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G20 e COP26 alle porte. Cosa attendersi

© Sputnik . Alexander Vilf / Vai alla galleria fotograficaRoma, Italia
Roma, Italia - Sputnik Italia, 1920, 29.10.2021
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È alle porte una fase diplomaticamente molto intensa. Tra il 30 ed il 31 ottobre, Roma ospiterà il vertice annuale del G20, che si svolge appunto sotto la presidenza italiana. A seguire, inizierà a Glasgow la Cop26, che è la conferenza mondiale sul clima.
Il presidente americano Joe Biden sarà presente ad entrambi gli appuntamenti ed è giunto in anticipo in Europa, per incontrare il 29 ottobre in Vaticano papa Francesco. È la prima volta dai tempi di John Kennedy che la Casa Bianca è nelle mani di un cattolico, comprensibile quindi che le attese fossero notevoli.
In effetti, questi summit sono forse più importanti per i colloqui bilaterali o comunque ristretti che si svolgono al margine dei lavori, che non per quanto vi viene effettivamente discusso.
La presidenza di turno italiana del G20 si è coordinata con quella britannica della Cop26 e il risultato è la presenza del clima in una posizione privilegiata tra i temi che saranno discussi a Roma. Su quanto accadrà, non si nutrono peraltro aspettative eccezionali.
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All’appuntamento di Roma mancheranno infatti sia Xi Jinping che Vladimir Putin. Per il leader cinese, l’assenza è probabilmente il frutto di una scelta politica, forse adottata per esprimere il disappunto della Repubblica Popolare per le crescenti pressioni esterne cui è sottoposta, che hanno assunto di recente anche una specifica dimensione militare.
Il Presidente russo ha invece preferito rimanere in patria per meglio dirigere gli sforzi delle autorità nella lotta al Covid-19, che sta imperversando nella Federazione ed ha imposto già misure di contenimento piuttosto stringenti.
Non presenzierà al vertice neppure il premier giapponese Fumio Kishida, trattenuto a Tokyo dalle elezioni generali del 31 ottobre.
Il G20 risentirà probabilmente anche della debolezza della rappresentanza tedesca, dal momento che Angela Merkel è ormai un’anatra zoppa, malgrado stia viaggiando con il suo probabile successore, Olaf Scholz, che parteciperà a tutti gli appuntamenti informali in cui sarà coinvolta la Cancelliera uscente.
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Giunge invece a Roma con ambizioni sicuramente significative il presidente francese Emmanuel Macron, che alcuni considerano la personalità emergente della politica europea nel prossimo futuro.
Cercherà un successo anche Mario Draghi, la cui statura internazionale dovrebbe crescere ulteriormente, anche se il G20 straordinario sull’Afghanistan svoltosi in virtuale non ha prodotto risultati esaltanti.
Il tema resterà certamente sul tappeto, ma è molto probabile che l’agenda verrà dominata dal clima, dalla gestione della pandemia e dalle misure da concordare per agevolare la ripresa, che non è uniforme nei paesi coinvolti nel format.
La composizione del G20 non permette peraltro di immaginare che in campo climatico possano essere raggiunti traguardi eccezionali. Sarà però un’occasione per mettere le carte in tavola. Un certo numero di Stati premerà affinché si assumano in futuro misure più stringenti per contrastare il Climate Change.
A muoversi in quella direzione saranno soprattutto l’America di Joe Biden, la Germania, l’Italia - Draghi ha parlato di un’emergenza climatica in atto paragonabile a quella sanitaria - e più in generale i membri Ue del raggruppamento.
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La Cina invoca invece un processo più lungo e lento di contenimento delle emissioni nocive, non essendo intenzionata nell’immediato a fare passi decisivi in avanti sulla via della decarbonizzazione.
Neanche la Russia ha un enorme interesse al superamento degli attuali meccanismi energetici di alimentazione delle società industriali, essendo esportatrice di petrolio e di gas.
È verosimile che una posizione affine a quella sino-russa l’assumano altresì l’India ed il Brasile di Bolsonaro, che persegue un aggressivo piano di deforestazione dell’Amazzonia per favorire l’espansione agricola del proprio paese.
Quello che andrà in scena a Roma sarà comunque poco più che un antipasto di ciò che dovrebbe verificarsi alla Cop26, dove i conflitti d’interesse dovrebbero emergere più chiaramente.
Sul Covid-19 verosimilmente si discuterà di come contrastare la pandemia nelle zone del pianeta in cui la vaccinazione si trova ad uno stato ancora embrionale: in Africa, ad esempio, risulta essere stato immunizzato soltanto il 5,4% della popolazione.
L’ambizione è però anche quella di iniziare ad abbozzare un sistema di sicurezza sanitaria globale che funzioni meglio di quello che si è fatto travolgere dal coronavirus.
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Quanto all’economia, è certo che alcuni membri del G20 insisteranno sull’opportunità di non far cessare troppo presto o bruscamente il vasto complesso di misure espansive messe in campo per scongiurare il collasso produttivo ed accelerare la ripresa.
Anche in questo caso, tuttavia, potrebbero affiorare delle divergenze, che peraltro non vanno viste tanto come una conseguenza della volontà di qualcuno di lucrare vantaggi a danno dei propri concorrenti, ma corrispondono piuttosto al pluralismo delle culture politico-economiche rappresentate al G20.
Sono invece fuori dal radar del G20 – e tali rimarranno – alcune tra le crisi tuttora aperte, la cui gestione è appannaggio di altri fori, come il Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite, o interamente rimessa alla diplomazia delle grandi potenze.
È un peccato, peraltro, che sia così. Perché esistono dossier, come quelli che concernono la Siria, la Libia e le tensioni nel Caucaso, di cui non sarebbe inutile parlare anche al G20 e sulle quali il dialogo sarebbe invece auspicabile.
Nel frattempo il mondo si muove. E mentre i Grandi si apprestano a riunirsi, dall’Iran è giunto un segnale d’apertura interessante, che per il momento è rivolto ai paesi europei del format di Vienna: Francia, Germania e Gran Bretagna. Pare che Teheran voglia riprendere a trattare sul nucleare. Vedremo presto se è un vero invito a riaprire i negoziati o soltanto una mossa propagandistica.
L'opinione dell'autore può non coincidere con la posizione della redazione.
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