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G20, passerella di un mondo che non c’è più

© Sputnik . Pavel Bednyakov / Vai alla galleria fotograficaБаннер с символикой саммита "Группы двадцати" во Дворце конгрессов в Риме
Баннер с символикой саммита Группы двадцати во Дворце конгрессов в Риме - Sputnik Italia, 1920, 29.10.2021
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Il vertice di Roma sotto la guida di Mario Draghi restituirà forse un po’ di prestigio ad un Italia declassata dagli errori dei precedenti governi ma non cambierà di certo il mondo.
La formula progettata alla fine degli anni 90 serviva a garantire agli Stati Uniti, rimasti al tempo unica grande potenza, di governare il mondo. Ma all'ordine unipolare si è sostituito quello multipolare e la formula non funziona più.
Bello, ma impossibile. E dunque inutile. E’ il doppio senso del teatrino del G20 in scena a Roma. Un teatrino che, complici il prestigio e la reputazione di Mario Draghi ha restituito all’Italia quel credito internazionale dilapidato dagli ultimi esecutivi. Volendo però valutare il senso del vertice in un contesto internazionale è difficile non constatarne l’ inutilità e il sostanziale anacronismo.
Progettato alla fine del ventesimo secolo il G20 puntava a rendere più accettabile le forme di ordine mondiale decise nelle stanze di Washington.
Roma, Italia - Sputnik Italia, 1920, 29.10.2021
G20 e COP26 alle porte. Cosa attendersi
La scelta di imporre la propria visione del mondo mitigandola attraverso un consesso capace di farla apparire concordata e condivisa sembrava al tempo una felice intuizione. La Russia, sopravvissuta al collasso dell’Unione Sovietica, era incapace di giocare un ruolo internazionale. La Cina, era appena all’inizio di quel cammino e di quella transizione economica che l’avrebbe trasformata in una grande potenza internazionale. Allargando i vertici a Pechino e Mosca Washington fingeva di coinvolgerli nella costruzione di un nuovo ordine mondiale. Vent’anni dopo non è più così. La Russia di Vladimir Putin si è ripresa il suo ruolo di grande potenza internazionale tornando ad operare dal Medio Oriente al Mediterraneo, dalla Libia al Caucaso. E ancor di più ha fatto la Cina che dopo aver ordito una Nuova Via della Seta garantendosi il controllo di molte rotte commerciale è pronta, ormai, a contrapporsi agli Stati Uniti non solo economicamente, ma anche militarmente.
Ma il passaggio dalla dimensione unipolare a quella multipolare - scandita non solo dalle decisioni di Washington, ma anche da quelle di Mosca e Pechino - non ha rappresentato l’unico cambiamento. Nell’ultimo decennio le variabili introdotte dalla discesa in campo di medie potenza come Turchia, Qatar o Emirati Arabi su scenari già complessi come Siria, Libia o Nagorno-Karabakh ha definitivamente compromesso l’illusione di decidere al tavolino le grandi partite internazionali.
A questi fattori già sufficientemente destabilizzanti s’aggiunge la debolezza dell’attuale amministrazione statunitense. Un debolezza emersa negli ultimi giorni in tutta la sua virulenza. Il Joe Biden chiamato, teoricamente, a guidare il G20 di Roma è un presidente con il più basso indice di gradimento degli ultimi 75 anni. Un presidente costretto a far i conti non solo con il solco che lo divide dall’America di Trump, ma anche con le lacerazioni del suo stesso partito. Lo scontro all’arma bianca tra l’ala moderata dei democratici e quella più radicale guidata dal senatore Bernie Sanders minaccia di far naufragare i piani per l’ammodernamento delle infrastrutture, la riforma del welfare e la difesa dell’ambiente ovvero i capisaldi del programma presidenziale. La debolezza di un Presidente americano incapace di guidare non solo l’America, ma persino il proprio partito evidenzia ancor di più l’anacronismo di un G20 progettato a suo tempo per garantirgli un’autorità globale.
A rendere ancor più irrilevante lo scenario romano s’aggiungono ’assenza di Vladimir Putin e del presidente cinese Xi Jinping. Quelle due sedie vuote segnalano l’indisponibilità russa e cinese ad accettare le visioni geopolitiche, economiche ed energetiche messe a punto dagli Stati Uniti e dai loro alleati europei. La Cina non intende discutere con il resto del mondo la pretesa sovranità su Taiwan, né - tanto meno - compromettere il proprio sviluppo economico in nome delle preoccupazioni “verdi” dell’Occidente. E, infatti, mentre da una parte promette di portare a zero le emissioni di anidride carbonica entro il 2060 dall’altra brucia carbone a tutto spiano per far fronte alla crisi energetica che paralizza le sue aziende.
Ma a dimostrare l’inadeguatezza del G20 contribuisce anche la presenza tra gli invitati del presidente turco Recep Tayyp Erdogan. Le sue politiche espansionistiche e i suoi interventi militari dalla Siria alla Libia, dal Nagorno-Karabakh alla Somalia dimostrano come anche una media potenza del calibro della Turchia sia in grado, nonostante la formale appartenenza all’Alleanza Atlantica, di disarticolare e ribaltare un ordine mondiale disegnato a Washington. Un mutamento intuito con largo anticipo da Vladimir Putin che nelle rispettive aree d’influenze o d’interesse, come Siria e Libia, ha sempre privilegiato gli accordi diretti con il presidente turco.
Vladimir Putin - Sputnik Italia, 1920, 29.10.2021
G20: Putin discuterà di economia digitale, pandemia e cambiamento climatico
Insomma godiamoci pure lo spettacolo di una Roma invasa dalle delegazioni internazionali e lasciamo a Mario Draghi il compito di fare gli onori di casa presentando un’Italia ritornata sulla scena internazionale. Ma non illudiamoci troppo. La bella parata del G20 regalerà, forse prestigio e visibilità all’Italia di Mario Draghi, ma lascerà indisturbato il resto mondo.
L'opinione dell'autore può non coincidere con la posizione della redazione.
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