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Stop ai padrini e madrine nei battesimi, cosa c'entra la mafia? Parola a Stefano Caprio

© Fornita da Stefano Caprio Stefano Caprio
Stefano Caprio - Sputnik Italia, 1920, 26.10.2021
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Padrini e madrine sospesi dalle loro funzioni perché sono incapaci di essere testimoni di un cammino di fede.
La notizia dell'introduzione del decreto della diocesi di Catania che per tre anni sospende "ad experimentum" la figura del padrinato è stata riportata sulle pagine del New York Times. Il quotidiano statunitense racconta la decisione adottata dalla Chiesa cattolica "nella terra dei padrini" sottolineando che la tradizione che vedeva la figura del padrino come essenziale per la crescita spirituale del bambino è diventata semplicemente un modo per rafforzare i legami tra i clan mafiosi.
Perché la Chiesa di Catania ha messo al bando padrini e madrine ai battesimi e alle cresimi? Per parlarne Sputnik Italia ha raggiunto Don Stefano Caprio, Docente di Storia e Cultura russa al Pontificio Istituto Orientale di Roma.
© Fornita da Stefano CaprioDon Stefano Caprio, Docente di Storia e Cultura russa al Pontificio Istituto Orientale di Roma
Don Stefano Caprio, Docente di Storia e Cultura russa al Pontificio Istituto Orientale di Roma - Sputnik Italia, 1920, 26.10.2021
Don Stefano Caprio, Docente di Storia e Cultura russa al Pontificio Istituto Orientale di Roma
— Don Caprio, come valuta la decisione dell'arcivescovo di Catania Salvatore Gristina di abolire la figura del padrino e della madrina, nei battesimi e nelle cresime?
— Credo che sia una misura comprensibile, viste le difficoltà attuali a trovare adulti con una fede attiva e consapevole, ma ritengo che sia comunque eccessiva, di grande contrapposizione alle tradizioni familiari.
— Secondo il Vicario Generale dell'Arcidiocesi di Catania Salvatore Genchi, il 99 percento dei padrini nella sua diocesi non ha nulla a che fare con l'immagine di un mentore spirituale. A Suo avviso, quali sono le cause principali di questa svalutazione?
— Bisogna ricordare che nelle tradizioni meridionali, e in particolare della Sicilia, la figura del padrino ha sempre significato più l’idea della “protezione sociale” che quella della tutela spirituale. Non a caso l'accezione “mafiosa” del termine non ha un’origine criminale, ma appunto onorifica e sociale: le famiglie sceglievano a quale gruppo del paese associarsi, per ragioni culturali, economiche e di convenienza, dando per scontata la comune professione della fede cattolica. Oggi la fede è sempre più debole e teorica, e rimangono solo i legami di gruppo, per non parlare delle influenze mafiose vere e proprie.
— Secondo il New-York Times, il provvedimento della chiesa etnea è legato anche alle possibili ingerenze delle famiglie di boss e affiliati a Cosa nostra. Per la diffusione di questa ipotesi la Chiesa vuole ora querelare il quotidiano americano. E Lei cosa ne pensa?
— Anch’io non penso che oggi la mafia abbia più il controllo effettivo dei legami familiari e sociali, le associazioni a delinquere si basano solo sul profitto e sulle dimensioni economiche. La Chiesa siciliana, e tutta la Chiesa italiana, è schierata da molto tempo e in modo inequivocabile contro la mafia, con tanti pronunciamenti dei papi e dei vescovi, e perfino diversi sacerdoti martiri, assassinati perché si opponevano all’invadenza della criminalità. La verità è che il mondo cambia, e anche le pratiche religiose devono abbandonare tanti retaggi del passato.
— Nel 2014 il Giuseppe Fiorini Morosini, quando era vescovo di Reggio Calabria, chiese al Vaticano, per contrastare i legami della ‘ndrangheta, di poter sospendere la presenza di padrini ai sacramenti. Quindi, è una storia che dura già da tempo…Ci sono stati altri tentativi nel passato? E perché Morosini non è riuscito a raggiungere il suo obiettivo e i suoi colleghi catanesi -si?
— Il fatto è che la presenza dei padrini, secondo il diritto canonico, è indispensabile per il Battesimo, ma non per la Cresima. Mons. Morosini voleva toglierli per tutti e due i sacramenti, e giustamente gli è stato risposto che non era opportuno, mentre a Catania il provvedimento riguarda solo la Cresima. La Chiesa del resto cerca di limitare l'invadenza del “padrinato sociale” fin dai tempi antichi; era uno dei provvedimenti più severi del Concilio di Trento, a metà del Cinquecento, quando i padrini erano anche i padroni del paese, e la mafia era ancora molto lontana dall’apparire...
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— Su cosa si basa la svolta rigorosa dei vescovi catanesi?
— Il can. 892 afferma che “il confermando sia assistito per quanto possibile dal padrino”, quindi non c’è un vero e proprio obbligo. Si raccomandano le caratteristiche necessarie per assumere il compito di padrino, tra cui anche quella di “condurre una vita conforme alla fede”, una condizione oggi sempre più rara, anche nelle regioni in cui la tradizione cattolica è ancora molto significativa, come la Sicilia. Spesso però la tradizione viene vissuta con superficialità, dando alle celebrazioni più un senso di folclore, che non quello della partecipazione reale alla vita della Chiesa.
— Cosa, a Suo avviso, devono fare ora i genitori catanesi che vogliono battezzare i propri bambini con il rito tradizionale, cioè con il coinvolgimento dei padrini e delle madrine?
— In realtà non è molto difficile, basta essere coinvolti davvero nella vita della comunità parrocchiale e diocesana. Anche se al momento della cerimonia, per evitare disparità di trattamenti, i padrini verranno lasciati fuori, nulla impedisce che i genitori incarichino a questa funzione delle persone degne, ottenendo a parte anche la benedizione dei sacerdoti su questa scelta. Io ritengo comunque che sarebbe meglio lasciare i padrini dentro le funzioni sacramentali magari cercando un rapporto più diretto e intenso con le famiglie. Se anche i padrini non sono cattolici molto praticanti, è importante che siano persone presenti e positive, disposte a fare esse stesse un cammino insieme ai ragazzi e alla Chiesa.
— È possibile che questa tendenza approvata in Catania verrà un giorno estesa su altre diocesi italiane?
— Tutte le parrocchie e le diocesi italiane si pongono il problema di come preparare al meglio i sacramenti dell'Iniziazione Cristiana (Battesimo, Confessione, Comunione e Confermazione), nel rapporto con i ragazzi e gli adulti, e tutto il contesto familiare e sociale. Una decisione che si limita ai padrini della Cresima non cambia di molto la situazione: è tutto l'itinerario di catechesi e attività ecclesiale che deve tenere conto di queste problematiche, e tutta la Chiesa è impegnata a rinnovarsi in questo senso.
L'opinione dell'autore può non rispecchiare la posizione della redazione.
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