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Carenza di magnesio dalla Cina: in Europa a rischio migliaia di imprese

Terre rare - Sputnik Italia, 1920, 27.10.2021
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Il “Gruppo intersettoriale delle industrie europee produttrici e utilizzatrici di metalli” mette in guardia circa le conseguenze catastrofiche che potrebbe generare la carenza di fornitura di magnesio cinese e invita all’adozione di provvedimenti per prevenire il rischio che in Europa la produzione si fermi.
Dal momento che l’UE dipende quasi interamente (al 95%) dalla Cina per il soddisfacimento del suo fabbisogno di magnesio, i comparti economici europei impegnati nella produzione e nell’utilizzo di alluminio, ghisa e acciaio sono già stati colpiti da questa carenza. In futuro, la criticità minaccia di diffondersi lungo le catene di distribuzione su migliaia di imprese europee, mettendo a repentaglio milioni di posti di lavoro, anche in settori chiave come l’industria automobilistica e l’edilizia. Secondo gli autori della nota, i prezzi a cui il magnesio è scambiato in questo momento in Europa (che si aggirano intorno ai 10-14.000 dollari alla tonnellata) sono da estorsione, rispetto ai circa 2.000 dollari di inizio anno. Il Gruppo prevede che entro fino novembre le riserve di magnesio in Europa si esauriranno definitivamente, il che porterà, se non al collasso totale, a un gravissimo colpo per l’industria europea.
Ma cos’è successo e perché?
Anzitutto, si consideri che il magnesio è ampiamente utilizzato nell’industria metallurgica e automobilistica. Il magnesio è il materiale da costruzione più leggero ad essere utilizzato su scala industriale. Le leghe di magnesio pesano 4 volte meno rispetto all’acciaio. Inoltre, il magnesio è facilmente lavorabile. Pertanto, la sua area di applicazione principale è come materiale da costruzione leggero all’interno di leghe. Nello specifico, viene ampiamente utilizzato nell’industria automobilistica e aeronautica.

Negli ultimi anni, la Cina ha garantito l’80-85% di tutta la produzione mondiale di magnesio. La Russia, che vanta le più grandi risorse al mondo di questo metallo, segue a stretto giro la Cina, ma ne produce circa 13-15 volte in meno. La produzione è concentrata presso gli stabilimenti nell’area di Berezniki (VSMPO-AVISMA) e di Solikamsk (Stabilimento produttivo del magnesio di Solikamsk). Si noti che dopo le controversie pluriennali sul trasferimento dei diritti di proprietà sulle azioni dello Stabilimento produttivo di Solikamsk, il PM ha di recente imposto la confisca a beneficio dello Stato, adducendo come motivazione l’illiceità della privatizzazione avvenuta tra il 1992 e il 1996.

Ma, tornando alla carenza di magnesio in Europa, si consideri che, con un consumo di circa il 17% del magnesio prodotto a livello globale, l’Europa ne produce in realtà pochissimo. Per questo, dipende quasi interamente dalle forniture cinesi. Ma, a settembre, il governo cinese ha deciso di chiudere 35 degli 50 stabilimenti produttivi e di dimezzare i volumi di produzione di quelli rimasti aperti. Questo ha generato una carenza importante.
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E a questo punto ci si potrebbe chiedere: perché la Cina ha deciso di ridurre all’improvviso la produzione di magnesio?
La risposta è semplice: per via della crisi energetica, causata dalle politiche occidentali di transizione energetica. Proprio per la decarbonizzazione a cui l’Occidente vincola se stesso e il resto del mondo.
Per il soddisfacimento di questi requisiti ambientali, la Cina non solo ha promesso di azzerare le emissioni entro il 2060, ma ha cominciato anche a muoversi attivamente in questo senso. A luglio, la Cina ha introdotto un nuovo sistema di scambio di quote di emissione di CO2. Ancor prima di questo, la Cina aveva cominciato a chiudere le miniere di carbone: in pochi anni ne ha chiuse molte centinaia.
E, a settembre, il Paese si è scontrato con una gravissima crisi energetica, che ha dovuto affrontare non soltanto con la riapertura di alcune miniere, ma anche con l’imposizione di ridurre i consumi di energia elettrica.
Intanto, le criticità relative alla carenza di magnesio hanno raggiunto anche l’America settentrionale. Ad esempio, la settimana scorsa, la società canadese Matalco Inc., che produce semilavorati a partire da leghe di alluminio e magnesio, ha comunicato ai propri clienti che l’accessibilità del magnesio “si è ridotta” e che, se tale carenza perdurerà, la società dovrà ridurre i volumi di produzione e le forniture già il prossimo anno.
L’UE al momento sta conducendo delle trattative con la Cina, per cercare di convincerla ad aumentare la produzione di magnesio. Ma, chiaramente, non le sta offrendo aiuto, garantendo forniture ulteriori di idrocarburi: secondo gli europei, i cinesi dovrebbero cercarsi da soli ulteriori volumi di energia per soddisfare il fabbisogno degli europei.
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Ma il problema riguarda soltanto il magnesio?
L’anno scorso, a livello globale, si è registrata una carenza di microcircuiti, per via della quale l’industria automobilistica (e non solo) ha già sopportato e continua a sopportare importanti perdite. Di recente, si è registrata un’altra carenza, manifestatasi soprattutto in Gran Bretagna, quella dei conducenti e dei camionisti. In questo caso, dopo il necessario aumento degli stipendi dei camionisti, la Gran Bretagna ha dovuto affrontare una grave carenza di conducenti di autobus.
Un’altra crisi che conoscete tutti è quella legata alla carenza di carbone e gas in Europa (e anche nel Sud-Est asiatico). Per la primavera si prevede in Europa una carenza di fertilizzanti. Inoltre, il mondo intero è sull’orlo di una carenza di rame, in quanto le riserve si sono ridotte a livelli minimi e in un anno il prezzo è aumentato di 1,5 volte.

Questo elenco di crisi potrebbe continuare. Tutti questi problemi sono legati non soltanto alla pandemia di COVID-19. Sono, infatti, causati in misura più o meno importante dall’operato dell’Occidente. In primis, dai provvedimenti adottati per contrastare la crisi, ossia l’emissione di grandi quantità di denaro liquido (dollaro, anzitutto). In secundis, dalla transizione ecologica iniziata dall’Occidente, che non è tanto sintomo di una maggiore tutela dell’ambiente, ma della volontà di mantenere la superiorità economica a discapito degli altri Paesi.

Sullo sfondo di queste politiche, l’inflazione, le carenze isolate nel tempo di diverse merci e le manifestazioni permanenti della crisi energetica rischiano di diventare, a livello globale, fenomeni sempre più abituali. Come stanno diventando sempre più abituali oggi le fotografie degli scaffali semi-vuoti dei supermercati statunitensi, che ricordano quelli dei negozi sovietici tra gli anni ’80 e ’90.
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