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L'epidemia di Vrs arriva in Italia: ecco come colpisce i bambini e perché c'entra il lockdown

CC0 / Unsplash / neonato
neonato - Sputnik Italia, 1920, 28.10.2021
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Con le chiusure per il Covid si sono ridotti gli anticorpi nelle madri e il virus è diventato più aggressivo, soprattutto nei primi mesi di vita. In ospedale anche la figlia di Chiara Ferragni e Fedez.
Nei bambini con oltre un anno di età e negli adulti si manifesta con i sintomi di un banale raffreddore. Nei lattanti e nei neonati, invece, soprattutto se di età inferiore alle sei settimane, può provocare gravi forme di bronchiolite che necessitano il ricovero, anche in terapia intensiva.
Le epidemie di virus respiratorio sinciziale si verificano ogni inverno. Quella di quest’anno però è arrivata in anticipo e sembra essere più grave delle altre. Il motivo, secondo gli esperti, è collegato alle chiusure che si sono susseguite a partire dal marzo del 2020.
Sono le madri, infatti, a trasmettere gli anticorpi contro questo virus ai neonati attraverso la placenta. Il lockdown per arginare il Covid ha avuto l’effetto di bloccare anche la circolazione di questo virus e di conseguenza i piccoli nati tra la fine del 2020 e il 2021 non hanno alcun tipo di protezione contro il Vrs, che per questo sta colpendo in maniera più dura.

Gli effetti si vedono negli ospedali italiani, dove i reparti di pediatria e le terapie intensive pediatriche si stanno via via riempiendo di piccoli pazienti. Secondo i numeri diffusi dal Corriere della Sera sono 16 i bimbi ricoverati a Padova, di cui 4 in rianimazione. Sono quattro anche i piccoli in terapia intensiva all’Umberto I di Roma, mentre almeno 10 si trovano in reparto.

Una quindicina di bimbi sono ricoverati al Bambin Gesù, mentre al Buzzi di Milano i bambini con la bronchiolite sono 12. In sette casi, qui, la malattia è stata provocata dal Vrs. Tra i pazienti ricoverati per lo stesso virus nel capoluogo lombardo c’è anche la piccola Vittoria, figlia dell’influencer Chiara Ferragni e del rapper Fedez.
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A rischiare sono soprattutto i bimbi piccolissimi, i prematuri e quelli con problemi cardiaci e del neurosviluppo. Nelle prime settimane di vita, infatti, il virus, che esordisce come un normale raffreddamento, con tosse e talvolta qualche linea di febbre, può provocare la bronchiolite con conseguente insufficenza respiratoria.

In un’intervista a RaiNews24, Fabio Midulla, presidente della Società italiana per le malattie respiratorie infantili (Simri) e responsabile del Pronto Soccorso pediatrico del Policlinico Umberto I di Roma, ha spiegato che non esistono farmaci efficaci per curare il virus.

Il rimedio più efficace è il vaccino, che però ancora non è disponibile per la popolazione pediatrica, mentre è in fase III di sperimentazione quello per le mamme nel terzo trimestre di gravidanza e per gli over 60, visto che nelle fasce più a rischio ci sono anche gli anziani con comorbilità.
La terapia consiste nel supporto con l’ossigeno e con l’alimentazione somministrata in vena quando i lattanti non sono più in grado di alimentarsi. Si parte con l’ossigeno somministrato con le canule fino ad arrivare, nei casi più gravi, alla ventilazione meccanica.
Cruciale, secondo gli esperti, è il ruolo giocato dalla prevenzione. Come per il Covid, il distanziamento, l’utilizzo della mascherina e le misure di igiene, come il lavaggio delle mani, sono fondamentali.
Anche l’allattamento materno, sottolinea Midulla, rappresenta un “fattore protettivo”, visto che le mamme, attraverso il latte, possono trasmettere al bimbo gli anticorpi e “una serie di proteine che hanno un’azione antivirale”.
Tra le raccomandazioni c’è anche quella di evitare l’esposizione dei bimbi al fumo passivo, che rappresenta un ulteriore elemento di rischio.
Secondo Antonino Reale, responsabile del reparto di Pediatria emergenza del Bambino Gesù di Roma, intervistato dal Messaggero, l’attuale epidemia avrebbe preso il via dalla Francia. Ma l’allarme era già partito lo scorso mese di agosto da Stati Uniti e Nuova Zelanda, con i Centers for Disease Control and Prevention statunitensi che avevano segnalato un aumento significativo dei casi in Texas, Florida, Louisiana e Oklahoma.
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Anche secondo gli esperti neozelandesi, chiusure e mascherine avrebbero determinato una “sottoesposizione” agli agenti patogeni, che potrebbe aver reso più vulnerabili i bambini a questo tipo di virus.
Con questo si spiega la maggiore gravità delle forme che si stanno sviluppando in queste settimane tra i piccolissimi, complice anche la riapertura delle scuole, che ha contribuito a far sì che il Vrs cominciasse a circolare di nuovo. I casi, infine, secondo il Messaggero, stanno aumentando anche in Norvegia, Svezia e Danimarca.
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