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Continua l'impennata dei prezzi delle materie prime: ora ci costerà di più anche la colazione

CC0 / Pixabay/Free-Photos / Colazione
Colazione - Sputnik Italia, 1920, 31.10.2021
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Secondo un'analisi del Financial Times i prezzi delle materie prime alimentari utilizzate per fare colazione sono ai massimi storici da dieci anni a causa dei fattori climatici e dell'aumento della domanda a livello globale.
Continua l’impennata globale dei prezzi dei generi alimentari, che si ripercuote sulle tasche dei consumatori, che per colpa della crisi delle supply chain si ritroveranno a fare una colazione sempre più salata.
E no, non stiamo parlando della classica English Breakfast a base di uova, bacon e fagioli, ma dei soldi in più che dovremo spendere per mettere a tavola latte, caffè, zucchero, cereali, pane e succo d'arancia.
Proprio sui prezzi dei futures di questi beni il quotidiano britannico Financial Times ha creato un indicatore che ha mostrato come il costo delle materie prime alimentari che compongono il “paniere” tipico della prima colazione hanno raggiunto il picco degli ultimi dieci anni, lievitando del 63 per cento nel 2019.
Un trend che secondo gli analisti si manterrà per almeno un altro anno a causa del forte aumento della domanda provocata dalla ripresa post pandemia.
L’emergenza Covid ha modificato anche le modalità di acquisto e di approvvigionamento, come riporta l’agenzia Agi, da “just in time” a “just in case”, con lo stoccaggio in anticipo di materie prime che ha portato ad un’impennata della domanda di beni come zucchero, grano e caffè.
La situazione, inoltre, potrebbe essere ulteriormente aggravata dalle variabili meteorologiche, con la previsione di siccità e gelate che minacciano i raccolti, e dall’aumento del prezzo delle materie prime energetiche che influiscono sul costo dei fertilizzanti.
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Il quotidiano britannico lo definisce un “circolo vizioso”. Per uscirne ci vorrà almeno un anno secondo gli analisti.
Nel frattempo, a minacciare le tasche delle famiglie c’è anche la crescita dell’inflazione, al 2,9 per cento nel mese di ottobre, che secondo una recente analisi del Codacons provocherà una stangata da 891 euro l’anno a famiglia.
“Si tratta dei valori più alti registrati negli ultimi 9 anni, un andamento al rialzo che conferma purtroppo i nostri allarmi e che proseguirà nelle prossime settimane”, dichiara il presidente dell’organizzazione, Carlo Rienzi, che punta il dito contro il caro-energia, che sta portando ad un aumento delle bollette e dei carburanti.
“Si tratta – conclude l’associazione dei consumatori - di una emergenza contro la quale il governo deve intervenire con urgenza iniziando col tagliare Iva e accise su benzina e gasolio, allo scopo di contenere l’abnorme crescita dei prezzi al dettaglio”.
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