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Il premier Modi in udienza dal Papa. Ma in India crescono le violenze contro i cristiani

© AP Photo / Dar YasinРодственники и соседи плачут во время похорон полицейского, который был убит в перестрелке, на окраине Сринагара, Кашмир, Индия
Родственники и соседи плачут во время похорон полицейского, который был убит в перестрелке, на окраине Сринагара, Кашмир, Индия - Sputnik Italia, 1920, 29.10.2021
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Sotto accusa le leggi anti-conversione promulgate negli Stati dove al potere c'è il partito nazionalista del premier.
Sabato mattina Papa Francesco incontrerà il premier indiano Narendra Modi, atteso nella Capitale per prendere parte al G20. Ma alla vigilia dell’incontro tra il primo ministro di Nuova Delhi e il pontefice dall’India arriva un rapporto sulle violenze anti-cristiane nel Paese, redatto da diverse Ong.
Il dossier, che si intitola “Cristiani sotto attacco in India”, parla di almeno 300 casi di persecuzione nel 2021. Sotto accusa ci sono, in particolare, le posizioni sostenute dal partito nazionalista del presidente, il Bharatiya Janata Party (BJP), che promuoverebbe la diffusione della violenza contro cristiani e musulmani.
Un esempio concreto è rappresentato dalla legge anti-conversione approvata lo scorso gennaio dal governo del Madhya Pradesh, che punisce con pene fino a 10 anni di reclusione chi si converte a religioni diverse dall’induismo, come cristianesimo ed islam. Norme di questo tipo sono presenti in ben otto dei 28 Stati dell’India dove governano i nazionalisti indù del Bharatiya Janata Party.
“La nostra gente è spaventata perché i gruppi radicali indù stanno facendo pressioni sui cristiani indigeni affinché abbandonino la loro fede nel cristianesimo”, spiega padre Rocky Shah, portavoce della diocesi cattolica di Jhabua, nel Madhya Pradesh, dove i cristiani sono il 4 per cento della popolazione.
La sua testimonianza è stata raccolta dalla fondazione pontificia Aiuto alla Chiesa che Soffre, che denuncia la campagna portata avanti dai nazionalisti indù “contro sacerdoti e pastori che guidano le comunità cristiane”. “Minacciano di demolire le nostre chiese con la falsa accusa di essere costruite illegalmente sulle terre degli indigeni”, ha raccontato il sacerdote.
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Dopo l'entrata in vigore della nuova legge anti-conversione nel Madhya Pradesh almeno una dozzina di fedeli, compresi sacerdoti, sono finiti in carcere. Le accuse di “tentata conversione religiosa”, infatti, possono essere avanzate da chiunque, anche senza prove.

Persino “un atto di carità cristiana può essere interpretato come un tentativo di conversione”, racconta padre Shah. O, ancora, le stanze riservate alla preghiera nelle case dei pastori possono essere etichettate come “chiese illegali”.

Le denunce degli attivisti indù finora hanno portato alla sbarra 56 leader cristiani. “I nostri pastori stanno ricevendo una convocazione, me compreso, dall'amministrazione distrettuale per dimostrare il nostro background cristiano”, ha confermato anche il vescovo della chiesa pentecostale Shalom con sede a Jhabua, Paul Muniya.
I cristiani del Madhya Pradesh, ha annunciato quindi padre Shah, stanno valutando un'azione legale contro le violenze subite dai gruppi radicali indù. Una questione che potrebbe finire al centro dei colloqui tra il pontefice e il leader indiano.
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