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Per Draghi il G20 è un "successo". Ma l'intesa sulle emissioni zero resta senza data

© Foto : FILIPPO ATTILI / Palazzo ChigiLa conferenza stampa del Presidente del Consiglio, Mario Draghi, a conclusione dei lavori del Vertice dei Capi di Stato e di Governo dei Paesi del G20
La conferenza stampa del Presidente del Consiglio, Mario Draghi, a conclusione dei lavori del Vertice dei Capi di Stato e di Governo dei Paesi del G20 - Sputnik Italia, 1920, 31.10.2021
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Si è chiuso con la conferenza stampa del premier italiano, Mario Draghi, il G20 di Roma. Nella dichiarazione dei leader l'impegno per contenere il riscaldamento climatico entro 1,5 gradi ed arrivare all'azzeramento delle emissioni di C02 entro la metà del secolo.
Dal lancio della monetina nell’acqua della fontana di Trevi, al compromesso raggiunto sull’impegno nel medio termine a contenere il riscaldamento climatico entro 1,5 gradi con azioni “serie e immediate”.
Si è chiusa con la conferenza stampa del premier italiano Mario Draghi la seconda e ultima giornata del G20 organizzato dalla presidenza italiana a Roma. “Un summit di successo - ha detto il presidente del Consiglio – nel senso di mantenere vivi i nostri sogni”.
La partita più complicata a livello diplomatico è stata quella sul clima, che si è conclusa con il riconoscimento, nella dichiarazione finale, dell’importanza “fondamentale” del raggiungimento dell’obiettivo delle emissioni zero "entro la metà del secolo o intorno alla metà".
Un target giudicato però troppo vago, frutto del compromesso raggiunto con i Paesi più riluttanti, come India e Cina.
Le delegazioni indiana e cinese alla fine hanno accettato l’obiettivo degli 1,5 gradi e dell’azzeramento delle emissioni di gas serra entro la metà del secolo, ha detto Draghi ai giornalisti, in cambio della promessa "di sostegno e aiuto da parte dei Paesi ricchi".
Nella dichiarazione di Roma si parla di “100 miliardi di dollari all'anno fino al 2025 per far fronte ai bisogni dei Paesi in via di sviluppo”.
Il target del 2050 resta comunque molto vago nella dichiarazione proprio a causa delle posizioni delle economie emergenti.
Il motivo per cui Pechino ha difficoltà a “sposare immediatamente obiettivi più ambiziosi”, ha spiegato il premier italiano, è che produce “il 50 per cento dell'acciaio mondiale”, con impianti a carbone. “Muoversi – ha sottolineato - significa convertire questi impianti e adattare una gigantesca produzione”.
Insomma, l’importante secondo il premier è “condividere le stesse ambizioni". “Bisogna – ha poi aggiunto - arrivare a condividere anche la velocità di azione". Tuttavia, Draghi rivendica il successo dell’approccio dialogante tenuto dalla diplomazia italiana, che ha portato ad un avvicinamento delle posizioni.
Nella dichiarazione finale, inoltre, viene messo nero su bianco l’impegno a “mobilitare fondi internazionali pubblici e privati per sostenere lo sviluppo di un'energia verde, inclusiva e sostenibile", bloccando i finanziamenti internazionali per l’energia da carbone entro il 2021. Uno dei risultati più concreti, questo, raggiunto al summit, secondo gli analisti.

Ripresa economica

“Grazie alle campagne vaccinali e al sostegno delle politiche economiche, nel 2021 l’attività economica globale sta vivendo una ripresa sostenuta”, osservano i leader nella dichiarazione finale del summit.
“Ma – aggiungono subito dopo – la ripresa resta molto diversa tra e all’interno delle nazioni ed esposta a rischi come la possibile diffusione di nuove varianti Covid e ritmi di vaccinazione irregolari”.
I grandi delle economie mondiali promettono per questo di restare “determinati ad usare tutti gli strumenti possibili per far fronte alle conseguenze avverse della pandemia, in particolare per aiutare i più vulnerabili, come donne, giovani e lavoratori”.
“Continueremo – scrivono ancora i leader – a sostenere la ripresa evitando un ritiro prematuro delle misure di supporto, preservando la stabilità finanziaria e la sostenibilità di bilancio a lungo termine".
I capi di Stato e di governo promettono inoltre di “lavorare insieme per monitorare e affrontare” problemi come quello delle catene di approvvigionamento per sostenere la stabilità economica.

Vaccini

Sul fronte della lotta al virus i leader del G20 riaffermano la necessità di assicurare l’accesso ai vaccini in tutto il mondo e di raggiungere l’obiettivo di vaccinare almeno il 40 per cento della popolazione mondiale entro la fine del 2021 e il 70 per cento entro la metà del 2022, come raccomandato dall’Oms.
Per questo le 20 maggiori economie mondiali si sono impegnate ad “aumentare la fornitura di vaccini e prodotti medici essenziali nei Paesi in via di sviluppo”.
“È un impegno gigantesco – ha detto Draghi ai giornalisti - In questo periodo la produzione è sufficiente, le quantità continuano a crescere, ma il problema è la logistica".
"Lavoreremo insieme per il riconoscimento dei vaccini anti Covid-19 ritenuti sicuri ed efficaci dall'Oms – si legge ancora nella dichiarazione - e per rafforzare la capacità dell'organizzazione riguardo all'approvazione dei vaccini”.

L'appuntamento di Glasgow

Il bilancio del summit, insomma, è positivo. "Quello che ha fatto il G20 è un risultato straordinario che poteva essere raggiunto solo in un contesto multilaterale”, ha detto ancora Draghi, nonostante manchino ancora impegni precisi sulla scadenza del 2050.
Ma secondo il premier ci si arriverà “gradualmente”. L’appuntamento, ora, è a Glasgow, con la Cop26, dove, ha concluso Draghi: “c’è ancora margine per progredire”.
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