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22 anni in carcere da innocente per strage carabinieri di Alcamo, Gulotta voleva fare il finanziere

Carabinieri
Carabinieri - Sputnik Italia, 1920, 28.10.2021
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Fine gennaio 1976, nella caserma dei carabinieri di Alcamo Marina (Trapani) due carabinieri di 35 anni e 18 anni vengono uccisi. Allora le telecamere non c’erano e neppure i cellulari per tracciare spostamenti e movimenti delle persone.
Per quel duplice efferato omicidio fu arrestato Giuseppe Gulotta. Era il 12 febbraio del 1976 e lui aveva compiuto 18 anni il 7 agosto del 1975.
Gulotta, quando viene arrestato, era appena tornato da Roma, dove aveva presentato la domanda per arruolarsi nella Guardia di Finanza. Altri tempi. Non servivano i maxi concorsi e per entrare nei corpi di polizia le procedure erano diverse.
Quella sera del 12 febbraio bussarono alla sua porta due carabinieri, gli dissero che doveva seguirli per alcune informazioni. Lui pensò si trattasse della sua domanda fatta alla Guardia di Finanza, probabilmente era stato dato l’incarico ai carabinieri di scandagliare la sua vita prima di arruolarsi.
La Guardia di Finanza gli aveva anche già ipotizzato un possibile primo collocamento, presso l’Isola d’Elba. Invece, quella sera del 12 febbraio 1976 la sua vita fu inghiottita assieme a quella dei carabinieri Salvatore Falcetta e Carmine Apuzzo.
22 anni trascorsi in cella da innocente, accusato e condannato per aver commesso il duplice delitto, ma ingiustamente. E non solo ha subito un errore giudiziario, ma è stato anche malmenato dai carabinieri: uno Stefano Cucchi “ante litteram”.
Gulotta oggi è libero di raccontare la sua storia al Corriere della Sera, ma quella notte di violenza la ricorda ancora.
“All’improvviso, verso la mezzanotte, si apre la porta ed entra un bel numero di carabinieri. Mi afferrano con forza, mi mettono su una sedia. Mi legano mani e piedi alla sedia e iniziano a bastonarmi e a tirarmi pugni e schiaffi. “Dai confessa, sappiamo tutto”, racconta al Corriere.
Lui gridava che non sapeva nulla dell’omicidio dei due carabinieri e questi lo pestavano sempre di più: “La parola 'nulla' era una miccia che li accendeva, appena la pronunciavo, partivano i pugni. Così tutta la notte. C’era un uomo in divisa, sembrava un ufficiale. Io non sapevo chi fosse, non conoscevo la natura dei gradi”.
Così, dopo le violenze fisiche e psicologiche subite dai carabinieri, dopo essere svenuto per sfinimento fisico e morale, Gulotta, a poco più di 18 anni e con un sogno infranto nel cuore, disse a quegli uomini con l’uniforme:
“Quando sono rinvenuto gli ho detto che avrei confessato quello che volevano, tutto quello che volevano, purché la facessero finita. È così che mi sono autoaccusato. Mi hanno dato pugni, schiaffi, tirate di capelli, calci nelle gambe... Mi hanno puntato la pistola sulla faccia”.
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