatto partire la circolare dove sospendeva le pensioni a chi lavorava anche in maniera precaria, cioè anche a chi guadagnava pochi euro. Secondo noi è una cosa assurda. Noi aspetteremo di leggere la motivazione di sentenza per capire bene quello che realmente sta succedendo. Nel frattempo abbiamo sentito il ministro della disabilità Erika Stefani che ci ha tranquillizzati dicendo che il ministro Orlando avrebbe scritto una comunicazione all’INPS affinché tutto tornasse alla normalità.
Questa mossa infatti è più un danno che una scelta positiva. Se una persona lavora per 300 euro al mese e vi aggiunge una piccola pensione di 290 euro circa paga comunque una parte di tasse. Secondo la circolare dell’INPS dovrebbe invece scegliere se lavorare con pochi euro o lasciare la pensione… a quel punto non lavora più. È un paradosso tutto italiano.
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— I soldi dell’assegno più il reddito di un lavoro precario formano una cifra bassa, no?
— Assolutamente sì. Parliamo di solo 290 euro di pensione di invalidità. Se poi una persona svolge un lavoretto che gli fa guadagnare 500 euro ci paga anche le tasse. Ovviamente questa decisione spinge le persone a stare a casa oppure a lavorare in nero, evadendo le tasse. Noi dovremmo in tutti i modi agevolare la disabilità, dovrebbe diventare una ricchezza per la società.
— Questa misura quindi va contro l’inclusione delle persone invalide nella società?
— Questo riguarda sia l’invalidità del lavoro sia gli invalidi civili. Noi dobbiamo fare uscire per strada i disabili, rendere il loro stato più leggero, non pensare che la loro disabilità sia un peso per la società. Noi non li vogliamo vedere sul divano in casa, questo peggiorerebbe la loro situazione.
Se poi guadagnano 300-400 euro al mese e gli tolgono la piccola pensioncina è davvero ridicolo. Dall’altro lato invece diamo a gente normodotata il reddito di cittadinanza. A chi è invalido gli togliamo la pensione, chi no fa niente dalla mattina alla sera riceve il reddito di cittadinanza, che è molto più alto dell’assegno di invalidità.
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— Gli invalidi alla fine sono sempre penalizzati dalle scelte politiche?
— Assolutamente sì. Se noi andiamo a verificare negli enti pubblici sul territorio quante assunzioni di disabili ci sono state notiamo dei buchi enormi. Le aziende inadempienti spesso sono proprio quelle pubbliche. Come fa lo Stato a dire alle aziende di assumere disabili se poi gli stessi enti pubblici non lo fanno.
— Che cosa va fatto per lottare contro queste assurdità? Per migliorare la vita ai disabili quali misure servono?
— Bisogna rivedere la legge 68/99 e farla più rigida. Serve il buon esempio nell’assumere i disabili da parte delle aziende pubbliche, delle municipalizzate, dai comuni, dalle province e dalle regioni. Poi si chiede alle aziende private di assumere. L’assunzione del disabile deve avvenire in maniera effettiva, vanno effettuati i controlli.
Aspetteremo a giorni l’emendamento del ministro Orlando per capire se realmente l’INPS tornerà sui suoi passi. Ci riserviamo di leggere la motivazione della sentenza della Cassazione. Non abbasseremo la guardia, noi come associazioni e la stampa a cui sta a cuore la disabilità.
L'opinione dell'autore può non coincidere con la posizione della redazione.
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