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Marrazzo, Partito Gay: “Zan ha sbagliato strategia, andiamo avanti con il referendum sul matrimonio”

© Foto : fornita da Fabrizio MarrazzoFabrizio Marrazzo
Fabrizio Marrazzo - Sputnik Italia, 1920, 30.10.2021
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Il 27 ottobre il Senato ha votato la richiesta proposta da Lega e Fratelli d’Italia di “non passare all’esame degli articoli” (chiamata anche “tagliola”) del disegno di legge contro l’omotransfobia, noto come “ddl Zan” promosso dal deputato Pd Alessandro Zan.
Con voto segreto, il Senato ha approvato la proposta del centrodestra con 154 voti favorevoli, 131 contrari e 2 astenuti.
“Hanno voluto fermare il futuro. Hanno voluto riportare l’Italia indietro. Sì, oggi hanno vinto loro e i loro inguacchi, al Senato. Ma il Paese è da un’altra parte. E presto si vedrà”, ha ammesso la sconfitta il Segretario del Partito Democratico Enrico Letta.
Chi ha “ucciso” il ddl Zan? Quali sono gli scenari futuri per questa iniziativa legislativa? L’Italia rimarrà senza legge con l’omotransfobia? Per parlarne Sputnik Italia ha raggiunto Fabrizio Marrazzo, Portavoce di Partito Gay per i diritti LGBT+, Solidale, Ambientalista, Liberale.
- Fabrizio, perché la legge contro l'omofobia è naufragata al Senato? Che cosa è andato storto e, soprattutto, chi deve sentirsi responsabile per questa sconfitta?
- La discussione sulla proposta di legge contro l’omotransbifobia viene di fatto messa su un binario morto con il rinvio voluto da Fratelli di Italia e Lega e votato da 154 senatori. La notizia non ci stupisce, ma ci addolora, hanno aspettato di finire le elezioni per bocciare di fatto la legge.
Un iter della legge tutto sbagliato, il relatore Zan sin dall'inizio ha iniziato una mediazione alla camera dove il PD, M5S e LEU hanno un’ampia maggioranza, menomando e svilendo la legge, non ha voluto inserire la propaganda di odio, che oggi esiste per le persone nere ed ebree, che vieta ad esempio le offese online. Inoltre, ha favorito anche mediazioni che rendevano pericolosa la legge come art. 4, che consentiva di chiamare le persone Lgbt malate e inferiori, e poi l'art 7 con cui veniva ostacolata la formazione, prolungava e complicava il percorso per la richiesta dei corsi contro l'omotransfobia, che significa in sostanza impedirli.
Bandiera arcobaleno - Sputnik Italia, 1920, 27.10.2021
Il ddl Zan è morto, ma il gender nelle scuole no
Per finire con una scarsa capacità di mediazione ieri, che ha portato oggi alla morte di fatto di quello che era rimasto della legge. Questo ci spiega perché la legge è stata rimandata a dopo le elezioni, cosi potevano illudere gli elettori.
L'errore è stato fatto da Zan, che, come detto, ha gestito malissimo l'iter, ma la sconfitta si riversa su tutte le persone LGBT+.
- A Suo avviso, il giudizio negativo del Vaticano ha inciso in qualche maniera su questo risultato deludente per voi?
Sicuramente ha influito, ma il destino della legge era già tracciato, in quanto, come spiegato prima, tutto l'iter è stato sbagliato.
- Si tornerà a discutere il ddl Zan fra “almeno sei mesi”. Cosa potrebbe accadere in questo breve lasso di tempo? C’è il rischio che la legge subirà delle modifiche importanti?
- In realtà si dovrà partire da un nuovo testo, che necessariamente dovrà ripassare alla Camera, quindi se il Governo non da priorità, e con la Lega e FDI è impossibile, e dato che non c'è una forte maggioranza sulla legge è impossibile che venga approvata prima della fine della legislatura.
Poi, da quanto leggo, alcune forze politiche faranno delle proposte, ma hanno solo lo scopo propagandistico.
- Quali passi pensate di intraprendere, nel frattempo, come partito Gay, per portare avanti questa iniziativa? Considerate di coinvolgere, in qualche maniera, gli influencer che vi sostengono con passione?
- Da come è evidente da questo parlamento non potremo avere nulla, pertanto stiamo valutando azioni extraparlamentari, come un referendum sul matrimonio egualitario, che, se riusciamo ad organizzarlo, cercheremo il supporto di tutti per raccogliere le firme, che sono 500.000.
In tal caso, il supporto di VIP e degli influencer è fondamentale, come avvenuto per le firme sul referendum che abbiamo sostenuto di recente contro la caccia. Peraltro, anche in questo caso siamo stati l'unico partito in Italia ad aderire a questo referendum, il che ci fa capire quanto la politica preferisca non prendere posizione su temi di civiltà.
Il referendum, essendo abrogativo, non è applicabile per la legge contro l'omostransfobia, però un esito positivo del referendum sul matrimonio può spingere la politica parlamentare ad approvare anche altre leggi sui diritti civili, almeno questo è quello che ci auguriamo.
- Secondo l’Ipsos, che ha testato il sentimentо delle persone riguardo il tema della discriminazione su base religiosa, etnica, colore della pelle o orientamento sessuale, il 54% degli italiani sono convinti che in Italia questo problema “esista oggettivamente”. È un dato incoraggiante per voi in vista del futuro referendum?
- Il dato di Ipsos conferma gli studi che da anni presentiamo, in Italia c'è una maggioranza trasversale sui nostri diritti, per questo credo che il referendum sia un buono strumento. Il problema del referendum è il quorum del 50% + 1 degli elettori, che, se non ci sarà una forte campagna mediatica, sarà difficile da raggiungere.
Per ora, cerchiamo di capire in che modo e tempi riusciremo ad organizzare il primo referendum sui temi LGBT+.
L'opinione dell'autore può non riflettere la posizione della redazione
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